PUNTO E.... A CAPO - recensione
“Durante il viaggio il treno corre sul mondo e ti protegge. Poi scendi e torni alla realtà” questo il leitmotiv di “Punto e… a capo”, in scena al Teatro Duse di Roma dal 26 gennaio al 5 febbraio 2012.
Lo spettacolo, di Marco Falaguasta e per la regia di Davide Santarpia, scruta le vite di cinque passeggeri di un treno diretto a Milano. I pensieri di ciascuno sembrano fermarsi ed adagiarsi morbidamente nello scompartimento, cercando un varco o volendo allontanare il più possibile l’analisi delle rispettive realtà.I toni sono comici ed ironici nell’illustrare situazioni paradossali come quella del reporter di cronaca nera emofobo (Davide Santarpia) o quella del finto testimone corrotto (Ezio Passacantilli). La direzione del convoglio è unica e ben delineata ma le menti dei cinque sono altrove e vorrebbero non scendere mai più da quella pausa mentale o correre via, verso qualunque altra rotta: c’è il neo-padre (Diego Nesta) apparentemente felice per il figlio che in realtà è il frutto di un incontro occasionale, la donna completamente assorbita dalla filosofia Zen che cela una storia di forte disordine mentale (Francesca Venturi), la dentista (Rita Gianini) che dice di voler lasciare il suo compagno ma che in verità cerca di rivederlo. Lo stesso Capotreno (Matteo Lombardi), a tre mesi dalla pensione, rimpiange di non aver seguito la propria passione per la musica. Come in un puzzle colorato le storie del variegato gruppo si incrociano e cercano un nuovo punto di incastro tra battute che innescano reazioni comiche che sanno sapientemente usare persino i silenzi. Stress e apparente pacatezza si scontrano nei dialoghi tra Punto, lo snervato reporter, ed Eusebio, l’oscuro e goffo testimone di un omicidio. Anna, mossa dalla filosofia Zen, improvvisa nuovi nomi per tutti evidenziando involontariamente il desiderio di rinnegare la propria identità e quello di mettere un punto alle direzioni non volute veramente. (ILARIA DELLA CROCE)
CONTEMPORARY TANGO AL TEATRO MANCINELLI DI ORVIETO
Grande ed unico appuntamento quello al Teatro Mancinelli di Orvieto il 4 febbraio. In scena “Contemporary Tango”, spettacolo di danza eseguito dalla celebre compagnia romana “Balletto di Roma”. “L’opera vuole raccontare, attraverso il linguaggio contemporaneo, un ballo, il tango sociale, che sempre più sembra diffondersi nel nostro pianeta”, spiega la coreografa e regista Milena Zullo. La compagnia, nata nel 1960 grazie al sodalizio artistico di due icone della danza italiana, Franca Bartolomei (prima ballerina e coreografa dei principali enti lirici italiani e di realtà straniere), e l'étoile Walter Zappolini, ha aperto la sua nuova stagione danzante lo scorso 4 gennaio. Ha debuttato all’Auditorium della Conciliazione di Roma con uno spettacolo di fama mondiale, “Lo Schiaccianoci”, pregiandosi della collaborazione del talentuoso primo ballerino e coreografo Andrè De La Roche.
Quella al Mancinelli è la seconda tappa segnata nella regione umbra (la prima si tiene nella città di Terni con lo spettacolo “The Arena Love”) e quarta nel calendario della tournée della compagnia che la vedrà impegnata per tutto l’anno in diverse regioni e città italiane con spettacoli ispirati da opere di culto come “Otello”, “Cenerentola”, “La morte e la fanciulla”, il “Don Chisciotte” (sempre diretto da Milena Zullo) e molti altri.
Nella versione alternativa (ri)proposta dall’autrice (la prima nazionale dello spettacolo fu eseguita nel gennaio 2010 al Teatro Lauro Rossi di Macerata), il tango “non è più un ballo con i suoi passi tipici ma diviene sociale, modo di sentire che percorre con la musica tutti i continenti della terra”. E’ proprio per questo motivo che i ballerini del “Balletto” (circa venti e di diverse nazionalità) non si limiteranno a formare coppie danzanti, così com’è nella consueta tradizione del tango, ma si delineano in singole figure che divengono coppie, terzetti e gruppi, dove non è importante essere un uomo e una donna per danzare insieme. “E’ il segnale ulteriore del fenomeno della globalizzazione che nel ballo unisce, condivide, introducendoci alla percezione di quanto un uomo, seme della sua terra, sente e vibra in sintonia con altri semi di terre diverse e lontane”, prosegue la Zullo. “Contemporary Tango”, un’imperdibile occasione per gli amanti del genere e di tutti coloro che volessero curiosare nel mondo magico del ballo. Un evento particolare e suggestivo per apprezzare una delle più innovative compagnie italiane di danza contemporanea. (LIBERA COSMAI)
SUL CONCETTO DI SOLA NEL TEATRO ITALIANO
DUE MARITI E UN MATRIMONIO al Teatro De' Servi di Roma
TEATRO DE’ SERVI
La Bilancia Produzioni
presenta
Dal 24 gennaio al 12 febbraio 2012
Due mariti e un matrimonio
con Ussi Alzati (Luisa) - Pia Engleberth (Gianna) - Alice Mangione (Mimì)
Alessandra Ierse (Gisella) - Federico Bonaconza (Rodolfo)
Scritto e diretto da Roberto Marafante
Voce: Awali Karamouwa
Scena: Andrea Dell’Orto – Costumi: Simona De Castro e Annalisa Barcella
Musiche: Paolo Censi - Aiuto Regia: Giuliana Kossuth
È il giorno del matrimonio di Mimì, ma la ragazza, attesa da Rodolfo all'altare, non si presenta e sparisce. Tutti la cercano: le amiche del cuore, la sorella, il marito abbandonato. I personaggi, ritrovatisi durante le ricerche a casa di Luisa, amica di Mimì e single impenitente, s'interrogano su quanto accaduto.
Perché un’amica ti invita al suo matrimonio, ma proprio lei, la sposa, è l’unica a non presentarsi? Dove si nasconde e perché non vuole farsi trovare? La cercano le amiche, la sorella, il futuro marito… e anche qualcun altro che viene da lontano. Ma quella che si preannuncia come una giornata infernale, si trasformerà ben presto in una comicissima commedia dove, in un succedersi implacabile di trovate e colpi di scena, il vero protagonista sarà “l’amore al tempo della crisi”.
Una commedia brillante che indaga i rapporti sentimentali e la crisi di valori che li ha investiti negli ultimi tempi, un dialogo fra quattro donne e un uomo che metterà in evidenza i conflitti e le diversità che rendono le relazioni così terribilmente complicate.
Teatro de' Servi - Via del Mortaro, 22 (Via del Tritone) - Info: 06.6795130 www.teatroservi.it
Spettacoli dal martedì al venerdì ore 21 - Sabato ore 17.30 - 21.00 - Domenica 17.30 - Lunedì riposo
Ufficio Stampa
Carla Fabi e Barbara Ghinfanti Comunicazioni
Via dei Fienaroli, 30 - 00153
Tel 06 83608336 - 83608335INEDITI OSPITI - rassegna di teatro condiviso a Roma
INEDITI OSPITI
L’altro lo stesso
Rassegna di
teatro condiviso
TEATRO SALA UNO - P.zza di Porta S. Giovanni, 10 Roma
Dal 24 gennaio al 20 maggio 2012
E' interessante notare come questa nuova formula di gestione teatrale, che gli ideatori hanno voluto intitolare INEDITI OSPITI, abbia trovato nell'estremo Nord Est italiano la spinta per mettersi in moto, e poi nel palcoscenico più articolato del sistema teatrale nazionale - la città di Roma - la sua realizzazione.
Il Nord Est sta cambiando. Lo si vede nell'economia di Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Lo si percepisce nella loro cultura. Il modello di sviluppo che ha segnato negli anni Ottanta e Novanta il successo di questa area del nostro Paese, è oramai un'eredità. La globalizzazione dei mercati e la recente, dolorosa, crisi dell'economia lo hanno archiviato.
Anche la produzione di cultura - necessariamente legata al benessere e alla crescita economica - ha subito una forte decelerazione. Il modello Nord Est, che a lungo è parso vincente in economia e nella cultura, sembra giunto al capolinea. ModellIi: bisogna idearne di nuovi, e una crisi non è necessariamente una tragedia. E' uno sconvolgimento che comporta sostanziali cambiamenti (probabilmente faticosi, a volte dolorosi) ma anche opportunità. Ed è indispensabile far tesoro delle opportunità che le crisi offrono.
Questo tesoro - nel caso di INEDITI OSPITI - si va costruendo grazie a un'idea di condivisione, l'idea che sta al centro dell'iniziativa. Si condividono i pericoli e gli incerti della crisi, ma si trova assieme anche la forza, supportata dall'inventiva e dal coraggio, per un'impresa culturale nuova. Il modello teatrale consolidato nella seconda metà del Novecento italiano, che trovava nello Stato, negli enti locali, e in minor misura nel privato, il supporto finanziario per alimentare la produzione di cultura è inceppato. Il concetto stesso di cultura è cambiato. Altre, diverse risorse devono essere reperite. E poiché non basta misurare l'impatto e la ricaduta economica delle iniziative culturali (come qualcuno vorrebbe) si stanno affermando motivazioni più difficilmente misurabili ma ugualmente efficaci: la solidarietà artistica, la stima e l'apprezzamento tra professionisti, la capacità di competere in modo non concorrenziale, facendosi rete, sistema di specialità diverse. Di questa condivisione si nutre INEDITI OSPITI, che non a caso ha trovato nella rete di rapporti artistici attiva in Friuli, la radice e il volano per attivare, a centinaia di chilometri di distanza, nella capitale, una pratica d'impresa teatrale nuova. Per cominciare: una rassegna di teatro condiviso, nella quale il prodotto (lo spettacolo) si affianca alla produzione di relazioni (continuità del rapporto con un pubblico nuovo, ascolto delle esigenze dello spettatore, investimento nella comunicazione) e dove soprattutto conta il tessuto personale che fa sì che la macchina ideativa e organizzativa funzioni. Non è una formula magica, è un esperimento. Potrà funzionare, oppure no. Però solo lo sperimentare, solo i tentativi virtuosi e gli sforzi di ingegno permettono di opporsi, anzi di mettere a frutto la crisi. (ROBERTO CANZIANI, Università di Udine)
L’Associazione Culturale Spettatori&Attori inaugura a Roma un’innovativa esperienza di autogestione teatrale. Un gruppo di attori e spettatori realizza Inediti Ospiti, una rassegna teatrale che pratica nuove forme di collaborazione a partire dal grado zero dell'evento teatrale: ciò che avviene, appunto, tra attore e spettatore. Una possibile strada da intraprendere, basata sulla continuità del lavoro creativo e sulla costruzione di un rapporto duraturo con il pubblico.
Il sottotitolo che contraddistingue la rassegna come teatro condiviso fa riferimento alle modalità organizzative e allo spirito che la anima.
Per la realizzazione della rassegna, di fatto una vera e propria mini-stagione, artisti, produzioni e organizzatori si sono messi in gioco, cercando un altro modo per ovviare alla mancanza di investimenti nella cultura da parte delle istituzioni. Tutte le compagnie e le produzioni per una o due settimane, con il teatro e il service in dotazione, e un grande investimento nella comunicazione, si mettono a disposizione del pubblico, impegnandosi a condividere uscite ed incassi.
La rassegna di quest’anno che si intitola L’altro lo stesso e propone cinque spettacoli e sei eventi al Teatro Sala Uno di Roma, si inaugura il 24 gennaio con Orson Welles' roast di Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston (fino al 27 gennaio) dove il labile discrimine tra finzione e realtà, viene riassunto in una figura mitica del cinema del ‘900; ne Il diario di Maria Pia di Fausto Paravidino (21 febbraio – 4 marzo), l’autore è testimone della vita della madre di fronte al suo limite estremo, una donna medico che non vorrebbe morire ma che non potendo fare altrimenti cerca di farlo meglio che può; in Los reyes di Julio Cortàzar (9-14 aprile) con una regia colletiva degli stessi interpreti si rivive il percorso labirintico tra mito e interiorità; Zets di Deniz Ozdogan e Andrea Collavino (8-13 maggio), focalizza sul mondo di margine di un nomadismo circense; in Parole di Paolo Civati (15-20 maggio), la lingua oscillante tra il “troppo e il niente” evapora progressivamente.
Ad intrecciare gli spettacoli in rassegna sono stati collocati, eventi unici in cui dilatare l'incontro teatrale ad altre forme: la danza, il reading, la produzione cantautorale, il canto lirico, il canto popolare con Annalisa Baldi, Elisabetta Ceron, Nicole De Leo, Filippo Gatti, Arianna Gaudio, Duccio Lombardi, Raffaella Misiti, Antonio Petris, Piero Sidoti, Ludovica Valori.
Gli spettacoli presentati in rassegna non rispondono quindi ad una selezione legata ad una specifica ricerca di linguaggio, o ad un'esteriore affinità di tematiche, ma condividono uno stesso obiettivo: rinsaldare un legame profondo, fatto di libertà espressiva ma anche di uno sguardo consapevole, tra i due protagonisti del teatro.
Nell’incontro tra spettatori e attori la rassegna sperimenta anche l’orario delle 19.00 per le repliche del mercoledì e giovedì, contravvenendo a consuetudini teatrali ma considerando anche le esigenze di una parte di spettatori.
La rassegna vede protagonisti: Giuseppe Battiston, Paolo Civati, Andrea Collavino, Valentina Fois, Iris Fusetti, Arianna Gaudio, Sabine Jamet, Maurizio Lucà, , Paola Michelini, Assunta Nugnes, Deniz Ozdogan, Fabio Pappacena, Fausto Paravidino, Monica Samassa, Giacomo Vezzani.
Nell’accostare le variegate identità del percorso di INEDITI OSPITI emerge un decisivo filo rosso che le unisce, riflesso dai titoli in rassegna. Molti dei partecipanti condividono l’origine, il Friuli, luogo storicamente di incroci e di spaesamenti, di appartenenze molteplici e di identità fluide. Importante quanto la necessità di condividere e presentare i propri lavori è stata l’esigenza di trovare sponda nella società civile e di coinvolgere nel processo creativo enti, scuole, comunità e associazioni.
ANTEA ha deciso di condividere il progetto dell’Associazione culturale Spettatori&Attori che vede un teatro condiviso come mezzo di interazione sociale. Lo spettatore, sarà colui che riporterà nella vita quotidiana la singolare emozione fatta sua durante la rappresentazione. La solidarietà espressa da Spettatori&Attori, si concretizzerà in una donazione di parte dell’incasso della rassegna, a sostegno dell’assistenza e della ricerca di ANTEA. www.antea.net
Inediti Ospiti ha incontrato la collaborazione del Fogolar Furlan dei friulani residenti a Roma, un’associazione che da oltre 50 anni si occupa di promuovere la cultura friulana e di farla vivere nel contatto e nello scambio con le altre; la rassegna ha collaborato anche con alcune scuole romane, proprio per alzare lo sguardo oltre il presente e inventare il pubblico di domani, coinvolgendo giovani studenti che hanno collaborato alla parte grafica progettando il logo della rassegna e indagando sui processi creativi di alcuni spettacoli, sulla loro fruizione e sulla riflessione critica legata ad essi.
| INEDITI OSPITI L’altro lo stesso |
TEATRO SALA UNO – ROMA
P.za di Porta S. Giovanni, 10
24 / 27 GENNAIO
ORSON WELLES' ROAST
scritto da Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston
regia Michele De Vita Conti
con Giuseppe Battiston, musiche originali Riccardo Sala
Un feroce panegirico per raccontare momenti geniali e squarci di intimità di un uomo che ha contribuito a creare la macchina dei sogni del cinema.
28 / 29 GENNAIO – Eventi
GENTE IN ATTESA - il precario e il professore
Piero Sidoti con la partecipazione di Giuseppe Battiston
Piccole storie quotidiane sui disagi e le contraddizioni della nostra epoca cantate tra musica e parole attraverso figure di margine che narrano la loro precarietà di vita.
20 FEBBRAIO – Eventi
LE ROMANE
canzoni dalla tradizione romana con Raffaella Misiti, Arianna Gaudio, Dèsirèe Infascelli, Annalisa Baldi
Una formazione acustica tutta di donne che mescola serenate e canti popolari ai versi di Pasolini e Strehler, alle musiche di Rota, Trovajoli, Balzani.
21 FEBBRAIO - 4 MARZO
IL DIARIO DI MARIAPIA
testo e regia di Fausto Paravidino
con Fausto Paravidino, Iris Fusetti, Monica Samassa
produzione Teatro Regionale Alessandrino
Una donna che non vorrebbe morire, ma che non potendo fare altrimenti, cerca di farlo meglio che può. Si ride e si piange: la vita continua anche quando sta per finire.
27 FEBBRAIO – Eventi
Filippo Gatti
Fondatore nel 1994 del gruppo rock Elettrojoyce, Filippo Gatti, autore di un'ideale quadrilogia ispirata alla filosofia buddista, privilegia attualmente un punto di vista minimalista.
9 / 14 APRILE
LOS REYES o della libertà creatrice
liberamente tratto dal poema drammatico di Julio Cortázar
di e con Arianna Gaudio, Maurizio Lucà, Monica Samassa, Sabine Jamet
Una rilettura del mito del minotauro che diventa un poeta capace di accedere al volto nascosto del mito: potrebbe uccidere Teseo, ma sceglie di farsi uccidere dall'eroe.
15 APRILE – Eventi
Civica Accademia d'Arte Drammatica “Nico Pepe” e Associazione Danza e Balletto
messinscena di Claudio De Maglio
In seno all'Associazione Danza e Balletto di Udine, diretta da Elisabetta Ceron, si forma nel 2001 l'atelier enidUDanza, esempio singolare di formazione nella regione Friuli Venezia Giulia. Un gruppo di giovanissimi allievi presenta uno spettacolo di teatro e danza al termine di un percorso di formazione.
7 MAGGIO – Eventi
PICCOLA BUTTERFLY “ è vissuta un solo giorno come una farfalla..."
scritto e diretto da Antonio Petris
con Claudio Bellanti, Yasko Fujii, Roberto Miani, Gabriele Ribis, Matteo Ziraldo
produzione PICCOLO FESTIVAL DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
Una rivisitazione originale dell'opera di Puccini attraverso una commistione di generi: oltre alla lirica, il teatro di prosa e il cinema di Cronenberg.
8 / 13 MAGGIO
ZETS vita morte e miracoli
di e con Deniz Ozdogan e Andrea Collavino
regia di Andrea Collavino
Un cabaret delle emozioni che racconta come due scalcinati artisti di strada riescono, tenacemente, a trovare momenti di felicità e ironia nonostante il loro magro destino.
14 MAGGIO – Eventi
UNA DELLE TANTE
con Nicole De Leo e Duccio Lombardi
Reading teatrale di uno spaccato storico e politico, tratto dal libro “Cara Senatrice Merlin”, che ripropone stralci delle lettere inviate alla senatrice dalle donne che lavoravano nelle case di tolleranza.
15 / 20 MAGGIO
PAROLE
con Valentina Fois, Paola Michelini, Assunta Nugnes, Fabio Pappacena, Giacomo Vezzani
regia di Paolo Civati, Collettivo Attori Riuniti
Le vite di quattro personaggi, risucchiati dall'immaginario iconografico-politico anglofono, cadenzate dagli interventi di uno psicologo evoluzionista, il dott. B, e dalle sue domande al pubblico.
Info: 340 9561129 - 06 86705722
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Binariodue - Roma TTTTTTTT
Carla Romana Antolini e Monica Cannone
antolini.cannone@gmail.com
393 9929813 - 339 2123590
ADESSO BASTA! al Colosseo Nuovo Teatro di Roma - recensione
Ha debuttato lo scorso 12 gennaio al Colosseo Nuovo Teatro di Roma “Adesso basta!”, spettacolo in costume scritto e diretto da Luca Monti. La rappresentazione è presentata dal centro teatrale Beat 72 (uno dei primi istituiti nella capitale) e dall’associazione culturale Marte 2010 (di cui dal 1995 è presidente e Direttore Artistico lo stesso autore). La prima nazionale, seppure non ha raggiunto “il tutto esaurito”, ha ricevuto un discreto successo di pubblico. In scena, volti noti della televisione italiana come Francesco Arca e Camilla Ferranti (entrambi scesi dal “trono” della De Filippi e in seguito protagonisti di diverse fiction) si sono confrontati con attori professionisti di cinema, teatro e serie tv (Dalila Cozzolino, l’attrice e sceneggiatrice Valentina Gaia, Rodolfo Castagna, lo stuntman e attore romano Alessandro Borghi e Christian Marazziti, quest’ultimo già vecchio collaboratore del regista). Sette i protagonisti principali (molti dei quali vestono, con insoliti cambi di costume in scena, anche ruoli secondari), capaci di legare i propri ricordi e le proprie speranze future in un grande gioco di intrecci. Tessere la trama attraversando (a balzi) gli anni duri della guerra, quelli della rinascita sociale del dopoguerra, gli anni ’60 in cui si instaura il sodalizio tra mafia, politica e appalti per le costruzioni edilizie, i combattivi anni ’70, per poi giungere al nuovo millennio, dove forte è il bisogno di comunicazione. A ricordare questi “poli di riferimento”, sei pannelli, su cui sono incise date importanti, 1943, 1955, 1960, 1977, 2000, 2010. E’ in questo palcoscenico “storico” che si muovono gli attori, i quali adottano spesso il parlato popolare. Conferendo così, ai diversi dialetti d’Italia, il compito di rendere “più vere” le suggestioni e le emozioni vissute dalla gente di ieri, e di oggi. “E’ la storia di generazioni che si rincorrono, poi si sfiorano e finalmente si intrecciano” ”, spiega Luca Monti. “E’ la storia di aziende agricole che si sviluppano, cantieri che si moltiplicano così come l’aberrante speculazione edilizia, di agenzie di stampa on-line alternative al nuovo regime mediatico”, prosegue il regista. “Adesso basta!” racconta i tentavi e il coraggio di cambiare un sistema ingiusto e purtroppo radicato, dove vige la “legge del più forte”. Del resto il titolo scelto per l’opera non può che essere interpretato come un invito a porre fine ad un circolo vizioso che dura da troppo tempo. Lo spettacolo resterà in scena fino al 29 gennaio. (LIBERA COSMAI)
FINESTRE CANTI PER RESISTERE - recensione
Una scenografia semplice ed essenziale è quella che è stata scelta da Franca D’Angelo e Tania Cipolla per lo spettacolo “Finestre canti per resistere”. Sul palco della Sala Grande del Teatro dell’Orologio a Roma degli strumenti musicali adagiati a terra, spartiti e finestre che cambiano a ogni personaggio che le due bravissime attrici e autrici, Chiara Casarico e Tiziana Scrocca, mettono in scena. Dalla vecchietta che osserva gli extracomunitari, che puzzano a suo dire, non senza però tralasciare commenti sprezzanti, ma allo stesso tempo con una punta di invidia; passando poi per la ragazza che si sente sola e inerme di fronte a una società che non vuole cambiare; arrivando poi a chi per passione artistica vuole lavorare per il teatro, ma si ritrova a dover fare i conti con il poco denaro e la precarietà. Temi più che attuali come la crisi e il precariato fanno da sottofondo a canti urlati a squarciagola per resistere a una società che lascia sempre più soli e abbandonati al destino quelli che vengono chiamati “bamboccioni”, ma che in realtà sono solo vittima di uno Stato che non li agevola in niente. Uno spettacolo che, tra divertenti monologhi e stornelli, tocca anche il pensiero di grandi scrittori. Da Pasolini a Gramsci, fino ad arrivare al “pazzariello” di Elsa Morante raccontato in modo esilarante con un attaccapanni enorme e insolito dove prendono vita i personaggi del racconto. Una piéce teatrale da non perdere dove con un pizzico di ottimismo e comicità lo spettatore verrà catapultato in argomenti che sentirà vicino alla sua quotidianità. (DEBORA BELMONTE)
“Finestre canti per resistere” uno spettacolo presentato dall’associazione culturale “Il Naufragar Mè Dolce”, scritto, diretto e interpretato da Chiara Casarico e Tiziana Scrocca in scena dal 12 al 22 gennaio alla Sala Grande del Teatro dell’Orologio a Roma.
Mercuzio consiglia: NIENTE PROGETTI PER IL FUTURO al Teatro Quirino.
Era lecito attendersi una scenografia di arredamenti, l'interno di una casa dove due artisti vivono disordinatamente in convivenza, invece lo spettacolo si svolge tutto sopra un ponte, e se di strana coppia si tratta è particolare, non quello che ci si aspetta. E' tutto lo spettacolo che sorprende, quello che dovrebe sempre fare il buon teatro. Iacchetti e Covatta, sopratutto il primo che si rivela anche ottimo attore drammatico, non seguono i loro personaggi per i quali sono conosciuti e amati dal grande pubblico, ma interpretano due uomini in un momento difficle della loro vita. Le risate e il sorriso non mancano, gustosa per chi lo conosce la rappresentazione dell'ambiente televisivo tra corridoi e veleni, ma alla fine rimane un senso di malessere, quello che forse voleva l'autore, giustamente premiato con il Flaiano 2009. Ottimo teatro di alto livello, consigliato. (ANDREA DAZ)
La Contemporanea e Mismaonda presentano NIENTE PROGETTI PER IL FUTURO di Francesco Brandi. Con GIOBBE COVATTA (Ivan) e ENZO IACCHETTI (Tobia).
Scene e costumi Nicolas Bovey, musiche Cesare Picco, disegno luci Christian Zucaro.
Regia Francesco Brandi.
"Niente progetti per il futuro", la nuova commedia di Francesco Brandi interpretata da Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti, ha debuttato il 21 gennaio al Teatro Mancinelli di Orvieto registrando un tutto esaurito e un cordialissimo consenso da parte del pubblico presente in sala. E' iniziato in questo modo un viaggio che si concluderà l'8 di maggio al Teatro Donizetti di Bergamo. “Se possiamo fare un commento sulla qualità del nostro lavoro, siamo particolarmente contenti che il pubblico abbia apprezzato la capacità dei due interpreti di inserirsi in modo autorevole ed originale in una narrazione mai scontata, dove si alternano momenti di grande ilarità a momenti di sorridente melanconia; vince insomma la capacità del teatro di mischiare storia, personalità degli attori, atmosfere registiche e divertimento del pubblico".
“Niente progetti per il futuro” ha vinto il Premio Flaiano 2009, con la seguente motivazione di Masolino D’Amico: “Dramma sottile e coinvolgente, spesso imprevedibile, nel rappresentare l’incontro di un semplice garagista con un Vip della televisione, colto e intelligente ma egocentrico oltre ogni limite. Ne esce il ritratto di una società intera, priva di valori e piena di contraddizioni.” L’autore Francesco Brandi che ha firmato altri interessanti testi teatrali, alcuni dei quali già andati in scena, rappresenta una delle più nuove e più autentiche voci della drammaturgia italiana.
“Niente progetti per il futuro” è un gioco teatrale surreale, una parabola contemporanea, che cerca di raccontare con i toni della leggerezza e del paradosso una società in crisi, dove i valori dell’Uomo appaiono lisi e sfilacciati sullo sfondo di un progressivo impoverimento spirituale.
L’ambientazione è un ponte pedonale della periferia di una grande città, sul quale si incontrano di notte due aspiranti suicidi, uniti dalla comune insana aspirazione ma diversissimi per tutto il resto.
Ivan è un garagista, uomo semplice e di piacevole concretezza, religioso praticante, di bassa estrazione sociale, con una cultura non certo ricca ma nutrita da un’insopprimibile curiosità che alimenta le sue velleità speculative e finanche filosofiche, un filosofo del paradosso ovviamente! E proprio certe sue speculazioni vittimistiche lo hanno portato a concludere che il modo più consono di reagire al tradimento della fidanzata sia levarsi la vita.
Tobia invece è un vip della TV, psicologo di nascita ma opinionista tuttologo di adozione (televisiva). Uomo colto e ironico, ma anche molto egoista e egocentrico. Ultimamente è finito in disgrazia dopo aver involontariamente offeso un alto papavero della televisione in una delle solite schermaglie dei salotti televisivi. Sebbene, pentito dell’incauto gesto, abbia cercato di porvi rimedio con scuse e genuflessioni, subisce ormai da mesi un pesante ostracismo che lo ha logorato lentamente, facendo emergere la sua parte più cinica e nichilista. Su consiglio del suo agente ha speso gli ultimi denari per sposare in sontuose nozze una starlette della tv con cui era fidanzato da tempo, più che per amore per fare un po’ di “rumore” intorno alla sua immagine, ma a poco è servito. Questo è il motivo del suicidio, una carriera distrutta, e soprattutto nessuno più che lo ama e lo cerca, nemmeno la neo moglie che al contrario di lui è impegnata in una carriera folgorante. Ma proprio nel fatidico istante in cui sta per lasciarsi andare giù dal ponte appare Ivan, il quale dopo aver conosciuto di persona Tobia, di cui è da sempre grande fan, decide che la sua ultima buona azione da vivo sarà impedirgli il suicidio.
Dall’incontro tra queste due diverse disperazioni, che provengono da mondi lontani ma che si riconoscono in fretta, nasce il dramma o la commedia, secondo i diversi punti di vista o la diversa lettura degli avvenimenti.
Il gioco del teatro – Note di Francesco Brandi
In inglese “Play”, in francese “Jouer”, in tedesco “Spiele”…
in Italia purtroppo è “Recitare”, un termine che si porta dietro una spiacevole suggestione di pesantezza e falsità. Mentre il teatro, certamente è finto, ma non deve essere mai falso. E la sorpresa, è stata scoprire come Giobbe e Enzo sulla scena non “recitano” neanche un secondo, ma al contrario giocano sempre, e incessantemente, come nelle prove così per tutte le due ore di ogni replica, con l’energia, la vitalità e l’impunità dei bambini che sono incapaci di essere falsi, e non sono mai così veri come nella finzione del gioco. La verità invade il palcoscenico, proprio attraverso la serietà leggera del credere fino in fondo a quello a cui si sta giocando. Quel sasso al collo non è più di cartapesta e quel ponte è davvero sospeso sul baratro di un fiume che laggiù scorre minaccioso. Tutto diventa più vero del vero, tutto è pericoloso perché in ogni momento si ha la sensazione che possa accadere l'imprevedibile e che qualunque cosa accada sia plausibile. E allora eccolo qua! Il miracolo cui spero sempre di assistere quando lavoro in teatro e quando vi assisto da spettatore. Quel momento in cui il gioco è talmente intenso da diventare illusione perfetta. E illusionisti lo sono davvero i miei due eccellenti compagni di squadra, e quando si calano nelle vesti dei due aspiranti suicidi ti illudono che sia vita e invece è teatro… ma ti illudono anche che sia teatro e invece è vita.
Al teatro Quirino di Roma dal 31 gennaio al 19 febbraio 2012.
http://www.teatroquirino.it/index.php?SECTION=SPETTACOLO&IDS=56
4 febbraio 2002 - 4 febbraio 2012: dieci anni di Mercuzio.
“Frammenti di vita in un discorso teatrale” stagione 2012 del teatro Trastevere
per motivi di spazio, riportiamo qui solo la prima parte della programmazione, sino a febbraio, il resto sarà pubblicato a suo tempo, intanto trovate tutto su... [...]
Roma: singolare femminile - due recensioni
Pascal La Delfa e Angela di Noto hanno trovato il modo di racchiudere l’immensità di Roma nel piccolo palcoscenico dell’Accènto Teatro. E lo fanno portando in scena, dal 12 al 22 gennaio, il loro spettacolo, che già lo scorso anno ha riscoss molto successo, ROMA: Singolare, femminile. La Roma papalina, quella imperiale, quella borghese e ancora la Roma del grande cinema, quella del dopo guerra, quella popolare e quella rinascimentale sono custodite nel vaso di pandora del teatro testaccino. Basta scoperchiarlo e Roma viene fuori. Vien fuori con i fantasmi delle donne che l’hanno vissuta e grazie al racconto di questi, rivive davanti agli occhi del pubblico rapito da una pièce originale e insolita.
La voce off di un Elsa Morante – la scelta di questa scrittrice e narratrice forse non è poi tanto casuale, passò, infatti, parecchi anni della sua vita in un appartamento accanto al teatro, in via Gustavo Bianchi - proiettata sulla parete di fondo della scena, mentre con le dita picchietta i tasti della macchina da scrivere, ci racconta la storia di ciò che lo spettatore vede. In realtà è una storia diversa, parallela a quella dello spettacolo ma così perfetta che si interseca con quella scritta da La Delfa e Noto. Una bellissima manovra di luci che gioca e fa forza sul contrasto luce/ombra, permette di inspessire quel velo di mistero avvolto attorno a queste donne romane che si passano il testimone per approdare in scena e raccontare la loro storia. E allora ecco che lo spettatore è illuminato dal candelabro della Papessa Giovanna o dalla sigaretta di Anna Magnani. “L’avvocatessa” Afrania e Donna Olimpia Madailchini, Santa Prassede e Santa Cecilia, Paolina Borghese e Ottavia, poi le popolane che hanno assistito alla Breccia di Porta di Pia.
Tante le donne, tante le epoche ma una sola città: Roma. Dietro i fantasmi delle donne che popolano la scena, ci sono i fantasmi degli uomini che formalmente hanno fatto la Storia. Da Cesare a Marcantonio, passando per i Papi Innocenzo X e Pio IX fino ad arrivare ad artisti come il Bernini, il Canova e ancora Visconti e Pasolini. Parole e monologhi intensi affidati a sei bravissime attrici: Annalisa Aglioti, Paola Borgia, Gilberta Crispino, Alessandra Flamini, M. Flora Giammarioli ed Emanuela Vittori. Roma è la grande protagonista della rappresentazione, in mezzo alle tante donne sulla scena è lei la protagonista, la donna più potente e a sprazzi divertente, sorniona, che ha vissuto ogni epoca, ha combattuto, ha vinto, ha perso … ROMA: un nome singolare, femminile che ha fatto la Storia. (JESSICA ZECCHINATO).
Ha registrato il tutto esaurito la prima di “Roma: singolare femminile” di Pascal La Delfa e Angela di Noto giovedì 12 gennaio nel grazioso spazio del Teatro Accènto. Un successo previsto data l’affluenza di pubblico la scorsa stagione quando le donne che hanno fatto grande la storia di Roma, hanno raccontato le vicende della città eterna alla rassegna Roma in Scena
Sul palco due scenografie: la scrivania di Elsa Morante che, come un fantasma appare per raccontare episodi della seconda guerra mondiale e, al di sotto, scalini e sedute che cambiano ogni volta a seconda degli otto personaggi in scena.
I racconti si succedono con leggerezza lasciando a bocca aperta gli spettatori in sala. Dal fantasma della Papessa Giovanna, personaggio leggendario della Roma medievale, a Ottavia sorella dell’imperatore Augusto che amava la pace e i bambini, passando poi per donne determinate come l’avvocatessa Afrania, prima femminista della storia romana e Donna Olimpia Maidalchini, l’odiata “Pimpaccia de Piazza Navona” del rinascimento pronta a tutto pur di avere il potere. In questo spettacolo non mancano inoltre le risate quando due Sante come S. Cecilia patrona della musica e dei musicisti e S. Prassede fanno a gara per chi ha più “fama” e fedeli. In ultimo le storie si spostano all’epoca di Napoleone con la potente Paolina Borghese e la sua statua che la ritrae come una dea, passando per le donne che accolsero i soldati della Breccia di Porta Pia rendendo Roma la capitale. Pascal La Delfa, che magistralmente dirige le otto bravi attrici, dà voce anche alla prima donna che vinse l’Oscar in Italia, Anna Magnani. Accanto a queste figure femminili, da sottolineare la bravura di tutte le attrici (Annalisa Aglioti, Paola Borgia, Gilberta Crispino, Alessandra Flamini M. Flora Giammarioli, Emanuela Vittori) che ben si calano nei ruoli assegnabili, ruotano nomi importanti che fungono da “contorno” come Cesare e Marcantonio, Innocenzo X, Bernini, Borromini, Canova, Michelangelo e tanti altri.
Uno spettacolo elegante, come elegante è la regia, supportata da una buona recitazione e da meravigliosi costumi. Un lavoro importante che, come si legge dal comunicato stampa, unendo cultura e leggerezza, arte e divertentimento, fa capire che Roma, la grande Roma, è diventata tale grazie anche alle meravigliose donne che l’hanno vissuta. Uno spettacolo da non perdere. (DEBORA BELMONTE)
“Roma: singolare femminile” dal 12 al 22 gennaio al Teatro Accento di Roma.di Pascal La Delfa e Angela di Noto e prodotto dall’ Accènto Teatro con Annalisa Aglioti, Paola Borgia, Gilberta Crispino, Alessandra Flamini, M. Flora Giammaroli e Emanuela Vittori.
CINEMA GENNAIO 2011
Dove sei, o musa Elfo Puccini Milano
Elfo Puccini sala Bausch | dal 10 al 22 gennaio
Sonetti e brani di Shakespeare
musiche di John Dowland
regia Elena Russo Arman
con Elena Russo Arman (voce)
Alessandra Novaga (chitarra)
produzione Teatridithalia
Dopo la ripresa del Sogno di una notte di mezza estate e la favola nera e misteriosa del Racconto d’inverno, ecco Dove sei, o musa: un viaggio emozionante tra le parole dei Sonetti di Shakespeare e le musiche di John Dowland, che prendono corpo attraverso la voce di Elena Russo Arman - attrice stabile della compagnia dell’Elfo, qui anche regista - e la chitarra di Alessandra Novaga, che esegue dal vivo le trascrizioni della musica scritta originariamente per liuto.
In scena voce e chitarra si alternano in un rimbalzo di emozioni, stati d’animo, allegorie e sentimenti. L’Amore è protagonista in tutti i suoi aspetti: è inafferrabile, tradito, tormentoso, ma anche virtuoso e sublime.
A mantenere vivi dopo quattro secoli i testi di Shakespeare, oltre al suo immenso talento di drammaturgo, c’è la distanza che egli pone tra sé e quello che scrive. In scena porta i meccanismi della vita, le conseguenze delle azioni umane, dilemmi lasciati in sospeso che chiedono di essere risolti e che si offrono a mille interpretazioni.
Che si assista alla drammatica vicenda del geloso re Leonte o che ci si imbatta negli incantesimi del folletto Puck, che si parli di re e di regine, di corti o di mondi fatati, i temi affrontati da Shakespeare sono quelli che da sempre coinvolgono il pensiero dell’uomo: l’amore, la morte, il tempo che fugge. Tanto dell’animo umano nelle sue pièce ma nulla di quello del suo autore.
I suoi sonetti, che si presentano come una delle raccolte poetiche più misteriose, costituiscono una fonte di approfondimento dei temi a lui cari, ricca di riferimenti enigmatici che sembrano condurre a rivelazioni autobiografiche mai pienamente decodificate.
La tentazione è dunque quella di rintracciare un po’ dell’animo di Shakespeare all’interno di questa raccolta di 154 composizioni in rima, scritte tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600, pubblicate per la prima volta nel 1609. La maggior parte dei componimenti è indirizzata ad un giovane bello, forte, raffinato di cui forse Shakespeare era innamorato, fatto che ha creato non pochi imbarazzi a critici ed editori che hanno persino tentato, quarant’anni dopo la sua morte, di pubblicare la raccolta cambiando destinatario da un lui a una lei.
“Dove sei, o musa” si ripropone di percorrere, attraverso 22 sonetti e 10 brani musicali, un’ipotetica vicenda dove l’Amore e l’Amicizia sono narrati con passione e dolcezza. L’Amore, inizialmente appagato e contraccambiato, rivela ben presto la sua duplice faccia. Il timore che esso finisca, i patimenti e le accuse mosse dalla gelosia costituiscono il tormento del Poeta, che tuttavia non sa liberarsene. Il Poeta parla con sé stesso, e inventa una doppia immagine dell’Amore: l’espressione del bene e della purezza irraggiungibile e la sua immagine capovolta, il suo doppio, che assume le connotazioni del peccato e della morte. Questa doppia immagine si materializza sulla scena nelle due presenze che la abitano: un’attrice che dà voce al verso e una musicista che dà vita al suono. Anche i sonetti sono spesso legati a coppie che costituiscono quasi un unico lungo sonetto in cui il secondo riprende i temi del primo, offrendone una variazione, ampliandolo o sottolineandone un contrasto, un paragone o una metafora, secondo i procedimenti usati nel teatro.
Allo stesso modo la musica viene eseguita da sola, poi ripresa, suonata sullo sfondo di un sonetto per essere poi riascoltata da sola, dilatata o vivacizzata, per ritrovarsi in un unico discorso.
In uno spazio intimo, indefinito, avvolto nell’oscurità, le due figure avanzano misteriose, e come due “Dark ladyes” diventano testimoni e interpreti nell’intreccio dell’invenzione poetica.
Il suono amplificato della voce avvicina lo spettatore in un rapporto più intimo con le parole che, senza essere mai urlate, si insinuano con tutta la loro forza per restituire lo stile folgorante e incantatorio e la brutale immediatezza delle immagini della poetica di Shakespeare.
Elfo Puccini sala Bausch - Feriali ore 19.30, festivi ore 15.30 - Durata: 60' senza intervallo - Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, biglietteria@elfo.org www.elfo.org
Storie di pane, siamo tutti della stessa pasta - recensioni
È il profumo del pane appena sfornato ad inebriare gli spettatori di “Storie di Pane”, in scena dal 6 all’11 gennaio 2012 al Teatro Furio Camillo di Roma. La Compagnia teatrale Naufragarmedolce propone un vero e proprio percorso di gusto attraverso il tempo e lo spazio. Chiara Casarico ed Emanuela Bolco si soffermano sulla soffice pasta informe che passa di mano in mano, ora ad una donna siciliana, ora ad una milanese, ora ad una russa.
Realtà lontane sembrano trovare un punto di contatto in questo alimento, importante come l’aria e diffuso sotto le più svariate forme. Il pane è centro di dibattito, quasi possa plasmarsi in mille idee colorate. Il pane chiude gli occhi sulla guerra, addormentato tra le braccia delle donne palestinesi ed israeliane. Memoria del passato e promessa del futuro esso placa l’appetito e chiede un silenzio dovuto e ricercato. “C’è chi bacia il pane prima di gettarlo via” quasi fosse un saluto, o un “arrivederci” al mattino successivo.
Ed è così che in questo speciale rapporto dalle mani scivola via qualcosa di sé: “ogni pagnotta somiglia un po’ al volto di chi l’ha ammassata” afferma un fornaio arabo indaffarato nella cottura di decine di pani. “Pane al pane e vino al vino” è un’ espressione che ne apprezza il rapporto di profondo rispetto e genuinità. Aspetto questo che si perde oltre il freddo monitor di un negozio virtuale di pane francese. Nessun profumo, nessuna esperienza sensoriale, ma solo lo scorrere metallico dei prezzi imposti dalla firma dello chef. Un rito dunque, che non va interrotto né mortificato in semplici click di appagamento irreale. E intanto, mentre le due attrici si esibiscono, una vera pagnotta cuoce nel forno e, silenziosa e paziente, farà capolino solo alla fine. Il lievito è meditazione e l’attesa è pazienza propiziatrice di un saper guardare indietro, tra le filastrocche cantate intorno ad un tavolo e le mani che affondano nell’impasto. (ILARIA DELLA CROCE)
Sul palco del Teatro Furio Camillo è allestita una cucina con tanto di forno funzionante e due donne che si alternano tra ricordi, canzoni, proverbi e divertenti scioglilingua ma a fare da protagonista troviamo il pane. Alimento che accomuna tutte le persone del mondo perché, in fondo, come recita anche il titolo della pièce, siamo fatti tutti della stessa pasta.
L’associazione culturale Il NaufragarMèDolce porta in scena dal 6 all’11 gennaio lo spettacolo “Storie di Pane, siamo tutti della stessa pasta”, scritto diretto e interpretato dalle esilaranti Chiara Casarico e Emanuela Bolco e con la supervisione registica di Tiziana Scrocca.Due donne impastano il pane tra racconti e ricordi che partono da Milano fino ad arrivare a Palermo, passando per la Russia e il suo «pane nero sovietico», per Medina dove «tutti i giorni le donne fanno il pane, ma non c’è una donna panettiera in tutta Medina», fino a finire il giro in una costosa Francia, in Palestina ed Israele dove il pane diventa un tentativo di pace. Storie che rimandano al tema della fame e della miseria, ma anche di bei ricordi legati alle nonne che non buttavano mai niente e che raccontavano di storie di guerra dove l’unico cibo che si poteva trovare era proprio il pane. Il pane che, col suo colore e il suo profumo che si sente aleggiare nel teatro, delizia l’olfatto e anche il palato quando le due attrici, a spettacolo terminato, lo offrono a una entusiasta platea.Uno spettacolo da non perdere che, tra risate e ricordi, dà vita ad un lavoro teatrale unico nel suo genere. (DEBORA BELMONTE)
“Storie di Pane, siamo tutti della stessa pasta”, in scena dal 6 all’11 gennaio al Teatro Furio Camillo in Roma, scritto diretto e interpretato da Chiara Casarico e Emanuela Bolco, con la supervisione registica di Tiziana Scrocca, scenografia di Tania Cipolla e organizzazione di Laura Gentile.
SHAKESPEARE A PARTE! - recensione
Si è concluso l’8 gennaio al teatro Arcobaleno a Roma “Shakespeare a parte!”. L’opera, presentata da Kasbah, ha visto la sua Prima il 27 dicembre.
Lo spettacolo teatrale è stato scritto e diretto da Francesca Draghetti, componente del noto quartetto comico “Premiata Ditta”. La regista ha voluto attingere ad alcune tra le più famose opere di Shakespeare per poi plasmarle e reinventarle in chiave comico-grottesca, senza mai tralasciare la componente musicale. Uno spettacolo che si differenzia dai più comuni perché contiene, come in un uovo di cioccolata, una sorpresa! Un “prologo”, un quarto d’ora, in cui si assiste alle prove dello spettacolo stesso. Tensione, scongiuri, preghiere. Tutto ciò che esiste prima di un’esibizione viene filmato da telecamere e osservato da un pubblico, il quale diviene d’improvviso anche spettatore di una sitcom (che non si ripete mai due volte). Questo momento speciale si pregia della presenza di una “guest star” diversa ogni sera. Inizia poi lo spettacolo, quello “vero”. Il musical, la commedia, la festa.
Un’ora e venti (senza interruzioni), in cui Romeo e Giulietta diventano i protagonisti di una moderna soap opera, Macbeth il soggetto perfetto per un noir alla Tim Burton, Othello ospite del salotto di Porta a Porta e così via. Il tutto rimescolato con sapienza dalle musiche originali di Nanni Baldini, doppiatore di Ciuchino in Shrek. Gestito con indiscutibile maestria dai sei protagonisti (Gerolamo Alchieri, Roberto Stocchi, Antonella Alessandro, Ughetta D’Onorascenzo, Simone Crisari e Gerry Gherardi), anch’essi tutti doppiatori di successo. Gli attori, con ammirevole professionalità, cantano dal vivo sfiorando talvolta addirittura le voci soprano. “Si gioca con Shakespeare, con amore e divertimento, attingendo senza pudore alla sua sconfinata produzione per il puro piacere di recitare, ascoltare, e stravolgere le sue pagine più belle”, così Francesca Draghetti, riassume il senso del suo spettacolo. Ma non perde l’occasione e aggiunge - “ne approfittiamo per parlare di teatro. Di quello che facciamo oggi, malgrado tutto, con l’ostinazione degli innamorati”- denunciando così, la crisi del teatro e la difficile condizione attuale dei teatranti.
Mettersi alla prova e giocare con ironia stravolgendo i testi di uno dei più importanti drammaturghi e poeti della storia per poter raccontare la storia d’amore che c’è, sempre, tra gli attori e il teatro stesso. Un obiettivo che la compagnia della Draghetti ha superato con successo. (LIBERA COSMAI)
PER SCRIVERCI
per inviare comunicati e segnalazioni, per contattare la redazione scrivere a: andrea.daz@gmail.com oppure andreadaz@in.com
Sono PULP perché mi chiamo Bukowski al Teatro dell'Orologio
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| Valerio Molinaro |
Teatro dell'Orologio, Sala Grande
LA QUINTA DEL SORDO
La Fondazione... [...]
Mercuzio consiglia: IL PROCESSO al Teatro Vascello di Roma
Stagione Teatrale 2011-2012
Dal 5 al 15 gennaio 2012
RtTeatro30 di Roberto Tony / Tauma srl
in collaborazione con
presentano
IL PROCESSO
di F. Kafka
Adattamento e regia di Andrea Battistini
Scene Carmelo Giammello
Costumi Stela Verebeceanu
Maschere Iurie Matei
con:
Raffaella Azim, Filippo Gili, Giovanni Costantino, Totò Onnis Alessandro Baggiani, Petro Mossa, Davide Rampini
Il desiderio profondo che ha dato vita all’adattamento e alla messa in scena del romanzo è stato quello di raccontare la pagina kafkiana mettendoci al servizio dell’autore, fornendo alla lettura gli strumenti della messa in scena, dando forma tridimensionale alle straordinarie sequenze dialoganti usando le parti narrate, non occupate dal discorso diretto, non rinunciando a dare voce a passaggi particolarmente poetici, o grotteschi o vorticosamente incalzanti, riflessioni, descrizioni, azioni, ritmi… vocazioni di quel lusso inarrestabile che è la scrittura kafkiana.“Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. Poiché un mattino, senza che avesse fatto nulla di male, egli fu arrestato…”
Processo, incomprensione, senso di colpa, angoscia, solitudine, oppressione, morte. Il protagonista è processato, e poi condannato per una colpa non commessa, ignota, attribuita a se stesso. “L’ordine mosso da potenze misteriose e imperscrutabili viene portata a compimento. K. viene ucciso da due “figuri” come un cane – disse, e fu come se la vergogna gli dovesse sopravvivere”.
Incastonato dall’inquietante struttura progettata da Carmelo Giammello, (già vincitore dell’Ubu nel 2004), lo spettacolo si modifica con la rapidità di un montaggio cinematografico. Un elemento claustrofobico del testo si amplifica non tanto in un disegno formale ma nella sua profonda sostanza, nel riproporre a Kappa le medesime facce in personaggi differenti, quasi come se la vergogna lo inseguisse sempre con gli stessi occhi, gli stessi volti…senza scampo…come la scrittura di Kafka. Siamo nella “tana” della mente, nel letto di K., nella sua camera, nella pensione che lo ospita poi in strada, in banca, dall’avvocato, nel tribunale e così fino alla fine. A liberarlo, se non dalla colpa almeno dal peso del corpo, in una sorta di pantomima diabolica, il disperato e grottesco autoesilio kafkiano tocca limiti mai raggiunti prima di Kafka e da Kafka stesso.
Le capacità espressive degli attori, assurgono qui ad un parossismo vertiginoso invadendo e modificando lo spazio scenico in una miriade di personaggi e situazioni. Così come Raffaella Azim che interpretando tutti i personaggi femminili rappresenta il femmineo kafkiano, o Totò Onnis ne rappresenta l’autorità in tutte le sue forme dal prete, al padre, all’ispettore di polizia. Tutti tesi ad interpretare, in modo quasi naturalistico-cinematografico, il pensiero e le azioni di K. in un impasto visivo e sonoro, chiave espressiva dell’elemento poetico grottesco segnato da Kafka stesso.
E a noi cosa resta: “la lettura del Processo, libro saturo d’infelicità e di poesia, lascia mutati, più tristi e più consapevoli di prima. Dunque è così, è questo il destino umano, si può essere perseguiti e puniti per una colpa non commessa, ignorata che “il tribunale” non ci rivelerà mai; tuttavia, di questa colpa si può portar vergogna, fino alla morte e forse anche oltre”. (Primo Levi)
Andrea Battistini
“Sono oltre venti anni che non si rappresenta in Italia “Il Processo”; il mio incontro con Andrea Battistini che lo stava allestendo per il Teatro Nazionale Moldavo, mi ha fatto venire la voglia di produrlo entrando in collaborazione con loro per portarlo in Italia.
Un percorso particolare: gli attori italiani hanno svolto le prove nel Teatrul National Chisinau insieme ai colleghi del Teatro Moldavo provenienti dalle scuole russe Vaktangoff, M.H.A.T, attivando uno scambio di esperienze e producendo lo spettacolo che attualmente è nel loro repertorio, nelle loro due lingue rumeno e russo e in italiano”.
Raffaella Azim
Distribuzione
Tiven Group s.r.l – Maura Plenzio
cell.: 338 1027400
mauraplenzio@tivengroup.com
Per contattarci >>> Cristina D’Aquanno ufficio stampa e promozione
Teatro Vascello 06 5881021 – 06 5898031- 3405319449 - fax 06 5816623
promozione@teatrovascello.it- www.teatrovascello.it
orari: dal martedì al sabato ore 21 - domenica ore 18.00
Prezzi: € 20,00 intero e ridotto € 15,00
SOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO
Come raggiungerci: Il Teatro Vascello si trova in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio a Roma sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo. Con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma tel 06 5800108; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma tel 06 5803217. Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
STORIE DI PANE AL FURIO CAMILLO DI ROMA
La compagnia
Il NaufragarMèDolce
Presenta
STORIE DI PANE
SIAMO TUTTI DELLA STESSA PASTA
Scritto, diretto ed interpretato da
Chiara Casarico e Emanuela Bolco
Supervisione registica
Tiziana Scrocca
dal 6 all’11 gennaio 2012
TEATRO FURIO CAMILLO
via Camilla, 44 (M Furio Camillo)
tutti giorni ore 21 - domenica ore 18
Da venerdì 6 a mercoledì 11 gennaio al Teatro Furio Camillo di Roma la compagnia teatrale Il NaufragarMèDolce, debutta con un nuovo lavoro: STORIE DI PANE. Siamo tutti della stessa pasta. Lo spettacolo è scritto, diretto ed interpretato da Chiara Casarico e Emanuela Bolco, con la supervisione registica di Tiziana Scrocca. Uno spettacolo dove il reale si fonde col surreale e la verità del pane appena sfornato punge le narici e delizia la gola.
Ogni pane ha la sua storia, ogni storia ha il suo pane... noi impastiamo e facciamo lievitare ricordi, suggestioni, personaggi, canzoni, proverbi, scioglilingua... e portiamo lo spettatore nel magico mondo del racconto, in un ipotetico giro del mondo da nord a sud, con un movimento circolare dalla testa al cuore.... per mettere in scena la nostra umanità.
Il pane col suo profumo, il suo sapore, la sua forma, il suo colore e' il luogo dove nascono i ricordi, dove affondano gli archetipi, dove poggiano le nostre radici.
Il pane è uno dei cibi più antichi dell'umanità, realizzato attraverso i secoli e a seconda dei paesi in vari modi. Un ampio respiro di storie attraverso un semplice alimento base di ogni cucina e di ogni paese...per scoprire così di essere tutti fatti...della stessa pasta!
Pane da guardare, da annusare, da toccare e da ascoltare.... e quando lo spettacolo finisce... e' il momento di assaggiare!

LA STORIA GIOCO AL TEATRO VASCELLO DI ROMA
Teatro Vascello di Roma
Stagione Teatrale 2011-2012
TEATRO RAGAZZI ATTIVITA’ DELIZIOSE ED INTELLIGENTI PER I PIU’ PICCOLI
7 gennaio 2012 dalle ore 15 alle 17 Teatro Vascello
LA STORIA GIOCO
Noi proponiamo ai bambini di diventare piccoli drammaturghi, attraverso un percorso che produca un teatro scritto da loro. I personaggi della storia saranno in parte suggeriti da noi. Ci presenteremo a loro non come educatori o animatori, ma come già interpreti di un ruolo. il bambino incontrerà i personaggi della storia da creare, caratteri con linee semplici e facili da riconoscere. L'incontro tra i personaggi e i bambini è il gioco teatrale che offriamo, attraverso il quale saranno stimolati a coltivare la fantasia del racconto.
Il teatro è un ottimo mezzo per acquisire maggiore consapevolezza di sé e degli altri attraverso il metodo per lui più naturale: il gioco. Ma l'obiettivo principe di questi incontri è quello di ritrovare con i bambini l'importanza della collaborazione, del lavoro collettivo come strumento per una creazione condivisa.
La rappresentazione finale sarà un momento fondamentale per consolidare un apprendimento, riordinarlo al suo meglio per tirarne fuori un'essenza, per rinviare agli altri quello che si è imparato lungo il percorso del teatro-gioco.
MODALITA':
Con bambini dai 4 in sù
Dal 7 gennaio, il sabato pomeriggio dalle 15 alle 17 per otto incontri.
Inviare mail per adesione a info@dynamisteatro.it
Cristina D’Aquanno ufficio stampa e promozione 3405319449 (cellulare)
Teatro Vascello 06 5881021 – 06 5898031 - fax 06 5816623
Per i vostri suggerimenti promozione@teatrovascello.it
TEATRO VASCELLO Teatro Stabile d'Innovazione - Promozione e ricerca di nuovi linguaggi SOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO
UNO SPAZIO DI LIBERTA’ DOVE L’IMMAGINAZIONE DIVENTA REALTA’
Come raggiungerci: Il Teatro Vascello si trova in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio a Roma sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo. Con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma tel 06 5800108; Via Francesco Saverio Sprovieri, 10, Roma tel 06 58122552; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma tel 06 5803217
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello
TITOLI (1994)
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CAPODANNO AL TEATRO DELL'ANGELO CON ANTONELLO AVALLONE
Via Simone de Saint Bon n. 19 tel. 06/37513571- 06/37514258
Direttore artistico Antonello Avallone Presidente onorario Manlio Santanelli
www.teatrodellangelo.it info@teatrodellangelo.it
Stagione 2011 – 2012
dal 26 dicembre 2011 al 29 gennaio 2012
Antonello Avallone
Mimmo La Rana
‘A MORTE ‘
E CARNEVALE
di Raffaele Viviani
con
Francesco Tuppo, Serena Bennato,
e con
Olimpia Alvino, Patrizia Ciabatta, Emiliano De Martino, Antonia Di Francesco, Salvatore Rivoli, Eduardo Ricciardelli, Silvia Vitale
Dalla penna del più importante autore napoletano del ‘900, non dopo Eduardo, considerato tra i grandi della drammaturgia europea - purtroppo conosciuto da pochi, anche perché scarsamente rappresentato - un comicissimo testo che fornisce uno spaccato della Napoli dei “vasci”, dove la sorte avversa si può nascondere anche dietro un’apparente grande fortuna.
Pasquale Capuozzi, detto Carnevale, è un vecchio usuraio. La sua morte scatena una comica corsa alla sua eredità con un insospettabile colpo di scena nel finale.
Rappresentata per la prima volta nel novembre del 1928, vanta tra le varie interpretazioni, quella di Vincenzo Scarpetta, Tecla Scarano, Nino e Carlo Taranto, Luisa Conte e dello stesso Viviani. Dietro un apparente titolo macabro, la commedia nasconde una macchina comica di grande efficacia in un soggetto dotato di una spiccata originalità.
Scene e costumi
Red Bodò
Regia
Antonello Avallone
Orari: lunedì 26 dicembre ore 17.30 - dal martedì al sabato ore 21.00 - domenica 17.30 -
venerdì 06 gennaio ore 21.00
Prezzi: poltronissima € 25,00, poltrona € 22,00
SPECIALE CAPODANNO
Ore 18,45 Prezzo: intero € 44,00, ridotto € 33,00
Nell’intervallo brindisi e dolci con la compagnia.
Ore 21,45: Prezzo: intero € 88,00, ridotto € 77,00
Brindisi di mezzanotte, cena a buffet, cotechino e lenticchie, vino, spumante e intrattenimento con la compagnia fino alle 2,00.
CAPODANNO AL TEATRO ALFREDO CHIESA MILANO
VELENOSO E SIMPATICO SPETTACOLO DI FINE ANNO. RASSEGNA DI CANZONI, MONOLOGHI,SCENE DIVERTENTI E QUALCHE RIFERIMENTO STORICO SULLA NOSTRA MILANO. OSPITI A SORPRESA E...DANZA DEL VENTRE COME INTERMEZZO.
ALLA FINE DELLO SPETTACOLO, COME DA TRADIZIONE DEL NOSTRO TEATRO, BRINDISI DI MEZZANOTTE E PANETTONE PER TUTTI GLI OSPITI E PER FINIRE MUSICA E BALLO A VOLONTA' SUL PALCOSCENICO. LO SCORSO ANNO ABBIAMO FINITO ALLE 4 DI MATTINA...FAREMO LO STESSO QUEST'ANNO? PRENOTATE AL 3490717383 OPPURE ONLINE www.raretracce.it O ALLA SEGRETERIA TELEFONICA DEL TEATRO 0242297886...INSOMMA VI ASPETTIAMO....INGRESSO 35,00 EURO PREZZO BLOCCATO DA 5 ANNI!!
http://www.teatroalfredochiesa.it
CAPODANNO SPECIALE CON NOVECENTO AL TEATRO LIBERO DI MILANO
Dopo il tutto esaurito, 9 repliche speciali aggiunte, Corrado d'Elia, saluta il pubblico milanese con la replica di Capodanno
31 Dicembre 2011 ore 22
NOVECENTO
di Alessandro Baricco
diretto e interpretato da Corrado d'Elia
Code in via Savona, telefoni del Teatro Libero che suonano continuamente, 9 repliche straordinarie aggiunte; ancora una volta Corrado d'Elia si conferma uno degli artisti più amati e seguiti dal pubblico milanese.
In scena con Novecento, (appuntamento inserito tra la tournè de IL RITORNO di Carlotta Clerici, produzione Teatro Stabile di Bolzano, regia di Marco Bernardi, che arriverà con l'anno nuovo al Teatro Franco Parenti), d'Elia ha accontentato il fedele pubblico anche questa volta con doppie e triple repliche.
Per chi ancora non l'avesse visto o per quanti hanno voglia di rivederlo con gli amici, vi segnaliamo gli ULTIMI POSTI per la replica di Capodanno.
Al termine dello spettacolo brindisi e festeggiamenti con Corrado d'Elia e la Compagnia Teatri Possibili
ORARIO: ore 22
BIGLIETTO INTERO € 50,00
A dieci anni dalla pubblicazione del libro che ha consacrato Alessandro Baricco, la storia del pianista sull'oceano, ritorna a vivere in teatro con Corrado d'Elia.
Con capacità da acrobata e intensità poetica, quelle caratteristiche a cui ci ha abituati con i suoi personaggi e le sue indimenticabili interpretazioni, Corrado d'Elia racconta “Novecento”, con la leggerezza di un sogno, suonando con magia una partitura di fini emozioni.
di Alessandro Baricco
diretto e interpretato da Corrado d'Elia
Non si è completamente fregati finché si ha una buona storia da raccontare......"
E Novecento è sicuramente una buona storia da condividere, forse una delle migliori.La storia, incredibile, fantastica, quasi irreale di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, un pianista, anzi il più grande pianista del mondo, nato su una nave e lì vissuto per tutta la vita senza mai scendere.
L'uomo che sapeva suonare una musica ... indefinibile, soprattutto quando suonava in terza classe, per chi non se la poteva permettere;
La dimensione è quella del ricordo, denso, intenso, come quello delle grandi storie che parlano di un tempo andato, quelle che riempiono le ore lunghe, magari ascoltate dalla rauca voce di un marinaio in una bettola in un porto, tra incanto e incredulità, tra verità e allucinazione.
Il tempo della storia sono i meravigliosi Anni Venti, a cavallo tra le due guerre, l'età del "jazz", quando ogni cosa sembrava muoversi seguendo quel ritmo irresistibile.
Il ritmo è quello gradevolmente denso, di quando le parole e la musica si incontrano in accordo e si scambiano i ruoli, le parole diventano musica e le note racconto indispensabile, fino a comporre una partitura originale, unica.
Il luogo è una nave, il Virginian, dal nome che sa di lontano, che fa la spola dall'Europa alla sognata America e che racchiude in sé tutte le storie del mondo.
Per tutto questo Novecento non è un monologo, ma un incarnato di perfezione, una favola struggente e bellissima da raccontare con la stessa malinconica voluttà che lui usava quando accarezzava le curve di un ragtime.
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31 Dicembre 2011
Compagnia Teatri Possibili
NOVECENTO
di A. Baricco
diretto e interpretato da Corrado d'Elia
I biglietti prenotati per le sole repliche di Capodanno dovranno essere ritirati in biglietteria entro e non oltre le ore 21.30 del 30/12/09 (orario di chiusura della biglietteria serale).
Preghiamo i gentili spettatori di rispettare questo ritiro per assicurare il servizio migliore.
tel. 02-8323126, e-mail: biglietteria@teatrolibero.it
IO PORTO IL PANETTONE al Teatro Testaccio di Roma
SHAKESPEARE A PARTE!
Teatro Arcobaleno
Centro Stabile del Classico
Direzione artistica Vincenzo Zingaro
Via Francesco Redi, 1/a Roma
Tel.0644248154 - www.teatroarcobaleno.it
Dal 27 dicembre 2011 all’8 gennaio 2012
Dal martedì al sabato ore 21,00 - domenica ore 18,00
Venerdì 31 dicembre ore 22,00 speciale capodanno!
Spettacolo…brindisi di mezzanotte…e festa con la compagnia
Domenica 1 gennaio 2012 ore 18,00 - venerdì 6 gennaio 2012 ore 18,00
“Shakespeare a parte!”
…molto liberamente tratto da W. Shakespeare
Scritto da Francesca Draghetti
con
Gerolamo Alchieri
Roberto Stocchi
Antonella Alessandro
Ughetta d’Onorascenzo
Simone Crisari
Gerry Gherardi
Regia di Francesca Draghetti
Musiche originali di Nanni Baldini
Aiuto regia Roberto Favaroni
Assistente alla regia Giovanni Caravaglio
Sound design Lallo Costa - Light design Fabio Rivelli
Coreografie Ughetta d’Onorascenzo
Scene Leist - Costumi Ppvs - realizzato da Kasbah
Regia e progetto video Luca Elmi - Riprese video Panta Rei
Ufficio stampa
Francesco Caruso Litrico 069534893 - 3334682892 - fralit@alice.it
“Shakespeare a parte!”
Uno spettacolo, una sitcom, un cortometraggio un film, una festa
E una Guest Star diversa ogni sera
“Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti…”
Questo è il riassunto perfetto del nostro spettacolo: si gioca con Shakespeare, con amore e divertimento, attingendo senza pudore alla sua sconfinata produzione per il puro piacere di recitare, ascoltare, e stravolgere le sue pagine più belle.
Ne approfittiamo per parlare di teatro. Di quello che facciamo oggi, malgrado tutto, con l’ostinazione degli innamorati.
Ogni sera, la prima parte dello spettacolo, racconterà le peripezie di una compagnia teatrale alle prese con l’allestimento di uno spettacolo. Questo “prologo”, diverso ogni sera, si svilupperà con la tecnica della Sitcom e verrà ripreso dalle telecamere per poter avere, in un futuro illuminato, uno sviluppo autonomo. Ogni sera una puntata, dal vivo, con il pubblico. Pubblico che in questo modo diventa protagonista dello spettacolo e della Sitcom. Ma vogliamo complicarci ulteriormente la vita… abbiamo le prove, lo spettacolo, la Sit, perché non approfittare delle telecamere per raccogliere il materiale per un film? Un lungo metraggio che racconti la storia d’amore tra gli attori e il teatro, la “necessità” di questa passione, integrando le immagini del palco e della platea con altre prese da punti di vista diversi, dalla vita degli altri, del pubblico, dei bambini che per la prima volta entrano nella grotta del mago? Obbiettivo ambizioso, ma se dobbiamo cadere, meglio dall’alto. Allora chiediamo aiuto. Agli amici attori, a chiunque abbia uno Shakespeare nel cassetto e abbia voglia di partecipare alla sit-com, allo spettacolo, al film, alla festa, o magari abbia solo voglia di venire a cena con noi, dopo.
MERCUZIO LAST MINUTE: TRESSICILIE a 10 euro
TRESSICILIE - BIGLIETTO A 10 EURO CON LAST MINUTE MERCUZIO
serata unica del 16 Dicembre 2011, ore 21
presso il Teatro Centrale Preneste
Via Alberto da Giussano 58 - Roma
Costo del biglietto
riservato ai LETTORI DEL BLOG "MERCUZIO": 10€ *
*Prenotazione obbligatoria scrivendo un’email a promo.produzionepovera@gmail.com
Nella semioscurità di un museo del Risorgimento, tra giubbe rosse e divise militari logorate dal tempo, un bambino ammira stupito l'uniforme di un garibaldino. E improvvisamente una scoperta: un oggetto può evocare la storia in maniera diversa da come tutti i sussidiari la raccontano. La spedizione dei mille rivive, così, attraverso gli occhi della fantasia dell’autore, perché gli eventi rilevanti derivano anche dalla quotidianità. Il generale diventa protagonista degli incontri con la gente più comune, come i tonnaroti: i primi ad avvistare i mille tra le tonnare calate nel mare di Trapani.
tresssicilie
abbecedario di decolonizzazione
scritto e diretto da Gaspare Balsamo
con la collaborazione all’ideazione dell’abbecedario di Luca Sessa
con Gaspare Balsamo e Matìas Enoch Endrek
dj set, luci e fonica Giuseppe Pesce e Matteo Russo
produzionepovera di Donatella Franciosi
con il sostegno di Hormiai Teatro di Limosa
lo spettacolo è patrocinato dall’associazione culturale Tre Sicilie
L’Associazione Culturale ProduzionePovera, nata dalla volontà di Donatella Franciosi nel 2006, è una piccola, ma potente e decisa casa si produzione, da 5 anni impegnata nella produzione di spettacoli ognuno e ciascuno in tema di rilancio di culture e voci sud autentiche quanto appartate: quelle da rimettere in piedi, nell’evoluzione delle cose. Lo spettacolo Tresssicilie. Abbecedario di decolonizzazione, fa parte di Teatro e Terra, un progetto di ricerca di produzionepovera, che mira a re intrecciare, attraverso l’approfondimento del tema della continuità e l’esperienza teatrale, il legame con il proprio territorio, con quella pagina scritta della propria storia sulla quale è possibile ripensare la propria identità e reinventarne il senso di appartenenza.
“Omaggio a Carlo Ponti. La musica dei suoi film”
Lunedì 12 dicembre, alle ore 21.00 presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica si è tenuto il concerto “Omaggio a Carlo Ponti. Le musiche dei suoi film”. Attraverso le musiche dei suoi film più celebri ed amati, l’evento vuole rendere omaggio ad uno dei più grandi produttori cinematografici italiani, uomo colto e coraggioso che, nel corso di una memorabile carriera, ha promosso talenti indimenticabili e ottenuto successi straordinari in Italia e nel mondo.
Voluta da Sophia Loren, attrice simbolo del cinema italiano nel mondo e compagna di vita del celebre produttore e dai figli, Carlo Ponti jr ed Edoardo Ponti, la serata gode del Patrocinio di Roma Capitale e della Provincia di Roma ed è realizzata in collaborazione con Musica per Roma, Fondazione Cinema per Roma e Festival Internazionale del Film di Roma.
La serata si dividerà in due parti: la prima sarà uno straordinario viaggio nelle note che hanno accompagnato la storia cinema italiano.
Diretta da Carlo Ponti jr - direttore dell’Orchestra Nazionale Russa e della San Bernardino Symphony Orchestra in California e insignito nel 2000 del Premio Galileo per l’eccezionale successo musicale – l’Orchestra Roma Sinfonietta renderà omaggio a tre grandi film prodotti da Ponti: “Il Dottor Živago”, “La strada”, e “La ciociara”.
Nella seconda parte dirigerà la sinfonia n°4 di Tchaikovskj, musicista al quale il produttore era particolarmente affezionato.
La serata sarà accompagnata da una voce narrante d’eccezione: quella del regista Edoardo Ponti che introdurrà ogni brano raccontando aneddoti legati al padre.
«Questo omaggio a Carlo da parte mia e dei miei figli, che si terrà a Roma – afferma Sophia Loren – mi riempie di gioia e di tanti ricordi legati a questa città, a mio marito e ai miei figli. Sono molto emozionata! Vedere Carlo dirigere le musiche dei film diretti da suo padre, Edoardo raccontare alcuni episodi legati alla figura paterna, e risentire le note dei film, fra cui la Ciociara..!».
Il ricavato della serata, organizzata dalla Leonardelli Image Consulting, sarà interamente devoluto in beneficenza a tre fondazioni: Child Priority by Condé Nast, Gregorio Fun&Safe e Circolo di S.Pietro.
Dopo aver conseguito i suoi studi in direzione d’Orchestra ad Hartford, negli Stati Uniti, nel 2001 Carlo Ponti è diventato Direttore dell’Orchestra Nazionale Russa con la quale si è esibito il 20 maggio 2010 al cospetto di Papa Benedetto XVI nella Sala Vaticana Paolo VI. Dal 2001 è direttore musicale della San Bernardino Symphony Orchestra in California. Nel 2006 il Maestro Carlo Ponti ha ricevuto il Premio Galileo 2000 per l’eccezionale successo musicale.
Nel 1984 Edoardo Ponti muove i primi passi come attore, recitando accanto alla madre il ruolo di un bambino cieco in Qualcosa di biondo di Maurizio Ponzi, vincendo il Young Artist Award. Assistente personale di Michelangelo Antonioni, decide di passare dietro la cinepresa, esordendo come regista nel cortometraggio Liv (1998). La sua opera prima per il grande schermo è invece Cuori Estranei (2002) dove dirige sua madre, Mira Sorvino, Gérard Depardieu e Malcom McDowell.
Al Teatro Carcano Enzo Vetrano e Stefano Randisi in FANTASMI
Al Teatro Carcano
Enzo Vetrano e Stefano Randisi in FANTASMI
Con la riscrittura de L’uomo dal fiore in bocca e Sgombero di Luigi Pirandello, Enzo Vetrano e Stefano Randisi raccolgono i fili di un lungo percorso iniziato nel 1999 con la messinscena de Il berretto a sonagli, proseguito con L’uomo, la bestia e la virtù e Pensaci, Giacomino! e culminato con la coproduzione con Teatro de Gli Incamminati, Teatro Stabile di Sardegna e Teatro Carcano de I giganti della montagna, vincitore del premio Le Maschere del Teatro Italiano 2011 per il miglior spettacolo di prosa.
Tra questi allestimenti uno studio sull’uomo Pirandello ha generato Per mosse d’anima, una lettura/spettacolo che evidenzia le affinità e analogie tra la biografia del drammaturgo e le vicende narrate in molti suoi testi – novelle o drammi – sovrapponendo le parole scelte da Pirandello per raccontare la sua vita a battute dei personaggi da lui creati.
In FANTASMI, in un gioco di contaminazioni e sovrapposizioni, i due attori e registi siciliani – affiancati sul palco da Margherita Smedile – intrecciano quindi i fili del loro percorso con dialoghi surreali e citazioni fulminee attinte dal repertorio di Totò e Vicè, personaggi fantastico/poetici nati dalla fantasia dell’autore palermitano Franco Scaldati, per comporre una riflessione umoristica e struggente sull’attesa, il rifiuto e l’accettazione della morte.
Così fusi, i due atti unici pirandelliani danno la percezione del senso di grande vitalità e disprezzo del comune pensare che si respira in tutta drammaturgia di Pirandello, della capacità di irridere e far ridere con amarezza dei vizi e dei paradossi della società. Il luogo delle azioni – una stazione ferroviaria in cui sembra si sia fermato il tempo, per un bombardamento o una calamità naturale – diventa la “stanza della tortura” che Giovanni Macchia individua come topos costante nel lavori pirandelliani. E il fiore in bocca diventa malattia di un’intera società.
Al Teatro Carcano di Milano
da lunedì 12 a domenica 18 dicembre 2011
Teatro de Gli IncamminatiDiablogues/Compagnia Vetrano-Randisi
Enzo Vetrano Stefano Randisi Margherita Smedile
FANTASMI L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA - SGOMBEROColloqui con i personaggi di Luigi Pirandello
e con TOTO’ E VICE’ di Franco Scaldati
Scene Marc’Antonio Brandolini Costumi Mela Dell’Erba Luci Maurizio Viani
Drammaturgia e regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
Orari da lunedì a sabato ore 20,30 – domenica ore 15,30
Sabato 17 dicembre ore 15,30 e ore 20,30
Per informazioni e prenotazioni 02/55181377 – 02/55181362
Per scuole e gruppi organizzati 02/5466367 – 02/55187234
Prevendite on-line www.vivaticket.it; www.ticketone.it; www.happyticket.it
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Per informazioni www.teatrocarcano.com
Teatro Carcano – corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano
NOVECENTO di Alessandro Baricco diretto e interpretato da Corrado d'Elia
TRA INCANTO E MALICONIA...
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www.teatripossibili.it
NOVECENTO
di Alessandro Baricco
diretto e interpretato da Corrado d'Elia
Sotto il cielo di Roma pioggia di stelle al “Premio Goffredo Petrassi”
Roma, 12 dicembre 2011. Grande successo della VII edizione del prestigiosoPremio culturale “Goffredo Petrassi” che si è tenuto nella Sala a dedicata al musicista dell’Auditorium Parco della Musica che ha registrato il tutto esaurito. L’evento, ideato, prodotto e organizzato da Salvatore Genovese, direttore artistico dell’Associazione Culturale Gofffredo Petrassi, è nato per ricordare il grande maestro scomparso che era un uomo colto e poliedrico che amava, non solo la musica, ma anche la pittura, la scultura, il cinema e il teatro.
Quest’anno, la giuria di Qualità presieduta dal Maestro Ennio Morricone, ex allievo del grande maestro, e composta tra gli altri da Rosetta Acerbi Petrassi, Ursula Andress,Rossella Falk, Franco Mariotti, Maurizio Scaparro, ha assegnato il riconoscimento ai seguenti grandi artisti: Gigi Proietti, Stefania Sandrelli Ettore Scola, Kim Rossi Stuart, Bruno Cagli, Piera degli Esposti, Luis Bacalov, John Osborn, Irma Ravinale, Micha van Hoecke, Roman Vlad, Vittorio Sgarbi, Ennio Calabria, che hanno ricevuto una scultura dell’artista Silvio Alessandri scomparso nel febbraio di quest'anno e allievo Don Ugolino uno dei più grandi scultori mosaicisti italiani del 900. Il Premio è stato consegnato da personalità della cultura, della politica del giornalismo comeRosanna D’Agostino (Presidente Associazione Culturale Goffredo Petrassi), Rosetta Acerbi Petrassi, Maria Rosaria Gianni (Capo Redattore Cultura e spettacoli Tg1),Manuela Kustermann, Giorgio Bruno Civello (Direttore Generale Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica del MIUR), Barbara Bouchet, Alessandra Canale,Francesca Benedetti.
La kermesse, presentata da Pippo Franco, si è svolta in una cornice scenografica firmata da Franco Buzzanca sotto la regia di Enzo Avolio ed è stata un vero e propriospettacolo dal vivo accompagnato dall’orchestra International Chamber Ensemblediretta dal M° Francesco Carotenuto. Durante la serata due momenti molto suggestivi e molto apprezzati dal pubblico sono stati l’omaggio a Nino Rota della vocalistDonatella Pandimiglio e quello dedicato ad Irma Ravinale del “Coro Goffredo Petrassi” con il suo brano “Puer natus est”.
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“Un giorno lungo un anno” doppia recensione.
LA MIA VITA PER LA MUSICA AL TEATRO TRASTEVERE IN ROMA
La Compagnia del Brivido presenta in Prima Nazionale “La mia vita per la musica”, al Teatro Trastevere di Roma, delizioso teatro rinato dalle proprie ceneri e che quest’anno offre al pubblico affamato di cultura e musica, un cartellone di spettacoli ricchi e variegati. Per l’occasione ha avuto il piacere di ospitare una pièce teatrale improntata sulla vita del cantante romano Bruno Filippini, nato e cresciuto nella periferia di Pietralata durante gli anni della fine del secondo conflitto mondiale, luogo in cui non era facile emergere e diventare un famoso cantante .
La bravura del piccolo Bruno, la determinazione e la dedizione della madre hanno fatto si che il suo sogno ancora immaturo si realizzasse, infatti Filippini ancora adolescente inizia a cantare come solista al Coro della Cappella Sistina esperienza che gli portò ovviamente fama e visibilità, tant’è che nella sua carriera si trovò a calcare i migliori palcoscenici e a vincere nel 1963 il Festival di Castrocaro il quale qualche anno dopo gli diede la possibilità di partecipare per due volta al Festival di Sanremo. Oltre alla partecipazione ai Festival e all’incisione dei suoi dischi, Filippini è stato chiamato più volte a comporre musiche per i film di importanti registi come Zeffirelli e Visconti.
Lo spettacolo ,che ripercorre la vita e la carriera di Filippini, inizia proprio dalla sua infanzia vissuta a Roma accanto alla madre, in scena ad interpretare Filippini da bambino il delizioso Giorgio Federico Zela, mentre nei panni della madre e successivamente in quelli della musa ispiratrice la brava Francesca Stajano, che oltre alle doti recitative è provvista anche di ottime doti canore.
La prima parte dello spettacolo si è mossa attraverso canti e recitativi a scopo di proporre l’infanzia del cantante. Il tutto rigorosamente supportato da un fondale che ricordava le immagini neorealiste di Pasolini.
La seconda parte invece ha ripercorso la carriera di Bruno Filippini,il quale si è esibito con i suoi maggiori successi, il tutto accompagnato con vecchie proiezioni di repertorio che immortalavano il giovane cantante negli anni ’60, periodo in cui stava vivendo gli anni d’oro della sua carriera.
Lo spettacolo scritto da Francesca Stajano per la regia di Raffaello Sasson, è indirizzato ai nostalgici e ai fan della musica leggera degli anni ’60, ma anche a chi non conosce il cantante, lo spettacolo offre un pregiato compromesso fra teatro e musica (Michela Bambini)
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE ALL'ELFO PUCCINI
Una settimana di eventi culturali tra cinema, teatro, video, libri e musica attorno al Guglielmo Tel
TEATRO FURIO CAMILLO Bluestocking BRIC A BRAC
BRIC A BRAC
di Lucilla Lupaioli
con Antonio De Stefano, Flavia Pinti e Claudio Renzetti,
assistente regia Guido Del Vento, costumi Alberta Andreotti, foto Stefania Cesellato,
regia Alessandro Di Marco
In un rifugio di fortuna, in un futuro spaventoso già annidato nel nostro presente, Bobo e Tancredi aspettano che arrivi un messia capace di trasportarli in un mondo ideale, lontano dalle contaminazioni di una cultura divoratrice che impera e distrugge. L’irrompere di Alma, che vive conformandosi alle richieste della “civiltà”, trascina con sé gli echi di una generazione che non vuole soccombere. In un clima che spesso devia verso un’involontaria comicità, la scoperta di una verità sconcertante, sovverte le regole e li conduce verso un finale inaspettato: la realtà, con la sua cruda bellezza, si fa portavoce di una resurrezione che le illusioni non sarebbero state capaci di ipotizzare.
Lo spettacolo viene proposto all'interno della rassegna EXIT.
Torna l’uscita d’emergenza per identità teatrali: dal 5 al 18 dicembre 2011, sarà di scena presso ilTeatro Furio Camillo di Roma la quarta edizione di EXIT, la rassegna di teatro fatto e non detto, il teatro per la gente e tra la gente. La quarta edizione di quella che ormai è una realtà affermata e apprezzata nel panorama teatrale romano, vede protagoniste nove compagnie aderenti allaFed.It.Art, Federazione Italiana Artisti, che è anche organizzatrice della rassegna.
Teatro FURIO CAMILLO –Via Camilla,44 – Roma - info e prenotazioni al 06.7804476
Orario spettacoli: tutti i giorni ore 21.00
Info e prenotazioni: 334 2033760
STRA – SICURI Evento sulla Sicurezza Stradale Lunedì 12 dicembre al Ghione di Roma
STRA – SICURI
Evento sulla Sicurezza Stradale
Lunedì 12 dicembre 2011 dalle ore 10,00 al teatro Ghione di Roma si svolgerà “STRA- SICURI” una giornata evento sulla sicurezza stradale.
L’evento, promosso dall’Associazione Naschira si pone l’obiettivo di avviare una riflessione sulle questioni più importanti riguardanti la sicurezza stradale, con particolare attenzione alle “stragi del sabato sera” che vedono coinvolti giovani e giovanissimi.
La tematica principale che si andrà ad affrontare è quanto la musica incida su tale fenomeno. All’interno delle discoteche i giovani si relazionano all’ascolto di musica il cui volume non è affatto consono alla stabilità fisica. La musica è arte, ma non sempre e non solo, basti pensare alla nuova droga somministrata via internet in cuffia di musica a Decibel ultra elevati. A tal proposito il musicologo, compositore e scrittore Benedetto Conte spiegherà la differenza tra Musica e Rumore.
I gravi incidenti occorsi sulle strade che riconducono i giovani a casa avvengono dopo aver trascorso una notte esposti ad un tipo di fruizione musicale che risponde a determinate caratteristiche ed ascoltata in determinate condizioni esasperate.
Platone, comprese la capacità della musica di entrare in relazione con la sfera psichica dell’uomo. L’educazione musicale, dunque, è importante perché “il ritmo e l’armonia penetrano profondamente entro l’anima e assai fortemente la toccano conferendole armoniosa bellezza”.
Obiettivo primario dell’evento è quello di sensibilizzare i giovani a riconciliarsi con la musica nell’autentico binomio di Musica-Arte.
Seguirà alle la presentazione del fumetto sulla famiglia degli StraSicuri e le prove con fonometri con esperti della “C.S.”Consulenza sulla sicurezza e con il musicologo Benedetto Conte nonché la presentazione di vari video di formazione della Tesa (Tutela e Sicurezza Automobilistica) con il Dott. Carmelo Trotta e interventi di AISCAM (Associazione Italiana Sicurezza Circolazione Automezzi e Moto) e AVIS e del libro “Una musica leggera per una società leggera” del maestro Conte (16,30 – 18,30).
La serata si concluderà alle ore 21 con lo spettacolo tenuto dagli ospiti in rappresentanza dei vari generi musicali (leggera, lirica, musical, hip hop, jazz) e con la sfilata di note Griffe nazionali.
Durante la giornata sarà possibile avere, con un’offerta libera, un calendario il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza per la Fondazione Michele Di Salvia. La Fondazione ha caro il tema della prevenzione in materia di sicurezza stradale e sensibilizza gli utenti della strada alla guida sicura, attuando congiuntamente alle Istituzioni, Enti locali ed organizzazioni no profit programmi ed iniziative tese alla riduzione della mortalità e della morbosità conseguenti agli incidenti stradali.
Via delle Fornaci, 37
tel. 066390578
12 Dicembre 2011
dalle 10h00 alle 24h00
GOTA DE PLATA - recensione
Grande successo per il ritorno del flamenco a Roma. Sabato 3 e domenica 4 dicembre, sul palco del Teatro Italia è andato in scena “Gota de Plata”, spettacolo di musica, teatro, danza flamenco. Tre generi che fanno di “Gota de Plata” un interessante esperimento di flamenco recitato, tre generi che vengono utilizzati, dalla regista Maria Cristina Gionta, come strumenti narrativi.
Lo spettatore non si trova davanti ad una danza che vuole essere solo espressione di se stessa ma, aperto il sipario, ci si trova di fronte a una donna “spaesata”, una donna che si trova lontana, che fugge dalla caotica quotidianità per ritrovarsi in angolo di mondo spazio temporalmente indefinito, quasi fosse una dimensione del suo intimo, una dimensione interiore.
Ecco allora che riscopre le piccole cose, la natura, l’intensità dei piccoli gesti: un’allegoria del flamenco, una danza, appunto, che gioca sui gesti più naturali di chi lo balla e sulle piccole vibrazioni del corpo. Il suo viso corrucciato, la sua espressione di sofferenza e stanchezza svanisce, pian piano che i suoi gesti goffi e meccanici, si distendono e si trasformano in passi di danza.
A interpretare e a ideare magnificamente questa danza è Francisca Berton, danzatrice formatasi presso gli studi “Amor de Dios” di Madrid. Una danza ispirata dal duende, il demone del flamenco che si impossessa di chi lo interpreta guidando i movimenti, e dall’orchestra: Rosarillo la voce, Carlo Soi alla chitarra, Paolo Monaldi alle percussioni, Francesca Agostini al flauto traverso; completa il cast il chitarrista Sergio Varcasia, che ha curato anche la direzione musicale.
I gesti sensuali, colorati e talvolta disperati e struggenti di Francisca Berton sono accompagnati dalla calda voce di Rosarillo che dimostra di avere oltre all’immensa bravura, un forte coinvolgimento emozionale con la danza del flamenco, questa danza popolare, folcloristica che da circa un anno è diventata patrimonio dell’UNESCO. Grande affluenza di pubblico per le due date romane e forti applausi per quest’arte che continua ad affascinare intere generazioni di tutto il mondo. Lo spettacolo è stato prodotto dall’Associazione Cadeau, con i patrocini dell’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico del comune di Roma
e dell’Istituto “Cervantes”. (JESSICA ZECCHINATO)
EXIT AL TEATRO FURIO CAMILLO DI ROMA - PROGRAMMA COMPLETO
Federazione Italiana Artisti
PRESENTA
EXIT
EMERGENZE PER IDENTITA' TEATRALI
Quarta edizione
Teatro Furio Camillo
dal 5 al 18 dicembre 2011
Torna l’uscita d’emergenza per identità teatrali: dal 5 al 18 dicembre 2011, sarà di scena presso il Teatro Furio Camillo di Roma la quarta edizione di EXIT, la rassegna di teatro fatto e non detto, il teatro per la gente e tra la gente. La quarta edizione di quella che ormai è una realtà affermata e apprezzata nel panorama teatrale romano, vede protagoniste nove compagnieaderenti alla Fed.It.Art, Federazione Italiana Artisti, che è anche organizzatrice della rassegna.
Il sipario si alza lunedì 5 dicembre alle 18,30 con il “IL FASCINO DISCRETO DI EXIT”, conferenza- aperitivo sotto riflettori aperta a chiunque voglia conoscere da vicino la rassegna che da quattro anni incuriosisce e coinvolge, il pubblico romano e non solo. Una festa, un aperitivo, un tempo per fermarsi e brindare alla cultura e all’arte. Martedì 6 dicembre, la Compagnia LABit presenta “CHI MI AMA MI PRECEDA” tratto da Ennio Flaiano con Gabriele Linari, Ippolita Nigris Cosattini, Alessandro Porcu, Veruska Rossi, Andrea Vaccarella, per la regia di Gabriele Linari. Mercoledì 7 e giovedì 8 dicembre, tocca alla compagnia Overlook con la prima nazionale di “IL TEMPO DI UNA SIGARETTA” scritto da Enrico Antognelli, regia di Massimiliano Zeuli, direzione musicale Teodora Ristic. Venerdì 9 e sabato 10 dicembre è la volta della compagnia Teatraltroche propone due prime nazionali: Venerdì 9, è di scena “MIRAFIORI OUTLET”, da un'idea di Sergio Tosti, con Sara Tosti, Sofia Vigliar, musiche originali di Domenico Vellucci, Giulio Tosti, regia Federica Marchettini; sabato 11 debutta “CAPITAN FRACASSATO” tratto dal romanzo di Teophile Gautier, di e con Eduardo Ricciardelli, regia Pino Carbone, musiche dudubalu.“RIFLESSIONI MUSICALI”, della Kipling Academy, è il concerto per pianoforte eseguito dal Maestro Stefano Caponi, in scena domenica 11 dicembre. Lunedì 12 dicembre la compagnia Bluestocking è di scena con “BRIC A BRAC” di Lucilla Lupaioli con Antonio DE Stefano, Flavia Pinti, Claudio Renzetti, regia Alessandro Di Marco. Tocca poi alla compagniaAbraxa Teatro che propone due spettacoli in prima nazionale: martedì 13 dicembre, “LA VOCE DEGLI ALBERI”ecologia, arte e vita di Hermann Hesse con Massimo Grippa, Paolo Grippa e Martina Verdi, drammaturgia e regia di Emilio Genazzini, mentre mercoledì 14 dicembre è di scena “GIOCO SEGRETO - Più nitida è l’ombra più forte è la luce” Testi e interpretazione di Francesca Tranfo, drammaturgia e regia di Emilio Genazzini. Giovedì 15 dicembre, si apre il sipario per il Teatro della Giostracon lo spettacolo "POLVERE" di Alessandro Di Somma, per la regia di Lorenzo Montanini, con Alessandro Di Somma, Carlotta Piraino, Eleonora Turco, Diego Venditti, Sonia Villani, Marco Zordan. Venerdì 16 dicembre, il Teatro La Scaletta e il Circolo degli artisti presentano “VANITAS” da “La Commedia della Vanità” di Elias Canetti, adattamento di Silvana Tamma, regia Luca Ventura. Exit si conclude sabato 17 e domenica 18 dicembre con la Compagnia Teatro dell’Applauso che propone lo spettacolo “GHIUNAICOOS” Le Troiane di Euripide, in prima nazionale con Rossana Bellizzi, Elisa Faggioni, Valentina Gemelli, Rita Pasqualoni; regia: Elisa Faggioni.
EXIT è una commistione perfetta di generi, con un cartellone che vede a confronto drammaturgia contemporanea, classici e musica. Due settimane di spettacoli pensati per accompagnare il pubblico in un viaggio/percorso nel fitto bosco teatrale e musicale romano, seguendo un unico sentiero: vedere il teatro come luogo d'incontro, di confronto, di emozioni e di pensieri, un teatro per tutti e di tutti, che abbia davvero qualcosa - ancora - da dire.
Questa quarta edizione, prevede delle importanti novità. La prima è la presenza di una Commissione Artistica volta ad offrire la possibilità di ulteriori sviluppi agli spettacoli in calendario; la seconda è un prolungamento della rassegna al teatro Ambra alla Garbatella nei giorni 29/30/31 maggio 2012 con tre spettacoli che saranno scelti dalla direttrice del teatro, Simona Banchi e che sarà presente in commissione. Ad affiancarla inoltre vi saranno: Luca Fornari direttore dell’ATCL, Viviana Toniolo, direttrice del Teatro Vittoria, Marco Prosperini, direttore del festival Spazi e Memorie, Mauro Buttinelli , produttore musicale di Raitrade, Enzo Aronica, regista e organizzatore del Fontanone Estate, Francesco Verdinelli,direttore artistico del Teatro Lo Spazio,Gianmaria Cervo, direttore artistico del Festival Quartieri dell'Arte e Fabio Galadini direttore artistico delle rassegne: Teatri Soratte e Festival Civita Castellana,Valeria Benedetti Michelangeli docente presso il Centro Sperimentale di Cinematografia e presso Il Centro Internazionale La Cometa .
EXIT è promossa dalla Fed. It. Art. e le compagnie, ad essa affiliate, che partecipando alla rassegna si auto producono in quanto sostenitrici e ideatrici del progetto.
Il sipario è aperto, EXIT vi aspetta al Teatro Furio Camillo!
Si ringraziano:
MARTEMAGAZINE e SALTINARIA
per il sostegno accordato, in qualità di media partner della rassegna.
Ecco il trailer della rassegna:
http://www.youtube.com/watch?v=sIBJ4CuBSAI&fb_source=message
Teatro FURIO CAMILLO –Via Camilla,44 – Roma - info e prenotazioni al 06.7804476
Orario spettacoli: tutti i giorni ore 21.00 tranne la conferenza/aperitivo che si terrà alle 18,30 e il concerto di domenica 11 che si terrà alle 18,00
Biglietto unico: 12 euro
Promozione CRAL, Studenti e Anziani ATEATROINDUE
2 biglietti a 16 euro - Info e prenotazioni: 334 2033760
Rassegna convenzionata ATAC: ogni coppia che si presenta al botteghino con l’abbonamento ATAC o con un biglietto timbrato in giornata, avrà diritto a due biglietti per un totale di 16 euro invece che 24 euro!
Inoltre tutti coloro che si presenteranno al botteghino a nome di Saltinaria, Martemagazine o con la MarteCard, avranno diritto al biglietto con formula ridotta ATEATROINDUE
UFFICIO STAMPA EXIT
MAYA AMENDUNI
3475828061
mayaamenduni@gmail.com - mayaamenduni@virgilio.it

PIERO MAZZARELLA in MILANO PERCHE'
“un lunedì speciale”
vizi, il dialetto, i suoi racconti, la sua storia, le sue tradizioni, che guarda al
passato sempre proiettata nel futuro, in un nuovo Spettacolo Teatrale cantato
da Renato Dibì e raccontato da Piero Mazzarella.
Piero Mazzarella, potrebbe essere definito “attore milanese in italiano” c’e in lui un attore moderno, attuale, forse il solo attore “naturale”, con la sua secchezza, la brevità, l’economia dei gesti e delle intonazioni, la rapidità e l’anticipo dei ritmi e dell’ellissi che è propria di tutte le sue recitazioni dialettali. In una Milano che comincia a mescolarsi e a mostrare un volto diverso, Mazzarella è una creatura di Milano di oggi. Vederlo recitare provoca la sensazione di trovarci davanti all’ultima incarnazione della grande scuola dialettale milanese; ha una sintesi, una visione della vita, dura, intelligente, spietata,
drammatica, la visione di un uomo che attraverso i suoi racconti, spia i colori e l’orizzonte calamitoso e convulso della nostra Milano.
Remato Dibì, elegante cantautore-poeta è da tempo considerato il migliore interprete italiano della grande tradizione degli Chansonniers. Fin da giovanissimo scrive e propone le sue prime canzoni, in seguito approda al Cabaret che gli permette di usare un
linguaggio non convenzionale e lo porta pian piano a crearsi una sua ben precisa dimensione. Il suo canto rivela una passione ugualmente intensa sia che interpreti la “Chanson”, sia che esprima i suoi sogni personali. Interprete e autore di “Milanocanta”,
la musica è evidente, lo prende come l’amore e lo conduce dove vuole: di preferenza a lasciare il sogno nel cuore del pubblico che lo ascolta. Non capita spesso ma è quanto ci offre questo raro artista forgiato alla scuola milanese, il più illustre d’Italia, il più affine alla scuola francese.
Gian Pietro Marazza, musicista di grande ecclettismo; diplomato in fisarmonica e chitarra classica, ha studiato composizione con il M° Corradini, il M° Soresina e il pianoforte col M° Aldo Rossi. Fisarmonicista e arrangiatore in diversi spettacoli di Moni Ovadia e per vari Teatri, tra i quali il “Piccolo Teatro di Milano e il Teatro Petruzzelli”- è autore di colonne sonore per la Tv, il Teatro ed esecutore per diversi Films, tra i quali “Pane e tulipani”. Ha
pubblicato innumerevoli brani per fisarmonica e per chitarra. Con il trio musicale
Rhapsodija ha tenuto concerti in Italia, Europa, Africa e le Americhe.
Informazioni
Prenotel. 02.34532140 - lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20
Ritiro biglietti: Uffici via Principe Eugenio 22 - lunedì > venerdì ore 11> 13 ; botteghino del teatro - via Mac Mahon 16 - nei giorni di spettacolo, un’ora prima dell’inizio; il sabato ore 17 > 22. Domenica un’ora prima dello spettacolo. Prevendita:
Biglietti: 18,00 Euro - costo prevendita e prenotazione 1,50 /1,00 Euro
Riduzioni: 12 Euro (under 25); 9 Euro (over 60) - Convenzione con il Comune di Milano
Per gli abbonati sconto di 30% su tutti gli spettacoli in cartellone, tranne i Progetti Speciali
Orari spettacoli: ore 21 Trasporti pubblici: tram 12/14 bus 78 Accesso disabili: con aiuto
Teatro OUT OFF v. Mac Mahon, 16 - 20155 Milano
Uffici, via Principe Eugenio, 22 - 20155 Milano
Telefono 02.34532140 Fax. 02. 34532105; E-Mail: info@teatrooutoff.it; www.teatrooutoff.it
La fortuna di Eduardo in scena al teatro Sette di Roma
Al teatro ‘Sette’ di via Benevento in Roma, dal 29 novembre all’11 dicembre 2011, la compagnia “Attori&company”, diretta dall’attore e regista Mario Antinolfi, porterà in scena la commedia di Eduardo De Filippo e Armando Curcio: ‘La fortuna con la EFFE maiuscola’. Si tratta di un’opera esilarante, un vero e proprio ‘classico’ del teatro napoletano, che si rifà alla commedia dell’arte e alla farsa con il semplice intento di divertire ed emozionare il pubblico.
E’ un testo scritto nel 1942 dal grande Eduardo De Filippo, in collaborazione con uno dei principali autori e commediografi contemporanei, Armando Curcio, noto in quanto fondatore dell’omonima casa editrice. È una comicità che riesce a emergere dal dolore e dalle lacrime, dipingendo situazioni grottesche, alle volte apparentemente poco realistiche. Gli autori abbinano anche una morale, un contenuto che porta lo spettatore a riflettere su alcuni aspetti antropologici della vita dell’uomo, evidenziandone le condizioni di bisogno morale, materiale e di giustizia. Il tema è quello della povertà e della fatica di tirare avanti ogni giorno: problemi, purtroppo, ancora attuali per tante famiglie italiane, sebbene Eduardo abbia scritto questa commedia quasi 70 anni fa. Il protagonista, Giovanni, vive insieme alla sua sconfortata moglie Cristina - una donna provata dalla vita e ormai rassegnata – e il cognato Erricuccio, con il quale c’è un completo disaccordo. Erricuccio è un uomo rimasto bambino, tanto da credere di essere il loro figlio. Il protagonista, insieme alla sua famiglia, è talmente povero che vive sempre col desiderio di fare soldi con qualsiasi espediente, come se la fortuna di fare danaro potesse risolvere ogni problema. Finisce così per mettersi nei guai e, pur di racimolare qualche soldo, firma ‘carte false’. Tuttavia, nel finale arrivano la tanto attesa ‘buona sorte’ e i bramati soldi, anche se la vera ‘fortuna’ - quella con la ‘F’ maiuscola - sarà la riconquista dell’affetto della famiglia, degli amici e di tutti coloro che fanno parte della sua vita. Mario Antinolfi, da autentico ‘maestro’ del teatro partenopeo, è insomma riuscito a riadattare quest’opera dandole quei contorni di universalità che la rendono accessibile a un pubblico anche non napoletano. La commedia, infatti, è recitata in dialetto, ma il regista è riuscito a ‘smussare’ quei caratteri di peculiarità linguistica, al fine di riportarla su un terreno culturale di carattere ‘nazionale’. Ciò, tuttavia, senza perdere il senso e il ‘sapore’ delle tradizioni popolari più profonde della città del Vesuvio. Napoli è infatti una città con un passato da capitale europea, che inevitabilmente propone una nazionalità propria, un’identità precisa, fortemente caratterizzata. La delicatezza dell’operazione e l’amore stesso che il regista Antinolfi è riuscito a trasmettere nella rappresentazione appare come un elemento di riflessione e di merito assai interessante, in un momento storico in cui risulta prezioso riflettere sulle molteplici ‘italianità’, sulle nostre stesse tradizioni, non per farne una sintesi di ‘appiattimento’, bensì per trovare la giusta ‘media ponderata’. Arricchiscono la storia, le musiche originali di Roberto Antinolfi e l’accurata scenografia di Clara Surro.
Stefano Paolini Francesca Buffo e Marcello Tamasco
Compagnia Teatrale "Attori & Company" di Mario Antinolfi
Ufficio Stampa 338 – 7318383
www.attoriecompany.it
Al Teatro 7,Via Benevento, 23 – 00161 ROMA Tel. 06 44236382
(da martedì al sabato ore 21,00 e la domenica ore 18,00)
La Compagnia “Attori e Company” diretta da Mario Antinolfi presenta:
LA FORTUNA CON
LA 'F' MAIUSCOLA
Tre atti di Eduardo De Filippo e Armando Curcio
| Direzione | Mario Antinolfi |
| Scenografia | Clara Surro |
| Musiche | Roberto Antinolfi |
| Costumi | Lucia Mirabile |
| Luci | Jacopo Jarach |
| Collaborazione Artistica | Mario Antinolfi, Lucia Pigliasco, Filippo Valastro, Beppe Farina, Stefano Lopez, Rossella Visconti, Lianna Lipani, Davide Bellofiore, Luca Cardillo, Francesca Muoio, Stefano Paolini |
| Autore | Eduardo De Filippo – Armando Curcio |
| Ufficio Stampa | Francesca Buffo e Marcello Tamasco (Komunicare.org) Stefano Paolini – collab. Beatrice Di Cataldo |
| Assistente alla regia | Claudia Dezio |
| Foto di Scena | Emanuela Lemme – Fabio De Stefano |
| Scenotecnico: | Guido Ghelardini |
| Macchinista: | Raffaele Coppola |
| Sito | www.attoriecompany.it |
| Web Master | Rosario Autiero,Collab:Alessandro Spina,Daniele Patrioli |
| Compagnia | Attori e Company |
Personaggi e interpreti
Giovanni Mario Antinolfi Vincenzo Davide Bellofiore
Cristina Lucia Pigliasco Concetta Rossella Visconti
Erricuccio Filippo Valastro Assunta Francesca Muoio
Notaio Beppe Farina Sandrino Luca Cardillo
Avvocato Stefano Lopez Pietruccio Stefano Paolini
Consuelo Lianna Lipani
Biglietteria: via Benevento 23; dal lunedì al venerdì ore 10.00-21.00; sabato ore 16.00-21.00; domenica ore 16.00-18.00
Info e prenotazioni: 06.442.36.382 teatro@teatro7.it www.atrapalo.it
Questa commedia è recitata in dialetto napoletano, ma ho cercato di ‘smussare’ alcuni caratteri di peculiarità linguistica, al fine di riportarla su un terreno culturale di carattere ‘nazionale’. Ciò cercando di non perdere il senso e il ‘sapore’ delle tradizioni popolari più profonde della 'napoletanità'. Napoli è infatti una città con un passato da capitale europea, che inevitabilmente propone una nazionalità propria, un’identità precisa, fortemente caratterizzata. L’amore che ho tentato di trasmettere in questa rappresentazione credo possa essere un elemento di riflessione importante, in un momento storico in cui risulta prezioso indagare sulle molteplici ‘italianità’ e sulle nostre stesse tradizioni, non per farne una sintesi omologativa, bensì per trovarne la giusta ‘media ponderata’. (Mario Antinolfi)
PICCOLI CRIMINI CONIUGALI – recensione
“Ti amo e allora muoio”. E’ questo ciò che Lisa scrive a caratteri cubitali al marito in uno dei loro tanti litigi. E’ questo il succo di un destino che non si può eludere. I due si appartengono, ma dopo quindici anni di matrimonio sono sprofondati nella più totale normalità della vita di coppia. Una normalità che è diventata indifferenza. L’inabissamento dei due coniugi verso l’inferno è necessario quindi per riemergere, per raggiungere la serenità.
Piccoli crimini coniugali, un atto unico tratto dal lavoro di Eric-Emmanuel Schmit portato in scena al Teatro Libero di Milano dalla compagnia del Teatro Stabile di Verona, svela allo spettatore i meccanismi complessi che sono alla base del rapporto di coppia, mettendone in luce gli aspetti più intimi e nascosti.
I due protagonisti Lisa e Gill – che nella versione riproposta dal regista Alessandro Maggi diventano Lui e Lei - si ritrovano a vivere la loro quotidianità nel claustrofobico salotto di casa, dopo che lui è stato dimesso dall’ospedale completamente privo di memoria in seguito ad un incidente domestico. Apparentemente sono una coppia come tante, dove la moglie premurosa ricostruisce tassello dopo tassello i momenti passati insieme, aiutando il marito a recuperare la memoria. Via via che si ripercorrono quei momenti vengo alla luce le crepe di un rapporto che lei vorrebbe fatto solo di luci, ma che invece presenta molte ombre.
Sono i dialoghi pungenti e brillanti che svelano infatti una realtà ben diversa dal rassicurante quadretto familiare. Le continue punzecchiature, le battute taglienti, le frasi non dette, i rancori e le gelosie lasciano trasparire che il mènage si è trasformato ormai in un vero inferno.
Perché lei si ostina a mentire al marito, raccontandogli di una vita matrimoniale felice? Perché nasconde i problemi che c’erano nel loro rapporto? E perché, nonostante le ripetute avances, non si concede a lui? E ancora, come mai lui accenna a dei dettagli del loro viaggio di nozze anche se sostiene di non ricordare nulla di tutto ciò che sia successo nella sua vita prima dell’incidente?
Sono solo alcuni dei misteri di questo giallo coniugale, ma proprio svelando questi misteri si arriverà alla verità.
Una pièce teatrale, raccontata in maniera brillante da i due attori Elena Giusti e Paolo Valerio, molto intensa, breve ma incisiva, che porta il pubblico a non essere semplice spettatore – e in questo la vicinanza del palco alla platea aiuta molto – ma lo costringe a riflettere sul vero senso della vita di coppia e su quel sentimento tanto complesso che è l’amore. (Lina Ceglia)
Dal 29 novembre all’11 dicembre al Teatro Libero di Milano
Con Elena Giusti e Paolo Valerio
regia di Alessandro Maggi
Musiche di Germano Mazzocchetti
Scene costumi di Marta Crisolini Malatesta
Luci di Enrico Berardi
MIDNIGHT IN PARIS - recensione
L'attesa è finita, Woody è tornato. E' tornato ai suoi livelli medio-alti, dopo le prove deludenti degli ultimi film, anche se non ancora ai picchi dei suoi anni d'oro. La lunga e dorata trasferta europea non gli fa bene, non c'è nulla di male per un intellettuale ebreo-newyorkese, a fare il Grand Tour europeo, visitare da gran signore, e questo è il problema su cui ritornerò dopo, le capitali del Vecchio Continente, ma forse doveva rimanere un viaggio privato, non una serie di film, alcuni pessimi come "Vicky Cristina Barcelona" e "incontrerai l'uomo dei tuoi sogni", quest'ultimo il nadir della sua luminosa carriera. Quanto gli aveva rinfacciato Spike Lee molti anni fa è vero: Allen vive fuori dal mondo, anche se si sposta nel mondo. Che sia New York, Venezia, Parigi, Londra , la città è sempre uguale. Gruppi di persone tra il ricco e il benestante che si spostano da un Grand Hotel a un ristorante, da un negozio di antiquariato (fare caso, quasi in ogni film ce n'è uno) a una libreria, spostandosi col taxi. Per rilassarsi da questa dura vita, si concedono una passeggiata nel parco, che in qualsiasi città è simile in modo inquietante al Central Park. Anche Roma nel prossimo film sarà descritta così, ne sono sicuro. Deve essere la vita che fa Woody, beato lui, però altri registi con meno talento hanno descritto le città come sono veramente. Il film è gradevolissimo, e preferirei non anticipare nulla della trama che è ricca di sorprese e colpi di scena, ha una sceneggiatura colta ed elegante. Un viaggio nel tempo, questo possiamo dirlo, mai banale. Il ricordo va subito alla Rosa purpurea del cairo o a Radio Days. nostalgia di tempi che non si sono vissuti, di una golden age che forse non c'è mai stata. Il protagonista Owen Wilson è finalmente bravo, anche se woodyallenaeggia troppo, nel modo di parlare, nei movimenti, scelta registica certo. Marianne Cotillard, lanciatissima ultimamente, è bella e solare, brava e intensa.. La tanto chiaccherata partecipazione di Carla Bruni è un piccolo ruolo, un cameo, uno scherzo. Il gioco di attori è perfetto, ambientazioni sceltissime, la cinepresa si muove da sola.
Consigliatissimo, anche ai non fan di Woody Allen.
(ANDREA DAZ)
LA LIBERTA' PASSA DI QUI al Teatro Accento - recensione
Il palco del Teatro Accento di Roma è circondato dalle mura spoglie di un carcere di minima sicurezza di Los Angeles la cui unica luce proviene da una finestra sbarrata.
Una scenografia semplice, accompagnata da un attento gioco di luci, sostiene un lavoro teatrale tutto al femminile dove lotte tra gang, espressioni forti e balli Hip-hop fanno da percorso a sei ragazze con un passato difficile e un’occasione irripetibile per riappropriarsi della loro vita.
Una pièce teatrale che tocca le giuste corde delle emozioni alternando momenti di riflessione a momenti di leggerezza regalati dalle coreografie Hip-hop curate da Alessio Marchini. È proprio la danza a rappresentare la particolarità di uno spettacolo che, come spiega l’autore, non vuole essere di denuncia ma un semplice modo per sconfiggere l’imbarbarimento civile. E per farlo Mondini consegna nelle mani di otto attrici e ballerine un testo che parla di libertà. Una libertà che non è solo quella fisica (l’obiettivo delle ragazze non è solo quello di uscire dal carcere) ma mentale. La libertà, si legge nelle note di regia, si trova ovunque ci sia il pensiero libero. Una libertà che può avere come punto di partenza la conoscenza. E per questo la giovane educatrice Beth, interpretata dalla Duranti, avrà il compito di portare avanti un programma di recupero per queste giovani ragazze. Sei fanciulle già segnate dalla vita ma che, con coraggio, affronteranno il buio del loro passato, per raggiungere la luce della speranza in cambio di un futuro migliore. Sei mesi: questo è il tempo che la direttrice del carcere, messa in scena da Maria Teresa Pintus, mette a disposizione. Centottanta giorni per imparare a sognare, per sapere, per conoscere.
Ce la faranno? Questo è tutto da scoprire in uno spettacolo da non perdere. La forza di questo spettacolo sta nel trattare temi attuali, che ogni giorno vengono proposti da mass media, in uno spazio teatrale. Una scelta fortemente voluta da Stefano Mondini che spiega: “Il pubblico vuole andare a teatro per vedere uno spettacolo, vuole evadere, vuole emozionarsi e non sentirsi dire come è brutta una certa realtà, ma vedere una storia che può dare spunti di riflessione”, e di spunti per riflettere in questo atto unico, che inaugura la stagione dell’Accènto teatro, ce ne sono davvero tanti. Da vedere. (DEBORA BELMONTE)
In scena fino all’11 dicembre nel piccolo e confortevole teatro di Testaccio, è in scena La libertà passa di qui scritto e diretto da Stefano Mondini con Sabrina Duranti, Maria Teresa Pintus, Francesca Lastella, Mara De Sanctis, Carlotta Guido, Martina Barone, Martina Giometto e Francesca Caracci. alle luci e fonica Marco Fumarola, musiche di Angelo Talocci, coreografie di Alessio Marchini e Francesca Lastella che cura anche i costumi.
QUANDO HO SAPUTO CHE IL TEATRO VALLE ERA STATO OCCUPATO...
Ho passato i primi dodici giorni a frequentare assemblee e serate organizzate. Non voglio entrare ora nel merito di tutte le tematiche trattate perché avrei bisogno di più spazio per andare a fondo su ogni questione, ma spesso dalla reale superficie delle cose si possono trarre molti segni, forse più interessanti dei contenuti. I miei sentimenti erano contrastanti rispetto a ciò che si stava manifestando, non per diffidenza o pregiudizio, ma per rapporti concreti di ciò che veniva detto e fatto. Le parole sono sempre belle se si vogliono decorare, e gli slogan sono molto efficaci per accumulare consensi di massa, ma purtroppo o per fortuna non mi sono mai sentito parte di una massa.
Ascoltavo con estrema attenzione tutto ciò che veniva dichiarato e messo al bando, alcune cose le gradivo altre meno, ma qui non si tratta di gusti personali, quanto alla reale efficacia e ipotetica coerenza di un movimento che si stava allargando.
Tra i migliaia di interventi più o meno concreti, che andavano a sfociare in evitabili psicodrammi di gruppo, sembrava che delle cellule potessero portare a prospettive realizzabili; ma quando si andava avanti col passare dei giorni e il movimento mi sembrava prendesse una piega un po’ troppo ideologica con evidenti logiche di potere, il mio istinto è stato quello di non aderire in maniera diretta a questo fenomeno.
In maniera più semplice: si parlava di apertura, di trasparenza, di etica, di arte, di cultura, di rapporti, di amministrazione, di cinema, di spettacolo,….tutte cose molto interessanti in chiave teorica, forse un po’ troppe tematiche tutte insieme.
Ma la pratica sembrava dicesse altro, sembrava che bisognasse giustificare la propria presenza o non, che ciò che era lì era il giusto assoluto, si parlava spesso con un linguaggio televisivo per confrontarsi, si citavano grandi del passato in maniera superficiale, come se fossero santini da appendere al muro, che ci fosse una voglia di dimostrare più che mostrare, che si volessero dare più messaggi che nuove forme rivoluzionarie, che si stesse prendendo una piega insomma moralistica.
A mio parere in un momento storico come il nostro dove i valori hanno avuto una drastica caduta, ripristinarli mettendo insieme retaggi culturali e politici insieme all’arte non può funzionare.
Noto che quando un movimento diventa ideologico c’è sempre una dissociazione tra idea e azione, che porta inevitabilmente a contraddizioni interne non dinamiche e autoreferenziali.
Bisognerebbe cercare di tornare ad avere un rapporto più naturale con gli oggetti e le persone, e per naturale non intendo quotidiano o semplicistico, cercando di non forzare troppo le proprie idee.
Quando il concetto e il pensiero prevale sulla natura dei rapporti e delle cose si rischia di perdere la spontaneità e la luce che da essa potrebbe nascere.
L’ideologia la trovo statica e pericolosa, a differenza degli ideali, perché pur essendo chiara e manifesta almeno apparentemente sulla carta, divide in chiave drammatica cosa è giusto e cosa è sbagliato, un bianco e un nero imprescindibile, che ovviamente non dialoga con la realtà caotica che ci circonda.
Quello che ho visto al Teatro Valle in questi ultimi due mesi non è stato sbagliato di per sé almeno negli intenti: l’organizzazione è stata impeccabile, molte persone hanno dimostrato di valere nel campo dello spettacolo e l’energia che si è creata seppur vitalistica è stata elevata. Non è un caso che ciò che ha attirato maggiormente le persone è stata la musica, musicisti più o meno noti che sono venuti a portare la loro solidarietà: non basta però che arrivi un personaggio famoso e dica:”io sono con voi”. Questo voi e noi più volte re-citato che mi allontana, questo noi che mi sembra sempre di più appartenere ad una casta di addetti ai lavori che fanno guerra ad altri addetti ai lavori.
La fragilità di questo grande evento è palese, anche a chi non volesse vedere, perché è stata messa troppa carne sul fuoco confondendo e mischiando i luoghi e i linguaggi trattati dagli occupanti.
Perché è dalle azioni che si vede la prospettiva e l’origine delle cose, e per azione comprendo anche la parola, e quando nelle parole ci sono troppe dichiarazioni d’intenti si rischia di perdere la strada che si stava percorrendo, ammesso che uno volesse realmente percorrerla.
Per esemplificare ciò che ho dichiarato, l’esempio è il voler come al solito avere due piedi in una scarpa: uno degli slogan più accolti è stato”com’è triste la prudenza”, ma la mia conseguente domanda è “cosa c’è tanto di rischioso nell’occupare un teatro vuoto d’estate, creare eventi in chiave spettacolare e dibattere sul futuro della “cultura italiana?”. A mio parere non è un’azione rivoluzionaria, e quando un movimento diventa marchio di fabbrica, che si vuole già vendere e ricreare o ricadere negli stessi meccanismi economici, tutto ciò che ideologicamente ci si era preposti, decade naturalmente in un fiume artificiale di malizia culturale che genera ipocrisia.
Perché non dire semplicemente: “Noi vogliamo lavorare, e lo sappiamo fare!” E probabilmente per molti è vero; ma cosa c’entra lo spettacolo con l’arte? L’arte con l’etica? Perché farsi rappresentanti di un’etica attraverso una sedicente arte quando è lo spettacolo a prevalere con le sue logiche di mercato? Diciamo pure che l’occupazione del Teatro Valle è stato un grande spettacolo, dove molte persone hanno cercato di collocarsi in una chiave identitaria a mio avviso illusoria; perché quando si appartiene a un gruppo ci si identifica sempre, ma in un’identificazione di stampo ideologico c’è sempre la mistificazione di tutti gli interessi personali. (scritto da Anonimo)
EQUIVOCI D'AMORE E POI... al Teatro Duse di Roma - recensione
Sul palco del Teatro Duse di Roma c’è aria di moda e intrighi d’amore stile “soap opera” in “Equivoci d’amore … e poi”, portato in scena dalla Compagnia Iposcenio, scritta e diretta da Sasà Russo.
Una piece teatrale leggera e divertente dove tra tradimenti d’amore e d’amicizia si da il via a una serie di equivoci che non lasceranno nulla al caso.
Il tutto è ambientato a Roma in casa di Oscar, messo in scena da un bravissimo Vincenzino Pellicanò, un prestigioso stilista sposato con una bizzarra cantante lirica, Clotilde, interpretata da una divertente Rosa Rongone. Attorno a loro girano altri due personaggi. Riccardo, portato in scena da Patrizio De Bustis attore giovane ma talentuoso.. Riccardo, oltre ad essere lo stagista che vive all’ombra di Oscar e amico “intimo” di Clotilde, è fidanzato con Brigida, messa in scena da una convincente Lucilla Trisolini, avvenente ragazza che stravolgerà la relazione tra i coniugi Bozza. Un mix di personaggi che potrebbero rappresentare la classica storia di amore e tradimenti più volte vista a teatro ed in tv. Ma Sasà Russo, che già lo scorso anno ha dato prova della sua bravura, dà vita ad un personaggio che solo apparentemente agisce in secondo piano. A manovrare il tutto, infatti, sarà Ilde la cameriera ficcanaso della famiglia Bozza, interpretata da una esilarante Maria Elisa Barontini, che svelerà l’arcano. Come? Questo è tutto da scoprire in una commedia dove il finale non è mai come ci si aspetta e dove non mancheranno risate tra i botta e risposta dei divertenti personaggi.
Una piece teatrale dove si può ridere dei “disastri” amorosi altrui senza cadere nell’ovvio. (DEBORA BELMONTE)
“Equivoci d’amore … e poi”, scritta e diretta da Sasà Russo, portato in scena dalla Compagnia Iposcenio con Maria Elisa Barontini, Patrizio De Bustis, Vincenzino Pellicanò, Lucilla Trisolini e Rosa Rongone, presentato al Teatro Duse di Roma dal 17 al 27 novembre 2011.
PER SCRIVERCI
AL PIANO DI SOPRA DAL 24 NOVEMBRE AL TEATRO ANTIGONE DI ROMA
T&C Teatri&Culture
presenta
Giuliana Meli Silvio Nanni Francesca Del Vicario
e con
Cristiana Virgili
in
AL PIANO
DI
SOPRA
commedia di Gennaro Paraggio
Dal 24 al 27 Novembre e
dal 15 al 18 Dicembre 2011
al TEATRO ANTIGONE
Via Amerigo Vespucci, 42 - Roma
Da Giovedì a Sabato ore 21.00
Domenica ore 18.00
REGIA CARLO DILONARDO
Assistente alla Regia: Francesca Del Vicario
Suoni e Colori: Gennaro Paraggio
Direzione Artistica: Martino Carrieri
Ufficio Stampa: Giuliana Meli
Organizzazione: Teatri&Culture
Dal 24 al 27 Novembre e dal 15 al 18 Dicembre 2011
Da Giovedì a Sabato ore 21.00 – Domenica ore 18.00
Si consiglia vivamente la prenotazione al numero 392.1505171 – 347.0840471
Roberta e Franco, “freschi” sposi, si sono appena trasferiti a Roma per motivi di lavoro. A causa delle ristrettezze economiche in cui versano, prendono in affitto un appartamento bifamiliare e al piano di sopra vive l’anziana e sola proprietaria: la signora Amelia, la cui esistenza è stata segnata da due tristi eventi. Quest’ultima vede Franco come un figlio a cui dedicare e chiedere un po’ troppe attenzioni, invece con Roberta non mancano gli attriti. Mentre la conoscenza fra i tre inizia ad essere più approfondita, qualcuno irrompe per rivendicare la proprietà dell’appartamento.
Una commedia esplosiva, ricca di gags esilaranti e di colpi di scena. Una scrittura moderna e carica di ritmo e un finale del tutto inaspettato lasceranno lo spettatore senza fiato: chi vincerà “la partita”?
Attraverso un ritmo serratissimo e veloci dialoghi Al piano di sopra mira a catturare l’attenzione dello spettatore sin dalle prime battute anche quando il susseguirsi degli eventi non sempre è felice. Con un intreccio spiazzante e mediante la logica del paradosso si arriva ad un processo induttivo che regala al pubblico un’identificazione con le storie narrate e con i personaggi che vivono nella “realtà” della scena. Conflitti generazionali, il caro-affitti, la solitudine degli anziani fanno da cornice a questa divertente commedia con cui speriamo di concedere ai nostri spettatori un momento di gioco e di finzione che solo la crudeltà del teatro, paradossalmente, riesce a regalare. (Carlo Dilonardo)
NOVECENTO AL TEATRO DELL'ANGELO DI ROMA
Teatro dell’Angelo
Via Simone de Saint Bon n. 19 tel. 06/37513571- 06/37514258
Direttore artistico Antonello Avallone Presidente onorario Manlio Santanelli
www.teatrodellangelo.it info@teatrodellangelo.it
Stagione 2011 – 2012
Dal 22 novembre al 4 dicembre 2011
Sala Ridotto
Antonello Avallone
in
NOVECENTO
di Alessandro Baricco
A grande richiesta, dopo il grande successo di critica e di pubblico, NOVECENTO, torna in scena dal 22 novembre al 4 dicembre.
Antonello Avallone mette a frutto tutte le sue doti interpretative e si cimenta con il bellissimo monologo di Baricco da cui è stato tratto il famoso film “La leggenda del pianista sull’Oceano”. Una interpretazione personalissima, che tocca tutte le emozioni, dal sorriso al pianto, dalla comicità al dramma, dall’ironia al surreale, che conduce lo spettatore nelle sfere più intime dei sentimenti, delle emozioni, attraverso il mito e la leggenda. Una leggenda inventata da Baricco che può essere la metafora della condizione dell’artista, che non sa riconoscersi nei punti di riferimento e negli stili di vita tradizionali, sempre a metà strada tra mondi diversi, capace di parlare solo attraverso la sua arte. La musica jazz di sottofondo colora fortemente lo spettacolo diventando spesso travolgente protagonista della storia, immergendo il pubblico in una dimensione nuova e sconosciuta. La storia di un pianista eccezionale, capace di suonare una musica meravigliosa. Il suo nome è Novecento ed è impossibile non esserne rapiti. E’ nato e vissuto sul piroscafo Virginian ed è incapace di scendere ed affrontare la vita sulla terra ferma. La musica, quella che “suona perché l’oceano è grande e fa paura” è l’intera sua vita. E’ una musica che può suonare attraverso ottantotto tasti, una musica infinita attraverso uno strumento finito. Questa è l’unica musica che Novecento sa suonare. La vita vera è tutta un’altra cosa, tutta un’altra musica…. Uno spettacolo intriso di elementi poetici, capaci di toccare gli animi degli spettatori.
Scene e costumi
Red Bodò
Regia
Antonello Avallone
Tutte le sere ore 21.00, domenica e festivi ore 17.30
FAVOLA AL TEATRO FRANCO PARENTI CON FILIPPO TIMI
dal 22 novembre al 4... [...]
SERATA OMICIDIO AL TEATRO DE' SERVI
TEATRO DE’ SERVI
Dal 22 novembre all’11 dicembre 2011
Il Gruppetto presenta
Serata omicidio
con Emanuela D’Antoni, Raffaella De Leo, Irma Carolina Di Monte, Andrea Garofalo, Shara Guandalini, Alessandra Ponti
scritto e diretto da Giuseppe Sorgi
Un omicidio viene preannunciato su internet. L’assassino comunica giorno, ora e luogo in cui verrà commesso il crimine. L’indirizzo risulta essere quello di una giovane donna, appena trasferitasi nel nuovo appartamento, che non prende sul serio la vicenda. Eppure, la sera in questione, si recano sul “luogo del delitto” alcuni ospiti inattesi, ognuno spinto da motivazioni diverse. In breve il giallo si tingerà di rosa, trasformandosi in una commedia dagli esiti inattesi.
A dipanare il mistero ci penserà la comicità travolgente dei personaggi, che si muoveranno in una commedia esilarante che riprende, però, anche degli stilemi tipici del giallo. I cultori del genere potranno apprezzare una serie di allusioni a più di un’opera di Agata Christie (“Macabro Quiz” e “Un delitto avrà luogo” su tutte) e, al tempo stesso, la comicità che domina la pièce nulla toglierà al gioco a incastro di un mistero da risolvere. Ma, quando i fatti volgeranno al peggio sfuggendo inevitabilmente di mano ai presenti, quel gioco comico e mortale esigerà una soluzione. Chi ha premeditato il tutto? Perché? E soprattutto, com'è riuscito l'assassino a tessere le fila della sua “serata omicidio”?
Bio “IL GRUPPETTO” - Emanuela D'Antoni, Giorgia Lo Grasso, Giuseppe Sorgi, Rosario Terranova.
Testi di Giuseppe Sorgi
Nel 2011 "Il Gruppetto" è in onda su Sky comedy central con Made in Sud e su Raidue con Canzoni e sfide per la regia di Giancarlo Nicotra; nell’autunno 2010 su Italia uno con Zelig Off, i cui stacchi pubblicitari sono punteggiati dalle clips della bimba che “non vuole dire …Uno!!!” Sempre nel 2010, conclusa ad aprile, al Teatro Parioli di Roma, la tournèe teatrale 2009/2010 con Il Gruppetto Volo 747, Il Gruppetto debutta a maggio su Rai Due per sei settimane con Stiamo tutti bene , programma comico condotto da Belen Rodriguez.
Presenza abituale al Costanzo Show per tutto il 2009, Il Gruppetto conclude l’anno approdando su Rai Due con Il Gruppetto Show, per “Palco e Retropalco”, mentre su Sky Comedy Central numerosissime sono le repliche diComicittà Tour, registrato nell’estate del 2009.
Nel 2008 debutta prima a Zelig Off e successivamente a Zelig in prima serata su Canale 5, dove porta al successo la “Famiglia Lo Cicero”, il caso della studentessa in ingegneria che i genitori vogliono velina, creando un dibattito tale che persino Matrix e Tg2 costume e società manderanno in onda le vicende dei signori Lo Cicero. Tali vicende fanno parte di un più ampio spettacolo teatrale, che debutta nel 2007 al Teatro Ambra Jovinelli di Roma, dal titolo La famiglia Lo Cicero, siamo molto cambiati, per la regia di Pino Quartullo. Sempre nel 2007 Il Gruppetto è impegnato con Tribbù, su Rai Due, al quale segue Tintoria Show su Rai tre. Nel 2006 vince il “Premio Charlot”, premio della critica ed è ospite ad Ottovolante live, programma di Radio2 Rai. Sempre nel 2006, da febbraio a settembre, porta in scena lo spettacolo teatrale Oh tv dal cuore acceso, non mi avessi mai offeso, per la regia di Pippo Spicuzza, spettacolo che riceverà il “ Premio Enzo Biagi”. Nel 2005 è parte del cast del laboratorio “Faccia da Comico”, a cura di Serena Dandini.
Numerose le produzioni teatrali, dal 1998 al 2006 di cui Pippo Spicuzza ha firmato la regia, fra cui: Aprite quella porta e Movies, scritti da Giusepe Sorgi.
Teatro de' Servi - Via del Mortaro, 22 (Via del Tritone) - Info: 06.6795130 www.teatroservi.it
Spettacoli dal martedì al venerdì ore 21 - Sabato ore 17.30 - 21.00
Domenica 17.30 - Lunedì riposo
Ufficio Stampa
Carla Fabi e Barbara Ghinfanti Comunicazioni
Via dei Fienaroli, 30 - 00153
Tel 06 83608336 - 83608335
LUCI DI DONNA AL TEATRO ARGOT DI ROMA
Dal 22 NOVEMBRE al 4 DICEMBRE
Teatro ARGOT
LUCI DI DONNA
Scritto e diretto da Alessandro Fea
con: Ketty Di Porto, Michele Balducci, Ilaria Giambini, Emiliana Gimelli.
Musiche originali ed arrangiamenti : Alessandro Fea
Luci : Javier “Chamo” Delle Monache
Aiuto regia : Andrea Merenda
Costumi e scena: Carla Tagliaferri
In anteprima il nuovo testo di Alessandro Fea.
Teresa è una donna che vive da sola, dopo la morte del marito, con il figlio Lollo, in una piccola casa nella periferia romana. Per sbarcare il lunario, vista la difficoltà che ha nel trovare lavoro, subaffitta in nero delle stanze nella sua piccola casa. Da un paio di anni divide la casa con Letizia, un’insegnante abruzzese precaria che lavora a Roma e lotta anche per aiutare i propri genitori vittime del terremoto del 2009; da poche settimane ha affittato la stanzetta rimanente a Caterina, una giovane ragazza del sud, venuta a Roma per studiare.
Tutte e tre le donne vivono delle situazioni difficili nella loro vita, ma sono tutte particolarmente energiche e positive : Teresa ha problemi con il figlio, un giovane allo sbando dopo la morte del padre, Letizia è in lotta continua con la precarietà in cui si trova lavorativamente, Caterina cerca di sopravvivere mantenendosi gli studi con la paura di dover tornare al proprio paese e abbandonare i suoi sogni.
Improvvisamente le tre donne si trovano coinvolte a filo doppio in una vicenda che vede coinvolto Lollo, un ragazzo in crisi con se stesso, con la vita, con il proprio futuro, dal carattere fragile.
Uno spettacolo che ha come punto di vista quello di tre donne, diverse per età, per cultura, per ideali. Tre donne forti, energiche, pronte a lottare sempre per quello in cui credono.
Un interrogativo su quanto e come oggi la figura della donna sia davvero rispettata come si vuole fare credere, o se forse ancora esistono delle divergenze e disparità sociali e culturali molto, forse troppo forti, forse ancora mai superate.
Attraverso un intreccio di scene in cui le sonorità musicali fanno da guida, i personaggi sono portati all’interno di un percorso ad ostacoli per cercare di snodare una situazione che li porterà improvvisamente di fronte a delle scelte da cui non si potrà tornare indietro, da cui non si potrà sfuggire…
Grazie al ritmo serrato, all’ironia, all’energia, alla trama quasi giallistica, lo spettatore sarà all’interno di un percorso in cui, piano piano, ogni tassello della vicenda verrà messo al suo posto…
| www.teatroargotstudio.com Via Natale Del Grande, 27 00153 Roma - 06 589 8111 |
orari: serali ore 20.45 domenica ore 18.45
FREDDO AL TEATRO ELFO PUCCINI DI MILANO
Elfo Puccini sala Fassbinder
22 novembre > 4 dicembre
Freddo
di Lars Norén
traduzione di Annuska Palme Sanavio
regia Marco Plini
con Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi
scene e costumi Claudia Calvaresi
luci Robert John Resteghini
suono Franco Visioli
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione
Nel segno di una pregnante attualità, Freddo fotografa il proliferare di comportamenti razzisti e xenofobi tra i giovani (e non solo) delle classi sociali più deboli. È ambientato nel contesto socio-culturale dei paesi scandinavi, che l'autore conosce in prima persona, ma denuncia fenomeni di intolleranza e derive ideologiche che stanno drammaticamente diventando universali.
Drammaturgo e intellettuale svedese tra i più autorevoli, conosciuto e rappresentato in tutto il mondo, Lars Norén (Stoccolma 1944) ha scritto questo testo singolare e militante (diverso da suoi famosi quartetti di coppie borghesi) dopo un’esperienza di lavoro in alcune case di reclusione.
La storia narra di tre ragazzi adolescenti che si ritrovano a festeggiare la chiusura dell’anno scolastico in un bosco, in compagnia di qualche birra dando sfogo all’intonazione di cori nazisti. Connotati da teste rasate e grotteschi simboli nazisti tatuati sul corpo, potrebbero sembrare solo tre giovani inquieti il cui unico fine è perdere tempo. I discorsi dei ragazzi riflettono la situazione della Svezia di fine millennio, spaventata dall’arrivo degli immigrati che sono vissuti come possibili "inquinatori" del puro sangue svedese. Ben presto si capisce che i tre amici non sono lì senza un motivo: stanno infatti aspettando Kalle, loro compagno di scuola di origine coreana che è stato adottato da una benestante famiglia svedese.
Marco Plini nasce a Terni nel 1970. Dal 1995 lavora, come assistente di Massimo Castri. Debutta come regista nel 2002 con lo spettacolo Risveglio di primavera di Wedekind, cui seguono Purificati di Sarah Kane per la Biennale di Venezia 2004, Il lutto si addice ad Elettra di O’Neill realizzato con il III anno della scuola Paolo Grassi e rappresentato al festival del teatro Romano di Trieste; segue Turisti e Soldatini di Soynka per il Progetto Mandela nell’ambito del progetto Intercity, e Benvenuti in California di Francesca Angeli, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano in collaborazione col Festival ES-TERNI. Dal 2005 alterna l’attività di regista con quella di insegnante per la Scuola Civica Paolo Grassi e per i Corsi di Alta Formazione Teatrale di Emilia Romagna Teatro Fondazione.
Attaccati l'uno all'altro come scimmie di una stessa famiglia, come bambini in una ludoteca, si muovono con agitazione spasmodica, dentro una scatola bianca e ossessiva che è la scena, gli interpreti del massiccio Freddo del drammaturgo svedese Lars Norén diretto da Marco Plini. Bravissimi tutti gli attori, tesi e coesi fino all'ultimo, come esige questo testo non facile, che allerta, mette in guardia e ribadisce, se ce ne fosse bisogno, il pericolo che si ripara dietro certe ideologie. L'ennesimo, grandissimo, testo di Norén (già più volte messo in scena in Italia), che racconta di guasti mostruosi proprio in quella che oggi si considera tra le più riuscite delle società europee.
Filippo Ferraresi, klpteatro.it
Scritto nel 2003 da Lars Norén, uno dei drammaturghi contemporanei più prestigiosi, grande interprete di una tradizione, quella svedese, che ha lasciato un segno indelebile, da Strindberg a Bergman, per la capacità di scandagliare all’interno delle complesse dinamiche relazionali, soprattutto familiari, Freddo è un testo crudo che può risultare come un pugno allo stomaco, ma è di un realismo così convincente da non permettere di essere ignorato.
Andrea Marcheselli, Gazzetta di Modena, 8 marzo 2011
Tatuaggi, teste rasate, jeans, felpe da branco, birra a fiumi, rabbia, oscenità, urla, gestacci, slogan, sevizie, razzismo turpe. Non si fanno mancare nulla, i tre adolescenti che sembrano usciti da una discarica e non da una scuola in Freddo del tragico svedese Lars Norén. La regia di Marco Plini per l’Ert li tiene a bada a stento in un giardinetto per l’infanzia dove transita un compagno d’origine coreana sui si sfogano gli istinti bestiali e xenofobi di questi nazionalisti in erba che lasciano sul campo un cadavere. […] Un cazzotto allo stomaco.
Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica, 16 aprile 2011
Elfo Puccini, sala Fassbinder - Dal 22 novembre al 4 dicembre - Martedì/sabato 21.00, domenica 16.00 - Intero 30 €, ridotto giovani/anziani 16 €, martedì posto unico 20 € - Durata: 1 h 20' - Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, biglietteria@elfo.org, www.elfo.org
EDUCAZIONE FISICA AL CRT E ALTRE NEWS
ROME: THE FIRST 3,000 YEARS STASERA AL VASCELLO
ROME: THE FIRST
3,000 YEARS
An Exciting Musical Journey
through the
History of the Eternal City
Per confermare la prenotazione promozione@teatrovascello.it
Teatro Vascello 06 5881021 – 06 5898031 - fax 06 5816623 3405319449
scritto e diretto da Tom Shaker
ROME: THE FIRST 3,000 YEARS - Un viaggio emozionante attraverso la storia della città eternarappresenta un’occasione di approfondimento didattico e un momento educativo d’incontro e arricchimento con il teatro d’autore.
Per gli intenti didattici che lo caratterizzano, Rome: The First 3,000 Years è suddiviso in sei parti, ognuna delle quali comprende 500 anni di storia così ripartita: dal 1000 a.c. al 500 a.c., dal 500 a.c. all’anno 0, dall’anno 0 al 500 a.d., dal 500 a.d. al1000 a.d., dal 1000 a.d. al 1500 a.d. e dal 1500 a.d. ad oggi.
Sulla scena, i giovani attori danno vita a tantissimi personaggi: principi e pittori, papi e galli, generali e geni, artisti, architetti e arcangeli. La scenografia è minimale e gli interpreti ricreano atmosfere, personaggi, storie, miti e leggende indissolubilmente intrecciate con la storia della città eterna. Il canto dal vivo potenzia le suggestioni della narrazione teatrale.
Il palcoscenico si trasforma così nel luogo ideale, infinito nel tempo e nello spazio, per un excursus inedito e divertente delle tappe fondamentali della storia di Roma, dove ad ogni avvenimento si legano dialoghi, canzoni, interventi artistici volti a potenziare i contenuti proposti e a stimolare alla riflessione e al confronto con la contemporaneità. L’allegria e la rispettosa simpatia con cui sono raccontati gli avvenimenti storici ne rendono più immediata la comprensione e più fruibili i messaggi e i sottotesti.
Il cast è composto da 10 interpreti, studenti o diplomati della Link Academy – European Academy of Dramatic Arts di Roma diretta da Alessandro Preziosi. In ordine alfabetico: Andrea Bergamini, Annabella Calabrese, Matteo Ciocci, Angelo Esposito, Sara Laurenti, Rachele Minelli, Vincenzo Pezzopane, Luigia Pigliacelli, Natasha Truden, Virginia Vassura. Recitando in lingua inglese, gli interpreti danno prova non solo di talento ma di grande determinazione e impegno, e sono sicuramente un buon modello per il pubblico di studenti coinvolti.
Lo spettacolo è scritto e diretto da Tom Shaker, cantante, attore, scrittore e regista americano conosciuto e attivo sia negli Stati Uniti sia in Europa. A collaborare con lui alla formazione del cast e alla preparazione degli interpreti l’attore inglese Douglas Dean, docente di recitazione in lingua inglese presso alla Link Academy.
Link Academy – European Academy of Dramatic Arts
Link Academy, Dipartimento di Performing Arts di Link Campus University, è specializzata in formazione per il settore dello Spettacolo dal Vivo, in particolare per la Recitazione in lingua italiana e in lingua inglese. L’obiettivo è formare la figura dell’attore internazionale in grado di esportare la propria professionalità anche all’estero.
La direzione artistica, affidata ad Alessandro Preziosi, attore di teatro, cinema e televisione, privilegia la collaborazione interdisciplinare ed è basata sull’unione tra una solida formazione accademica classica e studiinnovativi per il teatro, il cinema e la televisione focalizzati alla modalità di accesso al mondo dello spettacolo. La formazione accademica teatrale è concepita come base per ogni tipo di recitazione, ma in linea con i contemporanei sviluppi del mercato del lavoro prevede stage e corsi approfonditi per la recitazione e la drammatizzazione specifica per la macchina da presa, compresi cinema e prodotti televisivi.
Direzione Artistica
Manuela Kustermann
B-SIDE
IL PROCESSO
SOGNO DI UNA NOTTE D'ESTATE
DON GIOVANNI
SO' L'ENIMMISTA
SATYRICON
CARNET libero personale
5 spettacoli a scelta
IN RETE con Teatro Piccolo Eliseo e Teatro Palladium
L’abbonamento prevede 6 spettacoli, due per ogni teatro, più due ingressi omaggio al Palazzo delle Esposizioni - sottoscrivibile dal 15 dicembre 2011 info 06 5881021 http://teatrovascello.it/sezioni/inrete.htm
orari: dal martedì al sabato ore 21 - domenica ore 18.00
Botteghino del Teatro Vascello: è aperto lunedì dalle ore 9 alle ore 17// dal martedì al sabato dalle ore 9 alle ore 21, domenica dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Prenotazioni: per telefono o mail
Per contattarci: Teatro Vascello 06 5881021 - 06 5898031 - fax 06 5816623 promozione@teatrovascello.it
IL SOGNO DI IPAZIA al TEATRO BELLI
tel. 06 5894875 www.teatrobelli.it – info@teatrobelli.it
Prezzi: Interi € 18,00 – Ridotti € 13,00
Diritto & Rovescio – Teatro Belli - Opere Festival 2009
con Francesca Bianco
voce fuori campo di Stefano Molinari
musiche di Francesco Verdinelli
regia di Carlo Emilio Lerici
“Immaginate un tempo quando il più importante matematico e astronomo vivente era una donna.
Immaginate che abbia vissuto in una città così turbolenta e problematica come sono oggi Beirut o Baghdad.
Immaginate che questa donna abbia raggiunto la fama non solo nel suo campo, ma anche come filosofo e pensatore religioso, capace di attrarre un largo numero di seguaci.
Immaginatela come una vergine martire ma non per la sua Cristianità, ma da parte dei Cristiani perché non era una di loro.
E immaginate che il colpevole della sua morte sia stato accolto tra i santi più onorati e significativi della Cristianità.
Non avremmo dovuto sentirne parlare?
La sua vita non avrebbe dovuto essere nota a tutti?
Avrebbe dovuto essere così, ma così non è stato.”
Torna in scena per la terza stagione consecutiva “Il sogno di Ipazia”, lo spettacolo scritto da Massimo Vincenzi interpretato da Francesca Bianco e diretto da Carlo Emilio Lerici.
L'incredibile successo ottenuto nelle scorse stagioni e la curiosità che ha suscitato a tutti i livelli hanno fatto diventare lo spettacolo un piccolo “caso” nel panorama nazionale. Basti pensare, infatti, che dopo il debutto nella prestigiosa cornice del Castello Odescalchi di Bracciano in occasione di Opere Festival 2009, lo spettacolo è stato in scena a Roma per ben quattro volte nella stessa stagione, e successivamente è stato a Napoli, Siena, Terni, Livorno, Rimini e in vari festival estivi, e poi a Genova al Festival delle Eccellenze al Femminile, Milano, Venezia, Trieste, Palermo, di nuovo a Siena, Mantova, Jesi, e per la quinta volta a Roma dove in soli 6 giorni ha registrato oltre 1100 spettatori. Ad ottobre è tornato in scena a Milano superando così le 150 repliche complessive.
Su Facebook è attiva una pagina dedicata allo spettacolo che ha già raccolto oltre 3200 iscritti.
La figura di Ipazia, dopo essere stata cancellata dalla storia per 1600 anni, è tornata prepotentemente alla ribalta grazie anche al film di Alejandro Amenabar “Agorà”, che ha suscitato un grande dibattito a tutti i livelli che ha trovato ampia eco sui principali media nazionali.
La sua vita e la sua tragica fine ci lasciano un messaggio di così grande attualità e modernità da trasformarla in vero simbolo ed esempio per gli anni a venire.
Con la speranza che alla fine Ipazia ritrovi la sua giusta collocazione nella storia.
La trama.
Lo spettacolo racconta l'ultimo giorno di Ipazia. Dal suo risveglio al mattino, seguito dall'uscita di casa per recarsi alla sua scuola, sino all'aggressione e alla morte.
La narrazione è intervallata dal ricordo di una delle imprese “disperate” tentate dalla protagonista: salvare la biblioteca di Alessandria.
Impresa che abbiamo preso come simbolo della sua intera vita
A questo ricordo si alterna la voce sempre più veemente, e progressivamente più violenta, dell'autorità politica e religiosa. Partendo dal primo editto di Teodosio del 380 d.c. per arrivare ai veri e propri anatemi del vescovo Cirillo.
Per la parte relativa ad Ipazia la narrazione, pur fedele alla documentazione storica, è stata in gran parte liberamente reinventata. Per la parte relativa all'autorità politica i testi sono tratti dai quattro editti teodosiani. Per la parte relativa al vescovo Cirillo sono stati utilizzati frammenti dei suoi discorsi liberamente riadattati, tenendo come guida le testimonianze storiche che ci sono arrivate.
www.ipazia.biz – Facebook Il sogno di IpaziaLa storia.
Se ragione e fede costituiscono i due binari paralleli lungo i quali si è mossa la storia dell’Occidente negli ultimi duemila anni, l’episodio più emblematico della contrapposizione fra queste due ideologie accadde nel marzo del 415, con l'assassinio di Ipazia (Alessandria d'Egitto circa 370 – 415 d.c.) detta “la musa” o “la filosofa”.
Il contesto storico in cui l’avvenimento ebbe luogo è il periodo in cui il cristianesimo effettuò una mutazione genetica, cessando di essere perseguitato con l’editto di Costantino nel 313, diventando religione di stato con l’editto di Teodosio nel 380, e iniziando a sua volta a perseguitare nel 392, quando furono distrutti i templi greci e bruciati i libri “pagani”.
Gli avvenimenti ad Alessandria precipitarono a partire dal 412, quando divenne patriarca il fondamentalista Cirillo (proclamato Santo e Dottore della Chiesa nel 1882).
In soli tre anni, servendosi di un braccio armato costituito da monaci combattenti, sparse il terrore nella città.
Ma la sua vera vittima sacrificale fu Ipazia, il personaggio culturale più noto della città.
Figlia di Teone, rettore dell’università di Alessandria e famoso matematico egli stesso, Ipazia e suo padre sono passati alla storia scientifica per i loro commenti ai classici greci: si devono a loro le edizioni delle opere di Euclide, Archimede e Diofanto.
In un mondo che ancora oggi è quasi esclusivamente maschile, Ipazia viene ricordata come la prima matematica della storia: l’analogo di Saffo per la poesia, o Aspasia per la filosofia. Anzi, fu la sola matematica per più di un millennio: per trovarne altre bisognerà attendere il Settecento. Ma Ipazia fu anche l’inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio, oltre che la principale esponente alessandrina della scuola neoplatonica.
Le sue opere sono andate perdute.
Le uniche notizie su di lei ci vengono dalle lettere di Sinesio di Cirene: l’allievo prediletto.
Il razionalismo di Ipazia, che non si sposò mai a un uomo perché diceva di essere già «sposata alla verità», costituiva un controaltare troppo evidente al fanatismo di Cirillo.
Uno dei due doveva soccombere e non poteva che essere Ipazia.
Aggredita per strada, Ipazia fu scarnificata con conchiglie affilate, smembrata e bruciata. Il governatore Oreste denunciò il fatto a Roma, ma Cirillo dichiarò che Ipazia era sana e salva ad Atene. Dopo un’inchiesta, il caso venne archiviato «per mancanza di testimoni».
La figura di Ipazia, dopo secoli di colpevole silenzio, sta tornando prepotentemente alla ribalta in questi ultimi mesi. Trasmissioni radio, televisive, articoli sui principali quotidiani. Sono usciti inoltre numerosi libri di successo, soprattutto all'estero, e a Cannes è stato presentato il colossal spagnolo “Agorà” che abbiamo finalmente visto sugli schermi italiani, dopo tante polemiche, alla fine di aprile del 2010.
Hanno detto:
… Uno spettacolo commovente.... Anna Bandettini – Repubblica.it
… Spettacolo interessante. Bravi tutti. Debora Ferrucci – Il Grido.org
… La recitazione intensa e drammatica di una straordinaria Francesca Bianco... Ambra Caserta – La voce di tutti
… un monologo di grande intensità emotiva che ha per protagonista una splendida Ipazia/Francesca Bianco... Giorgio Geraci – Monitor
… un avvincente monologo interpretato dalla brava Francesca Bianco... Elisabetta Colla – Noidonne.org
… regia ottima... Marcantonio Lucidi - Left
Lo spettacolo è risultato affascinante e, a volte, trascinante per l'ottima recitazione di Francesca Bianco, di straordinaria intensità e drammaticità... Claudio Listanti – La Voce d'Italia
Il pubblico presente in sala ha applaudito a lungo al termine della recita testimoniando così il suo gradimento; noi ci associamo pienamente a questo applauso. Claudio Listanti – La Voce d'Italia
Non manca nulla a questa fabula densa di sentimento e di verità storica: erudizione, fantasia, coraggio, dramma. Elisa Lorenzini - RecenSito
...L'intensa e ispirata Francesca Bianco... Marcello Isidori – DRAMMA.IT
… un risultato magnifico ed evocativo, attuale e sferzante... Francesco Anzelmo – Fuorilemura.it
...uno spettacolo documento premiato da un pubblico interessato ed affascinato. Marcello Isidori – DRAMMA.IT
… il poetico monologo interpretato dall'intensità emotiva di Francesca Bianco... Amelia Realino – Agenzia Radicale
Uno spettacolo che lascia sospesi... Anna Bandettini – Repubblica.it
rigore e intensità tanto della regia quanto dell’interpretazione...
Luisa Monnet – Teatro.org
Francesca Bianco, con una recitazione coinvolgente e appassionata, dà voce a Ipazia. Daniela Puggioni – GothicNetwork.org
… un intenso monologo con una strepitosa Francesca Bianco come unica protagonista... Elisa Lorenzini – Lungotevere.net
Lo spettacolo si rivela un classico teatro della parola e delle emozioni.
Riccardo Limongi – Teatro.org
Francesca Bianco interpreta con intelligenza e calore Ipazia...
Simona Maria Frigerio - Persinsala
Una figura emblematica che, come un fascio di luce, torna ad illuminare con la forza del pensiero, le tinte scure della contemporaneità.
Angela Azzarone – Fusiorari.org
INAUGURATA LA SALA RESPIGHI A ROMA
Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni
tel. 0648160217/228 - fax 064818847
e-mail: ufficiostampa@operaroma.it
LA STAGIONE 2011-2012 DI ACCENTO TEATRO INIZIA CON LA LIBERTA' PASSA DA QUI
presenta
La libertà passa da qui
scritto e diretto da Stefano Mondini
con
Sabrina Duranti, Maria Teresa Pintus, Martina Barone, Francesca Caracci,
Mara De Sanctis, Martina Giometto, Carlotta Guido, Francesca Lastella
dal 17 novembre all’11 dicembre
Dopo aver prestato la voce a grandi attori come Patrick Swayze e Danny De Vito, Stefano Mondini ritorna alla sua antica passione: il teatro. Dal 17 novembre all’11 dicembre all’Accènto Teatro di Roma sarà in scena La libertà passa da qui. Nel cast scelto da Mondini, autore e regista di questo spettacolo, troviamo Sabrina Duranti, nota per aver doppiato attrici del calibro di Charlize Theron e Cate Blanchet.
La libertà passa da qui si presenta come un testo intenso che fonde coreografie e musiche Hip-hop ad una storia che lascia spazio alla riflessione. Con questo lavoro Mondini inaugura il cartellone dell’Accènto Teatro che, da quest’anno, rientra in Un Abbonamento per tutti l’iniziativa promossa dall’Agis Anec Lazio.
La storia è ambientata a Los Angeles. In un carcere femminile di minima sicurezza, Jennifer, da 7 anni direttrice del carcere ingaggia sua cugina Beth, insegnante e da poco vedova, per riuscire a portare a termine un programma di recupero per giovani ragazze. L'intento è salvarle da una vita di violenza, droga, aids e tutto il resto che trovano giornalmente nelle periferie di Los Angeles. Attraverso la storia, la letteratura, la vita, l'Hip-hop Beth deve cercare di guidare sei ragazze difficili verso una nuova vita. Ma gli ostacoli, sociali, culturali, umani, ambientali che Beth dovrà affrontare sono tanti e difficili da superare. In gioco c'è il futuro di una gioventù che sembra incapace anche solo di immaginare un a vita diversa, di generare sogni.
Scrittore, regista e doppiatore, Stefano Mondini spiega così la scelta di portare in scena uno spettacolo che non vuole essere di denuncia ma un modo per combattere l'ignoranza e l'imbarbarimento civico e civile.
“Il pubblico vuole andare a teatro a vedere uno spettacolo, vuole evadere, vuole emozionarsi e non sentirsi dire come è brutta una certa realtà, ma vedere una storia che può dare spunti di riflessione. Il titolo, La libertà passa di qui è esemplificativo, perché la libertà passa per il cuore, per la mente, per le tavole di un palcoscenico e per qualunque luogo dove il pensiero è attivo.
Note di regia
Ogni regista ha dei sogni, uno dei miei era di inserire, in modo organico, musica e coreografie Hip-hop. Avendo anche la presunzione di scrivermi i testi, ho finalmente trovato una storia che potesse esaudire questa mia necessità. Ma non volevo fermarmi a questo, volevo anche continuare la mia personale battaglia contro l'ignoranza e l'imbarbarimento civico e civile.
La scelta di ambientare la storia in un carcere americano è dettata dalla voglia di non identificare geograficamente le problematiche che invece sono comuni a tutto il mondo occidentale. Così come fare la scelta di scegliere attrici e non pseudo tali, perché anche da queste scelte passa la libertà, passa la difesa di una professione seria, di una professione che deve essere preservata e non affondata. E poi c'è la musica, ci si diverte, ci si emoziona e farlo per il pubblico è la mia missione.
LA LIBERTA’ PASSA DA QUI
Scritto e diretto da Stefano Mondini
Con Sabrina Duranti, Maria Teresa Pintus, Martina Barone, Francesca Caracci,
Mara De Sanctis, Martina Giometto, Carlotta Guido, Francesca Lastella
Ufficio stampa Rocchina Ceglia-3464783266
ACCENTO TEATRO
Via Gustavo Bianchi 12 a
Tel 0657289812
dal 17 novembre all’11 dicembre 2011
Biglietti: Intero 12.00
Ridotto 10.00
EQUIVOCI D'AMORE E POI... da stasera al Teatro Duse di Roma
La Compagnia Teatrale Iposcenio
presenta
EQUIVOCI D’AMORE E POI…
scritta e diretta da Sasà Russo
con
Maria Elisa Barontini – Patrizio De Bustis – Vincenzino Pellicanò
Lucilla Trisolini – Rosa Rongone
È in scena da giovedì 17 novembre 2011 al Teatro Duse di Roma Equivoci D’Amore e poi…un’esilarante commedia scritta e diretta da Sasà Russo. Lo spettacolo, che vede sul palcoMaria Elisa Barontini, Patrizio De Bustis, Vincenzino Pellicanò, Lucilla Trisolini e Rosa Rongone sarà in scena fino a domenica 27 novembre (esclusivamente dal giovedì alla domenica).
A Roma, in casa di Oscar, prestigioso stilista e Clotilde, famosa cantante lirica, si respira aria di cambiamento. E’ arrivato il momento di vederci chiaro, di capire se il fuoco di passione che consolida la loro unione, necessita di nuove scintille. Nella loro casa vive una bizzarra camerieraIlde, una toscana con forte personalità, una vera donna di carattere. Stanca dei continui chiacchiericci fra i due coniugi e intenzionata a scacciare via da quella casa la monotonia che si è impossessata di loro, decide di mettere in piedi un piano strategico capace di portare una ventata di freschezza e di rinnovamento nella loro quotidianità. Nell’ombra di Oscar, vive Riccardo, uomo stravagante e consigliere ufficiale dell’eclettico stilista. Nella sua vita ruota la figura di una ragazza avvenente e determinata Brigida, che stravolge il suo cuore e turba violentemente la collaudata relazione dei coniugi Bozza. Perché? Quale sarà l’epilogo di questo gioco d’amore senza esclusione di colpi? Il classico scambio di coppie? In questa esilarante commedia si punta molto più alto, al disopra di ogni consuetudine.
EQUIVOCI D’AMORE…E POI è un game love show tra l’assurdo e il reale, il paradossale è il vero, dove niente e nessuno è al sicuro. Un modo ironico e divertente per ridere sulle “sciagure” amorose altrui… e non solo!
EQUIVOCI D’AMORE E POI…
Scritto e diretto da Sasà Russo
Con: Maria Elisa Barontini – Patrizio De Bustis – Vincenzino Pellicanò - Lucilla Trisolini – Rosa Rongone
Ufficio stampa: Rocchina Ceglia
Resp. Comunicazioni: Massimo Botticelli
Info: 329-07.76.939 / compagniateatraleiposcenio@gmail.com
LO ZOO DI VETRO AL TEATRO CASA DELLE CULTURE DI ROMA
Scripta Volant
presenta
Teatro Casa delle Culture
dal 16 novembre al 4 dicembre 2011
ELISABETTA DE PALO
LO ZOO DI VETRO
di TENNESSEE WILLIAMS
traduzione di Gerardo Guerrieri
con
DANILO CELLI
VALENTINA MARZIALI
GIULIO CRISTINI
Scena e Costumi
STEFANO CIONCOLINI
Musiche
PERICLE ODIERNA
Regia
SALVATORE CHIOSI
LO ZOO DI VETRO viene presentato per gentile concessione della
“University of the South, Sewanee, Tennessee”.
Nel centenario della sua nascita, Scripta Volant propone lo Spettacolo che rese famoso Tennessee Williams (Columbus, 26 marzo 1911 – New York, 25 febbraio 1983).
Fine anni trenta.
La famiglia Wingfield composta dalla madre Amanda e dai due figli Tom e Laura, abita in una casa popolare di Saint Louis.
Amanda, donna di grande vitalità, (Elisabetta De Palo) possessiva e a volte petulante, da tempo è stata abbandonata dal marito. Afflitta dalle ristrettezze economiche, vive ricordando il passato quando nel Blue Mountain ricchi giovanotti la corteggiavano.
Tom, (Danilo Celli) impiegato in un calzaturificio, sfoga rabbia e passioni represse bevendo e scrivendo poesie di nascosto. È soprattutto con il suo mensile che la famiglia va avanti. Per non pensare alla sua vita misera e monotona, si rifugia tutte le sere al cinematografo, a ‘vivere’ le storie e le avventure di altri. Il suo comportamento è spesso criticato dalla madre e inevitabili sono le liti tra i due. In costante conflitto con se stesso, Tom è combattuto tra la disperata voglia di scappare dal mondo che lo circonda e il profondo amore per la sorella.
Laura, (Valentina Marziali) timidissima, a causa di una malattia infantile, è claudicante. Nonostante lo zoppicare impercettibile, quel lieve difetto è stato ed è per lei, un disagio insuperabile. Un disagio che le ha impedito di crearsi amicizie e distrazioni. Sempre sola, si rifugia in un mondo tutto suo; la sua unica compagnia sono i dischi che le ha lasciato il padre e i suoi animaletti di vetro... il suo piccolo zoo di vetro.
Amanda, sempre più preoccupata che Laura resti zitella, cerca di convincere Tom ad invitare a cena uno dei suoi colleghi per presentarlo alla figlia, sperando che dall’incontro possa nascere un'amicizia che porti a qualcosa di più; che finalmente la tiri fuori dalla sua malinconica realtà.
Tom invita così il collega Jim, un giovanotto che conosce fin dai tempi del liceo.
La notizia accende le speranze di Amanda, che subito immagina Jim (Giulio Cristini) sposo di Laura.
Ma anche Laura conosce Jim dai tempi del liceo; ne era innamorata e lo è tutt’ora...
Quando Jim si presenta in casa, Laura si sente male e non partecipa alla cena.
Più tardi però – grazie alle strategie di Amanda – Jim e Laura restano soli a chiacchierare...
Jim le rivela di essere fidanzato... ed è per Laura un duro colpo, che accusa con forza inaspettata.
Jim, dopo aver parlato della sua fidanzata Betty anche ad Amanda, va via.
Laura torna a rifugiarsi nel suo mondo di vetro.
Amanda, delusa e addolorata, rimprovera Tom per aver portato a casa un giovanotto già impegnato; per aver giocato con i sentimenti suoi e di Laura; per non avere un minimo riguardo per una ‘madre abbandonata e una sorella zoppa!’
È l’ennesimo litigio... che questa volta però spinge Tom a lasciare definitivamente la casa, per seguire le orme paterne.
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Nelle sue note Tennessee Williams definisce LO ZOO DI VETRO « dramma di memoria».
Con un prologo infatti, Tom, giovane aspirante poeta, dice agli Spettatori che assisteranno a un dramma nato appunto dalla memoria; e poiché lui sarà sia Narratore che Personaggio, più volte entrerà ed uscirà dalla Storia...
“ ...il dramma è memoria... Nella memoria tutto sembra succedere in musica”...
Inevitabilmente il prologo ha accompagnato l’intero mio lavoro di messa in scena del Testo.
Tom ci svela ‘pezzi’ della sua vita in una sorta di flash back cinematografico...
Approfittando delle mie esperienze in questo campo ho giocato idealmente anche con ‘i primi piani’, i ‘campi lunghi’, il ‘montaggio alternato’, le ‘dissolvenze incrociate’ e i cosidetti ‘stacchi’.
Il ricordo poi, apre la strada anche ai sogni, alla fantasia... alle emozioni.
Per questo, la messa in scena è anche illusione e allusione.
Realismo c’è solo nella recitazione, nel costume e in pochi elementi scenografici.
Nel gioco delle Luci ‘luogo del racconto’ e ‘luogo evocato’ si alternano.
Le Musiche commentano – spesso a contrasto – alcuni momenti del dramma.
Richiamando alla mente episodi del suo passato, Tom evoca in scena se stesso, sua madre, sua sorella e Jim...
Man mano, tra scontri verbali, speranze deluse, rimorsi e scelte, il puzzle dell’intera Storia si compone.
Una Storia emozionante e poetica che ancora oggi ci appartiene.
Salvatore Chiosi
In scena dal 16 novembre al 4 dicembre al teatro Casa delle Culture (via san Crisogono 45 tel. 06/58333253 www.casadelleculture.net, casadelleculture@interfree.it). Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.30, domenica ore 18.00, lunedì riposo. Biglietto: intero 15€, ridotto 12€, studenti 8€, tessera 1€.
Ufficio stampa
Valeria Buffoni tel.347/4871566 Maya Amenduni tel.347 5828061
valebuf@yahoo.it mayaamenduni@gmail.com
Linee guida sulla ferocia
Quartieri dell’Arte
[...]
serata dedicata a Giggi Zanazzo alla Sala Umberto
Lunedì 14 novembre alle ore 21
VIVA LA FACCIA DE ROMA
Poesie, prose, favole, canzoni, di Giggi Zanazzo
di Marcello Teodonio
con Stefano Messina e Paola Minaccioni
e con il Canzoniere di Roma: Sara Modigliani (voce), Marco Onorati (voce), Luca Mereu
(mandola), Felice Zaccheo (mandolino)
COSE il Secondo appuntamento della stagione stasera al Vascello
lunedì 14 novembre ore 21 (prezzi per il pubblico 20,00 euro e 15,00 euro) con un doppio evento. La serata si apre con una produzione CONTROCHIAVE "D'ARTIgianati”: la coreografia originale di Patino & Sestili accompagnata dalle proiezioni di Mariana Ferratto il tutto sottolineato dalle improvvisazioni musicali di Gabriele Coen. A seguire uno degli appuntamenti più attesi di questa edizione di COSE : il concerto di Markus Stockhausen & Ferenc Snétberger
Per visionare la scheda dello spettacolo trovate tutte le info al seguente linkhttp://teatrovascello.it/2011_12/schede/COSE14nov.htm
LE 10 COSE CHE NON SOPPORTO NEI FILM
1) In ogni film ambientato a Parigi, si vede benissimo la Tour Eiffel da ogni finestra e terrazza. Ho abitato a Parigi, in Rue Masseran, vicinissimo alla Tour Eiffel, al quinto piano, e nessuno nel condominio la vedeva.
2) "spero che tu sappia quello che fai" "lo spero anch'io"
3) Nei film americani: il protagonista lascia una riunione di lavoro importantissima o un congresso dove lui deve parlare per correre alla stazione/aeroporto/metropolitana ad inseguire la sua amata e dirle ti amo, mentre la gente intorno si ferma ad applaudire. Nel mondo reale lui perde il lavoro, la gente intorno gli dice vai a lavorare e lei gli dice vai a ........are.
4) Quando uno dei personaggi viaggia su treno/pullman sta sempre comodissimo, c'è sempre pochissima gente, sta sempre seduto composto anche in un viaggio di 10 ore, non cambia mai posizione, guarda fuori dal finestrino, non si gratta, non mangia, non dorme, non si stravacca.
5) Solo nei film italiani: gli attori disoccupati vivono soli in loft, attici enormi ordinatissimi e pulitissimi, vanno al ristorante quasi ogni sera o in locali strafighi, se mangiano a casa cucinano piatti elaborati serviti in piatti da ristorante, tavola apparecchiata come in un castello, mai un piatto di spaghetti mezzi freddi o una scatoletta di tonno davanti alla tv.
6) Sopratutto nei film italiani: il creativo in crisi (disegnatore, regista, artista) mentre sta nella sua bellissima casa, vedi 5), ad annoiarsi, è inseguito giorno e notte dal suo agente che gli offre soldi, contratti, feste, fighe, champagne e lui lo evita in tutti i modi. Nel mondo reale succede l'esatto contrario.
7) Nei film degli anni '60-primi '70, tutti hanno in casa solo un disco, il 45 giri con la colonna sonora del film stesso, quando dicono "ascoltiamo un poco di musica?" mettono sempre e solo quello, però la musica non esce dal giradischi ma direttamente dagli amplificatori del cinema.
8) Si svegliano di colpo. sempre nei loro appartamenti fighissimi, in letti enormi tra grandi cuscini colorati, vedi 5) in un attimo scendono dal letto, in cinque minuti si lavano, in totale quindici minuti dal risveglio sono vestiti elegantissimi ed escono. Non accendono mai la luce, perché la casa è illuminata da luce naturale esterna come nei film di Mallick, questo anche a Torino a novembre con l'ora legale.
9) Nei film horror americani: quando due ragazzi conoscono due belle ragazze e fanno una scampagnata, si allontanano il più possibile dalla strada principale, evitando gente, negozi, centri abitati, cercano la strada più desolata, appena incontrano un tipo che si muove con aria losca, magari con una motosega in mano o un pezzo di cadavere in tasca, subito cercano in ogni modo di attaccare bottone con lui, insistono fino a farsi invitare a casa per la notte, quando poi sono da soli nella casa del tipo strano cercano di litigarci e di irritarlo in ogni modo.
10) Nei film americani escono di casa o dall'hotel, fanno un cenno e subito un taxi enorme fighissimo si ferma con una frenata che gli distrugge mezzo pneumatico.
Nei film italiani, fanno due passi e si ferma proprio davanti il tram o bus che serve, salgono senza timbrare il biglietto, il bus è sempre semivuoto e si siedono comodissimi, vedi 4)
(ANDREA DAZ)
ispirata da:
OSCURI ABBRACCI AL TEATRO ELETTRA DI ROMA - recensione
L’11 novembre 2011 il Teatro Elettra si è tinto di rosso. Di sangue. Di amore. Di stratagemmi e di lotte. Sul palco una scenografia semplice ma elegante fa da contorno a questa piece teatrale da non perdere.
Gabriele Cometa porta in scena dall’11 al 27 novembre “Oscuri abbracci” di Diego Curzola. Il secondo capitolo di una trilogia iniziata con il successo dello scorso anno con “Tre giri di Giostra”, dove la freddezza fisica ed emotiva del Vampiro si incontra con l’eleganza della figura femminile dando vita ad un connubio perfetto.
Tra voci fuori campo ed effetti cinematografici, Gabriele Cometa porta di nuovo in scena uno spettacolo che non delude e che lascia lo spettatore basito di fronte a tanta abilità nel saper spegnere le emozioni, «Uno studio impegnativo che ho giocato sulla completa immobilità e freddezza, fisica ed emotiva, del vampiro e sulle emozioni interne. Uno studio difficile e molto interessante che ha portato gli attori a far trasparire le emozioni senza darle a vedere», spiega Gabriele Cometa nelle note di regia. E così è stato. Occhi rossi o vitrei fissava la platea che in silenzio ascolta con attenzione lo scorrere della storia. Una storia che ha luogo in Italia nel 1505 e dove, causa un territorio conteso, si combatte una grande battaglia tra le più rinomate famiglie vampire. Solo due famiglie riuscirono a sopravvivere, gli Obert di Volterra e i Roverisio di Venezia. Da quel momento vi fu istituita una tregua in attesa che un’antica profezia si avveri, «un giorno colui che rimarrà umano tra i vampiri, bagnerà con il sangue la terra maledetta portando così la rinascita della famiglia oscura.», così si sente spiegare da Tolemaide, capo della famiglia Obert, interpretato da un bravissimo e convincente Gabriele Cometa. Quale sarà la famiglia che riuscirà a rinascere? Si saprà solo alla fine. Una fine ricca di patos accompagnata da un lungo applauso di una platea colma di spettatori. (DEBORA BELMONTE)
La Compagnia del Contatto presenta “Oscuri Abbracci”, di Diego Curzola per la regia di Gabriele Cometa e con sul palco Benedetta Cimatti, Giuseppe Mancari, Vvalentina David, Pierpaolo Laconi, Adelina Magurno, Elisa Rivelli, Susanna Stefanizzi, Federica Dori e Chiara Calabrese.
In scena dal venerdì alla domenica dall’11 al 27 novembre al Teatro Elettra (via Capo d’Africa, 32 Roma).
MERCUZIO consiglia: LA DONNA ALATA al Teatro Belli
Una intensa ed appassionata performance liberamente ispirata al romanzo cult della più stravagante e visionaria scrittrice inglese nota come uno degli emblemi della letteratura femminile del nostro secolo: Angela Carter. E' l'anno del Signore 1899! Mentre il XIX secolo, con il suo carico di drammi, ormai non è che un mozzicone semispento in procinto di essere schiacciato nel posacenere della storia, un nome è sulla bocca di tutti, dalle duchesse ai venditori ambulanti: Fevvers, la donna alata, l'attrazione di tutte le Capitali d'Europa, la più grande trapezista del suo tempo in grado di librarsi nell'aria con le sue strabilianti ali che travalicano l'umano ed eseguire al rallentatore un fantomatico triplo salto mortale.
In un camerino dell'Alhambra Music Hall di Londra, la diva più acclamata, discussa e vagheggiata dell'inizio del '900, inizia a raccontare la storia della sua rocambolesca vita: il trapezio , la gloria, ma anche il bordello sul Tamigi davanti al quale viene abbandonata e nel quale viene cresciuta, la sua carriera da tableau vivent prima come Cupido, insegna dell'amore, poi, una volta spuntati il seno e le penne, come Vittoria Alata, fino al calvario nella prigione per “donne mostro” della ossuta Madame Schreck che la offre al voyeristico piacere dei suoi pervertiti clienti.
Ad ascoltarla un presunto quanto misterioso intervistatore di nome Walzer. Un giornalista? Uno scrittore? O che altro?
Ma le fantasmagoriche ali che Fevvers porta sul dorso e che la rendono una vera e propria attrazione colossale, da Circo Barnum, che cosa sono? Una realtà innaturale? una finzione? O semplicemente un' illusione?
E in definitiva, qualora fossero davvero reali, queste attraenti appendici non sarebbero forse anche il segno di un' invalidante mostruosità?
Il segreto della creatura alata si risolverà alla fine in un percorso condotto con il coraggio e la forza di una donna che ama la vita sopra ogni cosa e utilizza l'amore come strumento per superare e ridere della deformità, che trasforma il diverso da un emarginato in un mito attraverso un epico e rocambolesco riscatto.
Dall'8 al 13 Novembre 2011,
dal martedì al sabato alle ore 21.00 – domenica alle ore 17,30
Prezzi: Interi € 18,00 – Ridotti € 13,00
Teatro Belli
Piazza Sant'Apollonia 11/a Roma
Tel. 06 5894875
Per ulteriori informazioni www.teatrobelli.it www.ars-creazione.net
http://www.youtube.com/watch?v=2DSNDBlOU_0 Mercuziovlog il blog dei video teatrali
A... COME AMIANTO COME A....MBRA TEATRO ALLA GARBATELLA
piazza Giovanni da Triora 15, Roma
ore 21 mar/sab h 21.00 dom h 17.00
8 - 13 novembre
Il Centro Mediterraneo delle Arti
Legambiente
Teatro dei Filodrammatici
diretto da Ulderico Pesce
presentano
A come… amianto
di e con Ulderico Pesce
-“Vorrei essere amianto per attrarre la tua attenzione.
-L’amianto entra nei polmoni tu mi sei entrata nel cuore.”
A come… Amianto è la storia d’amore tra Nico e Maria. Il primo mira a diventare un giornalista d’inchiesta, pertanto gira l’Italia con una telecamera alla ricerca di informazioni sull’amianto; Maria, invece, vuole diventare cantante e frequenta il conservatorio.
Nico ama Maria ma è molto preso dalle sue inchieste giornalistiche che lo portano in varie città italiane dove l’amianto ha seminato morte, i dati parlano di 3.700 deceduti in quindici anni, e prevedono 30.000 morti entro il 2030.
E così ritroviamo Nico in luoghi come Casale Monferrato (AL), dove la ETERNIT, fabbricava per l’appunto l’eternit, dal latino aeternitas, eternità, un miscuglio di cemento e amianto, che costava poco, aveva un’alta lavorabilità ed era isolante dal freddo e dal fuoco, usato per le coperture delle case e dei capannoni, per fabbricare tubature idriche di cui sono ancora pini gli acquedotti italiani.
Altro luogo dove ritroviamo Nico è Roma, dove all’Eur, il 24 luglio del 2008, l’Amministrazione comunale fece implodere, grazie all’uso del tritolo, il Velodromo al cui interno, secondo la relazione dell’ASL, erano presenti 130 chili di materiali in cemento amianto e ben 4.535 chili di materiali contenenti amianto. Parte consistente di questi materiali, dopo l’implosione, si liberarono in una nuvola bianca che disperdendosi nell’aria invase pericolosamente la capitale d’Italia. Per far crollare i 66mila metri quadrati del Velodromo, giudicato da molti giornali sportivi: “la pista ciclabile migliore del mondo”, realizzata per le Olimpiadi degli anni ’60, furono utilizzate dal Genio Civile 1.800 cariche di tritolo. La società Eur spa proprietaria del Velodromo, società pubblica del Ministero del Tesoro e del Comune di Roma, non avvertì l’Asl dell’imminente esplosione.
Altri luoghi determinanti per le ricerche di Nico sono Monfalcone (GO), dove dal 1907 si fabbricano navi coibendate con l’amianto; Balangero (TO), dove c’è la più grande cava di amianto di tutta Europa; Biancavilla (CT), una cittadina di 23mila abitanti, circondata da rocce ricche di amianto e Sesto San Giovanni (MI), dove grandi fabbriche quali la Breda, la Falk, la Magneti Marelli, hanno utilizzato l’amianto sin dagli inizi del Novecento.
Ed è proprio a Sesto San Giovanni che Nico vive con il padre Giambattista, operaio alla Breda Fucine, reparto saldatura, dove i lavoratori sono stati esposti all’amianto fino al 1992, anno in cui lo Stato italiano, con un apposita legge, ne ha vietato l’utilizzazione e l’estrazione. Le Istituzioni italiane, con il caso amianto, fanno parlare del “paese della vergogna” perché, mettendo al bando l’amianto solo nel 1992, hanno nascosto per circa un secolo quanto altri sapevano già dal 1898: “l’amianto è altamente cancerogeno.” Ma il problema amianto non è finito nel 1992 perché esistono intere aree da bonificare, un’infinità di prodotti ancora in uso costruiti con l’amianto e soprattutto in molti Stati, come il Canada, ancora è consentito produrre derivati dall’amianto che ancora oggi vengono esportati in Africa, Asia e America Latina.
E’ tale l’amore che Maria ha per lui che, nel tentativo di avvicinarlo di più, comincia a girare anche lei alla ricerca di materiale sull’amianto. E così la ritroviamo a Milano, a casa di Mantovani, il siparista del Teatro alla Scala di Milano che ha un cancro ai polmoni provocatogli proprio dal sipario taglia fuoco, costruito in amianto, che divideva la platea dal palcoscenico.
Grazie all’aiuto che Maria dà a Nico il rapporto si arricchisce e diventa più solido, e quando poi il padre di Nico scoprirà di avere un mesotelioma per aver inalato fibre di amianto in Breda, il loro amore diventa forte come una roccia di amianto.
I SOLITI IDIOTI - film - recensione
VALERIA VALERI FESTEGGIA 90 ANNI IN SCENA AL SAN BABILA
TEATRO SAN BABILA
e
“LA PIRANDELLIANA”
Presentano
in
“GIN GAME”
di D.L.Coburn
debutto NAZIONALE
REGIA
Francesco Macedonio
Gin Game offre la visione di uno spaccato esistenziale riguardante due vecchi, Fonzia e Weller, ospiti di una casa di riposo.
Dietro questa collera si nascondono ragioni più profonde del semplice orgoglio ferito: l’ anziano giocatore è vittima di un passato fatto di delusioni, di frustrazioni economiche e personali; Fonzia sfoga le sue delusioni fatte di abbandoni e altrettante delusioni, cedendo al turpiloquio ed agli istinti ben lontani dal suo abituale stile di vita e dalla sua educazione.
Il finale ci mostra la dura realtà: due vecchi stanchi e sfiduciati che avrebbero potuto essere due buoni amici se non fossero stati troppo impegnati a nascondere la propria infelicità dietro il velo dell’ ipocrisia.
La coppia Valeri-Ferrari, deve il suo connubio teatrale ad uno spettacolo del 1965 intitolato “Lo scippo” di Nando Cicero e “Gin Game” è stato il loro cavallo di battaglia dal 1990.
Valeria Valeri è una poliedrica attrice-doppiatrice. Nel corso della sua carriera ha recitato con le compagnie Pagani-Cervi-Calindri, Sbragia-Garrani-Salerno (di Enrico Maria Salerno è stata anche la compagna, da cui ha avuto la figlia Chiara), ha recitato con Alberto Lupo e Gianrico Tedeschi, passando dalle commedie brillanti, ai grandi classici del teatro e anche ai drammi. In televisione ha recitato in diverse serie tv: da “Il giornalino di Gian Burrasca”, “Disperatamente Giulia”, “Un posto al sole”, “Il Commissario Manara”. Parallelamente a quella di attrice ha svolto anche la carriera di doppiatrice sia televisiva che cinematografica.
Paolo Ferrari si è diplomato alla scuola di arte drammatica Silvio D’Amico, lavorando nella Compagnia Gioi-Cimara-Bagli e poi in quella dei Giovani, iniziando una carriera di attore di prosa, di rivista, e alla radio, accompagnata da quella televisiva. Ricordiamo la sua interpretazione di Archie Goodwin nella serie “Nero Wolfe". (Gennaro D’Avanzo)
Dal martedì al sabato ore 21:00
Sabato pomeriggio ore 16:00
Domenica pomeriggio ore 15:30 e domenica 6 novembre anche alle ore 19:30
GIORNO DI RIPOSO della prima settimana: LUNEDI’, della seconda e terza settimana LUNEDì e MARTEDì
ufficiostampa@teatrosanbabila.it
In passato, come regista, ho già affrontato due lavori, nei quali i protagonisti erano due anziani: “Tango viennese” di Peter Turrini e “Vecchio mondo” di A. N. Arbuzov. Il primo era un testo a sfondo sociale, il secondo calcava leggermente la mano, con sottile ironia, su un mondo romantico, quasi cechoviano.
Ciò che, invece, mi ha colpito, fin dalla prima lettura, in “Gin Game” di D. L. Coburn, è stata la mancanza di sentimentalismo, l’ironica, comica crudeltà che corre nei rapporti tra i due protagonisti: Weller Martin e Fonsia Dorsey. Ciò che li accomuna, per cui si cercano è la solitudine, ma soprattutto la passione per il gioco delle carte. S’incontrano in una casa di riposo per anziani e, precisamente, nella veranda di Villa Bentley: un ambiente squallido, dove non si sente la presenza costante e amorosa di qualcuno che ne curi l’arredo. Pochi libri, qualche pianta, un dondolo, un tavolo da gioco. È un ambiente di passaggio come può esserlo la sala d’attesa di una stazioncina ferroviaria, un luogo dove ci si può rifugiare nei giorni in cui gli altri pazienti ricevono la visita di parenti e amici, per sfuggire alla condizione di esseri soli e abbandonati da tutti, forse per non essere spettatori della gioia degli altri. Tuttavia la casa di riposo, come i nostri due personaggi, conserva il ricordo di un antico splendore, di una vita diversa – e ciò si evince da qualche dettaglio sfuggito al degrado, all’incuria del tempo. Antico splendore che Weller e Fonsia vorrebbero far rivivere.
Però non si deve pensare a “Gin Game” come a un testo monotono: è un testo elettrizzante e vivace a causa della passione del gioco che anima i due personaggi. Ed anche se ad una prima lettura, all’inizio, Fonsia può apparire, o meglio cerca di apparire, come una personcina indifesa, un’anima candida, a poco a poco comprendiamo che è una giocatrice più esperta e migliore di Weller, anche perché sorretta da un’invidiabile fortuna.
Quando Fonsia entra nella veranda, scorgendo Weller, impegnato in un solitario, improvvisamente, imbarazzata, esclama: “Oh,… ero convinta che qui non ci fosse nessuno!” Si può crederle come fa Weller, ma si può anche pensare, senza essere troppo malevoli, che menta. Forse l’aveva visto entrare e l’aveva seguito. Si può pensare che lei è la cacciatrice e lui la preda. Si può pensare che lei il gioco lo conosceva, il gioco con tutte le sue regole e sfumature, e che se vince la prima partita non è solo per una fortuna da principiante, ma è frutto di un’abilità consumata. Delle volte, e non solo nel gioco, Fonsia è simpaticamente bugiarda.
Il tavolo da gioco, al centro della scena, è lo specchietto per le allodole, è un luogo d’attrazione. I due protagonisti vi girano attorno, ma poi, inevitabilmente, vi (ne) sono attratti come da una calamita: il gioco è la loro droga. I due protagonisti cedono al fascino, al brivido, diciamo pure alla brutalità del gioco, in cui si sentono, anche se Fonsia non lo dà a vedere, totalmente coinvolti.
Specialmente nell’ultimo quadro la natura sembra riflettere il loro stato d’animo. Fuori si avvicina e poi scoppia un temporale in tutto il suo furore, come in tutto il suo furore è scoppiata la lite tra i due giocatori, che si accaniscono nel gioco e si insultano vicendevolmente, provocando nello spettatore momenti di vivace ilarità.
D. L. Coburn ha scritto una commedia garbata, giocata con maestria su vari stati d’animo, sorretta da un sicuro mestiere, pervasa da una comicità esilarante, che solo due grandi attori, esperti del “gioco” del teatro possono portare alla ribalta scoprendone tutte le sfumature. In essa possiamo trovare qualcosa di noi stessi, delle nostre fissazioni e manie, delle nostre imperfezioni, dei nostri vizi, che ci rendono difficile il rapporto con gli altri, che mettono in rilievo tutto ciò che di negativo si cela in noi. Forse saper perdere con dignità è la più grande vittoria.
(Francesco Macedonio)
“La meravigliosa avventura di Antonio Franconi” di Luca Verdone
ALLA SALA TEATRO STUDIO DELL’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA, è stato presentato in “prima” assoluta al FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA - SEZIONE EVENTI SPECIALI, il film
“LA MERAVIGLIOSA AVVENTURA DI ANTONIO FRANCONI”
Un film di Luca Verdone
Soggetto e sceneggiatura Massimo Biliorsi, Luca Verdone - Fotografia di Felice De Maria Montaggio di Bruno Sarandrea - Scenografia di Marianna Sciveres - Costumi di Isabelle Caillaud Musica di Alessio Vlad. Produzione Cinemart. Regia di Luca Verdone
Interpreti:
Massimo Ranieri (Antonio Franconi) - Orso Maria Guerrini (Phillip Astley)
Ernesto Mahieux (Ocean) - Elisabetta Rocchetti (Delphine) – Laura Marinelli (Julliette)
Sonia Aquino (Elisabetta Franconi) – Valentina Beotti (Marie)
Ruggero Mostert Manciati - Francesco Vitiello - Nicola Canonico
Matthew Spender- Rosaria Russo.
E’ il primo film italiano che dopo molti anni porta sullo schermo il mondo del circo e la figura di un celebre artista, Antonio Franconi, inventore di giochi equestri che ancor oggi sono rappresentati nei circhi di tutto il Mondo. Gli storici del Circo attribuiscono a lui e al sergente Phillip Astley il rinnovamento degli spettacoli circensi del Settecento e la fondazione del circo moderno. Il film di Luca Verdone propone una biografia immaginaria del cavallerizzo e ammaestratore di animali emigrato in Francia dalla natìa Udine, trattando gli aspetti più vicini alla poesia e alla fantasia del circo. Un film per alcuni aspetti visionario e romantico che guarda al futuro del circo con gli occhi di un bambino che scopre per caso la leggenda di Franconi.
Massimo Ranieri interpreta con grande energia e ricchezza di sfumature il ruolo di Franconi, Orso Maria Guerrini quello di Phillip Astley, Ernesto Mahieux il clown Ocean, Elisabetta Rocchetti la equilibrista Delphine, Sonia Aquino Elisabetta Franconi.
La consulenza di Antonio Giarola e di Livio, Corrado, Davio Togni, che appaiono sullo schermo, ha permesso la rievocazione del Circo del Settecento.
Comunicazione ed ufficio stampa anteprima Evento Speciale
Francesca Piggianelli 3396477847 – romarteventi@libero.it
Francesco Caruso Litrico 3334682892 – fralit@alice.it
Pamela Villoresi VITA al Teatro Belli
p.zza Sant'Apollonia 11/a - tel. 06 5894875
info@teatrobelli.it – http://www.teatrobelli.it
dal 28 ottobre al 6 novembre
Teatro e Società presenta
V I T A
Scritto e diretto da Angelo Longoni
con: Pamela Villoresi, Emilio Bonucci, Eleonora Ivone
Un padre - Una madre - Una figlia
Un incidente stradale, il tempo che si ferma
Tutto l’amore del mondo e tutto il dolore del mondo
Il conflitto di una famiglia come rappresentazione del conflitto di un paese intero
L’Italia, forse più di ogni altro paese occidentale, è il luogo della separazione netta dei concetti, delle idee e delle convinzioni in modalità di parte, spesso semplificate e superficiali.
La realtà che viviamo sembra dipendere solo dall’azione di due principi opposti, tra cui esiste un contrasto insanabile a causa del quale finiamo per vedere il mondo solo in bianco o in nero senza riuscire a concepire altri colori o sfumature.
Anche nelle recenti e tragiche vicende di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welbi, il popolo italiano, insieme ai suoi rappresentanti politici, si è diviso in due metà contrapposte e incompatibili.
Da una parte le accuse di assassinio, dall’altra quelle di tortura di corpi inermi e senza futuro.
In mezzo a queste due posizione quasi il nulla.
In VITA si racconta questo conflitto come se fosse interno ad una famiglia.
Al centro una donna la cui esistenza si è sospesa a causa di un incidente stradale, vicini a lei il padre intenzionato a liberarla dallo stato vegetativo permanente nel quale giace e la madre invece ferma nel difenderne la vita in ogni caso e ad ogni costo.
Due posizioni inconciliabili, esattamente come quelle di una popolazione che si è divisa in due metà, due genitori spezzati, due personaggi simbolo.
Tre voci che compongono una partitura di sentimenti, di ricordi e di riflessioni, un flusso poetico che racconta la vita in tutte le sue espressioni: il dolore, la gioia e, soprattutto, l’amore.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato alle ore 21,00 – domenica alle ore 17,30 – lunedì riposo
Chi nun tene coraggio nun se cocca ch’’e femmene belle - recensione
Lo spettacolo dal titolo giocoso “Chi nun tene coraggio nun se cocca ch’’e femmene belle” è in scena al teatro Quirino fino al 30 ottobre. http://www.teatroquirino.it
Sul palco di questo teatro romano che porta il nome di Vittorio Gassman, ancora una volta Massimo Ranieri, l’istrione napoletano che ha scritto e ideato con Gualtiero Pierce questo recital provocatorio. Provocatorio perché protagonista non è il coraggio dei vincitori, dei potenti, ma l’eroismo dei sognatori, degli ultimi... Sul palco c’è solo lui, con i suoi monologhi, i suoi ricordi, senza la “teatralità” delle luci, delle coreografie; solo alle sue spalle l’orchestra che lo accompagna nelle sue avventure, composta da Massimiliano Rosati, Flavio Mazzocchi, Mario Guarini, Luca Trolli, Donato Sensini.
Un recital, un viaggio nel quale il cantante napoletano ci fa condurre ascoltando le note della sua voce. Il sipario si apre e su una scenografia nuda, spoglia, Ranieri in abito nero, serioso,
intona “ Io ’so pazzo” di Pino Daniele per introdurci a un discorso sulla follia. Perché parlare di follia? Perché quelli che consideriamo folli sono quelli che hanno il coraggio di dire le cose stanno, ma nonostante ciò sono “ultimi”. Ultimi come è ultimo il Saponaro, la figura che racchiude in se la storia di Napoli antica e che Ranieri ha voluto ritirat fuori dal repertorio del grande commediografo e poeta Raffaele Viviani. È curioso come questo cantautore napoletano sia riuscito ad ogni parola, ad ogni riflessione, ad agganciare una canzone che sintetizza e racchiude il suo pensiero. Attraversa il grande scibile della canzone napoletana per arrivare ad interpretare brani dei più celebri cantautori italiani e internazionali: ecco allora che al ricordo del coraggio di un grande uomo come Papa Giovanni XXIII che entrando nel carcere romano di Regina Coeli accolse i fedeli con un «Benvenuti nella casa del Signore», Ranieri ci associa l’azzeccatissima canzone di Fabrizio De Andrè “Don Raffaè”; poi attinge ancora al repertorio di Luigi Tenco, di Giorgio Gaber, di Nino Taranto, per poi passare da Charles Aznavour a Violeta Parra.
Un racconto che tocca le corde della solidarietà, dell’umorismo, della pietas, aiutato dai testi del grande Eduardo De Filippo e da testi più letterari come quelli di Palazzeschi, di Lorenzini…
Uno spettacolo che dietro la verve colorata della canzone
napoletana, cela le riflessioni più intime dell’artista sui temi più intimi e profondi della nostra società. (JESSICA ZECCHINATO)
LE MANNARE TORNANO IN SCENA dal 25 OTTOBRE al TEATRO STUDIOUNO (Tor Pignattara)
da Martedì a Sabato aperitivo ore 20.30 inizio spettacolo ore 21.00, Domenica inizio spettacolo ore 18.00.
FORZA VENITE GENTE dal 25 ottobre al Teatro Italia
www.teatroitalia.info dal 25 ottobre al 27 novembre 2011 Il 25, 26, 27 e 28 ore 21,00 - Il 29 e 30 ore 17,30 Dal 3 novembre dal giovedì al sabato ore 21,00 domenica ore 17,30 La compagnia di Prosa “Silvio Spaccesi e Rosaura Marchi” www.compagniaspaccesi.it presenta Silvio Spaccesi Rosaura Marchi "FORZA VENITE GENTE" Commedia musicale in due tempi Musiche di Michele Paulicelli, Giancarlo De Matteis, Giampaolo Belardinelli, Achille Oliva Testi in prosa di Mario Castellacci, Piero Castellacci, Piero Palumbo Versi di Mario Castellacci e Renato Biagioli Alessandro Marino (nel ruolo di Francesco) Melissa Caputo (nel ruolo di Chiara) Abril Achondo - Francesco Apruzzi - Greta Arditi Giulia Bochicchio - Daniele Brenna - Alessio Castrigiano Michaela Colino - Simona Deiana - Michela Di Natale Roberta Di Natale - Nazarena Gulinazzo - Tonia Labriola Anna Lovaglio - Valerio Moro - Carlo Pacienza Nicola Palmas - Barbara Pennavaria - Enrico Petrachi Domenico Ramelli - Giuseppe Ranieri Scene e costumi Erminia Palmieri - Vocal coach Andrea Orlando Aiuto regia e coreografia Maria Grazia Santucci Regia e coreografia Giancarlo Stiscia Light Designer Augusto Canu - Fonico Carlo di Fabio Sarta di scena Alessandra La Mantia - Direttore di palco Maria Grazia Santucci Produzione esecutiva e amministrazione Francesca Vetere Materiale elettrico e fonico Isatec Realizzazione costumi Fabio Giannubilo - Foto di scena Spartaco Biasini Organizzazione Scuole “Le Muse in Scena” Tel. 0623260003 - info@lemuseinscena.it La logistica e i trasporti sono a cura di Itavia srl Sede centrale e operativa in Via di Tor Vergata, 432 - 00133 Roma Tel. 0699704824 - Fax 0645447551 - info@itavia.eu Ufficio stampa Francesco Caruso Litrico 069534893 - 3334682892 - fralit@alice.it Silvio Spaccesi e Rosaura Marchi ripropongono, dopo 30anni dal debutto e 15 di assenza la famosissima commedia musicale “Forzavenite gente”. Presente nella prima edizione Silvio Spaccesi (Pietro di Bernardone) è ancora oggi il protagonista storico dell’opera e sarà affiancato da Rosaura Marchi - nella parte della Cenciosa - personaggio molto apprezzato da Giovanni Paolo II davanti al quale fu rappresentato. Un opera rock diventata un cult, che vede in scena 24 interpreti tra attori ballerini e cantanti, rivolta “ai giovani degli anni ottanta” e le nuove generazioni. Note di regia Sono trenta gli anni di successi di questo musical, Forza venite gente, che dal 1981, tra tournee, repliche e innumerevoli adattamenti, racconta al pubblico dei teatri d’Italia e del mondo la storia singolare e affascinante del giovane Francesco d’Assisi che abbandonò ricchezze e amore per la vocazione che lo rese santo. Anniversario importante che Silvio Spaccesi e Rosaura Marchi hanno deciso di celebrare - nel segno peculiare del loro affiatato sodalizio artistico - con una nuova edizione che li vede insieme, sul palco, nei ruoli rispettivi di Pietro Bernardone e della Cenciosa. Me ne hanno affidato l’allestimento ed io ho accettato, stimolato dalla sfida di tenere insieme continuità e innovazione, dall’esigenza di rispettare il cuore di un progetto che ha raccolto ovunque grandi consensi e al tempo stesso consegnargli nuovo slancio e contemporaneità. Da regista e coreografo, il mio impegno artistico è sempre teso alla fusione del linguaggio teatrale e delle linee dei corpi in movimento verso un unicum espressivo: più che mai l’ho cercato in questo lavoro, dove tecnicismi isolati - distanti dal gesto e dal movimento significante sinceramente produttore di senso per lo spettatore - avrebbero rischiato di essere superflui. L’idea originale di raccontare con prosa e musiche, semplici e genuine, una vita piena di conflitti emblematici come quella di Francesco, è la forza di questo musical e resta la linea portante anche del mio allestimento. Il nuovo che ho cercato d’introdurre è nel rapporto tra i piani interpretativi in scena: quello più propriamente attoriale, offerto dai due grandi artisti Silvio e Rosaura, vere e proprie “voci” narranti della storia; l’altro, fatto di musica e danza, affidato ai cantanti e ai ballerini, tutti giovani e appassionati professionisti. I due piani s’intrecciano, fusi nell’obiettivo di comporre un tema armonico, autentico ed espressivo che il pubblico possa “sentire” e apprezzare spontaneamente, con trasporto. Forza venite gente, dunque, reinterpretato nel senso ampio di sentirsi parte di una narrazione semplice e diretta, concreta e tangibile, “naturale” come Francesco. Giancarlo Stiscia Giudizi della stampa dell’epoca Un’opera smagliante che pesca bene nella tradizione popolare e si lancia in impennate da Broadway e che, sbaglieremo, ma sarà uno dei successi della stagione teatrale. (Alberto Bertini - «Paese Sera») La sala echeggia di applausi a ogni scena. Gli attori... chiamati senza fine alla ribalta. (Giorgio Prosperi - «Il Tempo») Il cast è tutto giovane: facce fresche, voci bellissime, l’impegno comune è straordinario, la vitalità contagiosa. (Rosy Gargiulo - «Il Giornale d’Italia») ... Venti quadri fra il naïf e il fiabesco... c’è la freschezza, c’è l’entusiasmo, c’è sincerità. (S.T. - «L’Osservatore Romano») Il godimento di una serata spesa bene. (Avio Focolari - «L’Umanità») «Forza Venite Gente» risulta gradevole, simpatico per la sua impronta ruspante e per l’entusiasmo e l’allegria dei suoi interpreti. (G. Galimberti - «Corriere della Sera») C’é un pubblico immenso, surriscaldato e santificato per la versione in musical della vita del Patrono d’Italia. Si intitola «Forza VeniteGente» e s’annuncia come il successo commerciale dell’anno. (M. Serena Palieri - «L’Unità») «Forza Venite Gente»: vi assicuro che ne vale la pena. (M. Ma. - «Il Giorno») Sono due tempi godibilissimi, ricchi di bei costumi e di belle musiche... Spettacolo coloratissimo e scatenato. (Al. Co. - «La Stampa»)
ASSO DI MONNEZZA AL TEATRO AMBRA ALLA GARBATELLA
“In questi anni mi chiedo spesso che senso abbia il teatro nel mondo disastrato di oggi.” - dichiara l’autore, interprete e regista di questa trilogia – “Non so darmi una risposta razionale e oggettiva. Riesco solo ad avere una risposta interiore ed emotiva.” E la sua rabbia civile esplode nel teatro: “La vomito a teatro con l’augurio che questa mia rabbia possa coinvolgere emotivamente chi viene e produrre una “reazione sociale” che possa portare alla costruzione di un mondo migliore. Questo è lo spirito che mi ha spinto a portare in scena i lavori che presento all’Ambra Garbatella: “Asso di monnezza”, dove parlo dell’assurda esistenza nella capitale d’Italia della discarica di Malagrotta; “FIATo sul collo”, dove racconto la vita degli operai della FIAT di Melfi e “A come … amianto” dove racconto la fibra killer.”
Asso di Monnezza: i traffici illeciti di rifiuti in Italia - coprodotto da Legambiente e dal Teatro dei Filodrammatici di Milano, con il Centro Mediterraneo delle Arti - racconta i traffici illeciti dei rifiuti urbani e soprattutto di quelli industriali che attanagliano l'Italia e che fanno arricchire pochi a discapito della salute di molti e dell’ambiente, tanto da far dire che il vero asso nella manica è “quello di monnezza”, vale a dire che l'immondizia smaltita illegalmente offre una grande possibilità di arricchimento.
E’ la storia di Marietta e della sua famiglia. Marietta è nata nella periferia di Napoli, a Pianura. Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di “monnezza” dove da 40 anni sono state versate tonnellate di rifiuti, tra i quali 1000 tonnellate di liquidi chimici pericolosissimi provenienti dall’Acna di Cengio (Savona). Nata in una famiglia poverissima il suo primo giocattolo l’ha trovato proprio in questa discarica: una bambolina spelacchiata che ancora conserva...
Lo spettacolo rientra nel filone del Teatro Civile già percorso da Ulderico Pesce con Storie di Scorie: il pericolo nucleare italiano. Il testo è stato scritto in base alla documentazione ufficiale della Magistratura italiana e al Rapporto ecomafie di Legambiente, molte delle indagini citate sono ancora in corso, e nello spettacolo si denunciano i Clan della Camorra che si dedicano a questa fruttuosa attività, i funzionari delle Istituzioni pubbliche coinvolti e i titolari delle “finte” ditte di compost fertilizzante per l’agricoltura che sempre più spesso scaricano rifiuti tossici sulla terra agricola.
Ulderico Pesce con questo spettacolo mira a far luce su due punti:
-sul sistema di smaltimento dei rifiuti urbani di cui si parla abbondantemente sulla stampa, e che vede il Sud dell'Italia “incapace di gestire la monnezza” perché nelle mani della malavita e della clientela politica, e un Nord capace ed efficiente;
-sul sistema di smaltimento illegale dei rifiuti industriali, di cui la stampa non parla mai, e che vede il ricco Nord produrre rifiuti chimici pericolosissimi dei quali, parti consistenti, vengono scaricati nel Sud del'Italia, sulla terra agricola, nelle fabbriche di fertilizzante per l'agricoltura, nel mare, nei fiumi ecc.
Oggi, in Italia, si concretizza una vergogna: se si uccide o si ruba qualcosa si commette un reato punito penalmente, se si contamina il mare o la terra il reato non è punito penalmente ma, nella maggior parte dei casi, si risolve con un'ammenda pecuniaria. (In allegato, foto e scheda completa di "Asso di Monnezza")
Uff.stampa Viola Sbragia 3358369150 - 06 6792613
ACCADEMIA TOGLIANI BIENNIO 2011-2013
L’Accademia Achille Togliani di Roma, storico e autorevole indirizzo per giovani artisti, apre le iscrizioni al Corso di Formazione Attoriale per
il Biennio 2011-2013 e ai Laboratori Teatrali.
Roma, 24 ott 2011 - L’Accademia Achille Togliani, Scuola di Formazione Professionale Attoriale riconosciuta dalla Regione Lazio e fondata nel 1992, apre i battenti per il Bienno 2011-2013. Rivolta a chi desidera avvicinarsi al mondo dello spettacolo o approfondire il proprio talento, l’Accademia Togliani fornisce gli strumenti più adatti per l’apprendimento e rappresenta oggi un indirizzo storico e autorevole per gli attori di domani. Sono aperte le iscrizioni al Corso di Formazione Attoriale per giovani dai 16 ai 28 anni e ai Laboratori Teatrali per bambini, ragazzi e adulti.
Sono aperte le audizioni per partecipare al Corso di Formazione Attoriale che rilascia il diploma di qualifica professionale di Attore.
Il corso prevede due anni di frequenza per 800 ore complessive.
Le lezioni si svolgono dal martedì al giovedì, dalle 15:30 alle 17:30.
Dopo ogni sessione accademica è previsto un saggio di fine anno che viene allestito presso il Centro Culturale Elsa Morante di Roma.
I docenti e le materie:
Massimo Fedele: Respirazione – Regia Teatrale
Adelmo Togliani: Improvvisazione cinematografica – Elementi di Regia cinematografica
Elena Tommasini: Doppiaggio e Script Lab
Antonella Cecora: Camera casting
Giulia Barisano: Canto
Giovanni Morassutti: Recitazione Metodo Strasberg
Raffaela Ela Perra: Metodo Stanislavskij
Raffaele Taddeo: Storia del Cinema e del Teatro
Paolo Varriale: Danza – Movimento del Corpo
Pierluigi Manieri: Storia della Critica Cinematografica
Sono inoltre aperte le iscrizioni ai Laboratori: lo Young Lab destinato ai giovanissimi dai 12 ai 16 anni di età si svolge tutti i lunedì dalle 17:00 alle 18:30 per una durata di nove mesi, al termine del quale è previsto un saggio di fine d’anno e il Laboratorio di recitazione “Stanislavskij” rivolto ai giovani e agli adulti dai 20 ai 40 anni di età, si svolge il martedì e il giovedì dalle 20:30 alle 22:30 per una durata di nove mesi, al termine del quale è previsto un saggio di fine anno.
Tutte le lezioni di Formazione Attoriale e dei Laboratori Teatrali si svolgono presso la sede dell’Accademia Achille Togliani in via Nomentana 1018 a Roma.
Per info e richieste:
Segreteria Accademia Achille Togliani, Via Nomentana, 1018 - Roma
+39 347 1704428/achilletogliani@tiscali.it/www.accademiatogliani.it
BRASS IN LOVE al Teatro Trastevere di Roma - recensione
E se l’amore non fosse eterno? Se anch’esso è destinato a finire come “tutto finisce tra i vivi”? sono questi gli interrogativi che si pone e che pone al pubblico in sala Valerio De Negri, che ha animato il lunedì sera del Teatro Trastevere. BRASSinLOVE – peregrinazioni musicali intorno all’amore, con la regia dello stesso attore e di Sergio Battista, analizza la curva dell’amore. Un amore che sul palco si manifesta con canti, balli, poesia e musica. Ed è proprio la musica la vera protagonista, la musica del quintetto “Ottonidautore” con Francesco Del Monte e Daniele Masella alla tromba, Simone Graziani al corno, Sergio Battista al trombone, Claudio Romano alla tuba; non a caso lo spettacolo è inserito all’interno della rassegna “I lunedì del teatro Trastevere: Musica in scena”. Il timbro caldo e avvolgente degli ottoni guida le snodate e altrettanto calde coreografie interpretate da Maria Pellicciotti. L’amore si materializza e tra canti e balli partecipiamo al pathos, all’evolversi della passione. Dallo scoccare della freccia di Cupido, la voglia e la passione crescono, si delineano i ruoli di questo spettacolo chiamato Amore, c’è chi fugge e chi rimane, chi detta le regole e chi le esegue, chi è schiavo e chi padrone. È un continuo rincorrersi per raggiungere l’altro, per incontrarsi con i tempi dell’altro, finché Cupido non fa di nuovo la sua comparsa per riprendersi la freccia. Ecco allora che chi era schiavo inizia a fuggire, il padrone non sentendosi più adulato rincorre lo schiavo, ma sarà una rincorsa che affaticherà e struggerà l’animo degli amanti perché la follia dell’amore si è dissolta, si è appassita come tutto si dissolve e appassisce tra i vivi. Un tango d’amore che è pura follia, è vero, ma che vale la pena di ballarlo fino alla fine. Cambia il soggetto, cambia l’innamorato, cambiano i tempi, ma l’uomo è alla continua ricerca di quell’angioletto biondo con l’arco e la freccia perché “cosa farebbero gli esseri umani senza la follia dell’amore?”. (JESSICA ZECCHINATO)
BRASSinLOVE
Peregrinazioni musicali intorno all’amore
Prosa, musica e versi per celebrare il “discorso amoroso”
un appuntamento della rassegna
I Lunedì del teatro Trastevere.Musica in Scena…
24 ottobre 2011
ore 21.00
Teatro Trastevere
Roma
Il 24 ottobre alle ore 21:00 andrà in scena in prima assoluta presso il Teatro Trastevere di Roma BRASSinLOVE-peregrinazioni musicali intorno all’amore. Inserito all’interno della rassegna I lunedì del teatro Trastevere: Musica in scena, lo spettacolo alterna monologhi, brani musicali e poesie in un continuum espressivo che ha come obiettivo finale, seguendo il filo teso da Roland Barthes in “Frammenti di un discorso amoroso”, l’analisi di questo sentimento universale sempre uguale ma allo stesso tempo sempre diverso. Scritto da Sergio Battista, portato in scena dal quintetto Ottonidautore, da Valerio De Negri in qualità di attore e Maria Pellicciotti alle coreografie, l’opera è un raffinato strumento artistico di riflessione sul tema del “discorso amoroso”. Il Logos rappresentato dalla prosa compenetra il Pathos messo in scena dalla musica e dai versi, creando un unico e quanto mai prezioso affresco delle dinamiche personali, sempre uguali e sempre diverse, dei rapporti amorosi del passato, del presente e senz'altro del futuro.
In BRASSinLOVE l’amore arriva inaspettatamente, Cupido scocca la freccia; cresce, gonfia il cuore, matura irrigato dalla passione, e come spesso accade nelle umane vicende, quindi lontane dalla perfezione, abbandona la scena, non senza aver modificato l’animo dei protagonisti della storia. Così come era arrivato, inaspettatamente, ecco che inspiegabilmente si dissolve. L’amore, croce e delizia del genere umano, segue ineluttabile la parabola dei viventi: e come questi non è perfetto e ha una fine.
Cosa farebbero gli esseri umani senza la follia dell’amore? Senza il pensiero amoroso; con la certezza che nessun colpo di fulmine mai ridestasse i sensi assopiti? BRASSinLOVE ripercorre tutte le fasi dell’innamoramento, segue l’evolversi di questo nobile sentimento, dall’euforia dell’inizio, all’esplodere della passione, fino a giungere all’inevitabile fine. Con estrema naturalezza e con la convinzione profonda che quella follia valeva la pena viverla.
BRASSinLOVE
Scritto da Sergio Battista
Con: Ottoni d’Autore, Valerio De Negri, Maria Pellicciotti
Regia: Sergio Battista e Valerio De Negri
Teatro Trastevere
Via Jacopa da’ sette soli 3
24 Ottobre 2011
Info e prenotazioni: 335267043/ 0683664400
TEATRO IN 3D: formatOfamiglia al Teatro Sette di Roma
Format0famiglia 3D
Ufficio stampa: Rocchina Ceglia
Dal martedì al sabato ore 21.00- Domenica ore 18.00
Prenotazioni 06.44236382
PER SCRIVERCI
inviare comunicati e messaggi privati alla redazione a questa mail: andrea.daz@gmail.com
per i commenti pubblici al blog scrivere nell'apposita casella dopo ogni post
RITORNA LA BISBETICA DOMATA AL TEATRO SAN PAOLO DI ROMA
La compagnia dei Borghi
presenta
Dal 18 ottobre al 13 novembre 2011
William Shakespeare
Adattamento e regia Ester Cantoni
con Patrizia Grossi e Giuseppe Renzo
e con Giorgio Barlotti, Carmine Balducci,
Andrea Zanacchi, Gino Romano,
Claudio Zarlocchi, Tiziano Caputo,
Michelle Carpente
e la partecipazione di Ester Cantoni
Musiche originali e disegno luci Bruno Ilariuzzi
Scene Leonardo Costruzioni
Costumi CdB
Si accendono i riflettori sul teatro San Paolo dove sta per iniziare la seconda stagione teatrale. Il “piccolo gioiello” situato nel quartiere Ostiense è pronto per ospitare un pubblico che ha il desiderio di sognare, divertirsi e pensare. Ad inaugurare il primo appuntamento da non perdere, sarà il 18 ottobre una delle più amate e rappresentate opere di William Shakespeare La bisbetica domata.
“Chi conosce un metodo più efficace per domare una bisbetica, che me lo dica adesso …Altrimenti, io vado avanti cosi!”
L’eterna battaglia tra l’uomo e la donna per la conquista del primato familiare, vista attraverso gli occhi sagaci e ironici del più grande drammaturgo di tutti i tempi! I rozzi modi di Petruccio, il suo parlare schietto, preciso, perentorio, la lingua fin troppo lunga e il carattere bisbetico di Caterina, che semina il panico in chi gli sta attorno, sempre pronta a distruggere tutto quello che le capita sottomano; Bianca, la sorellina tutta buone maniere e civetteria, a caccia di un sedicente marito, il signor Battista, padre tormentato da una figlia che non vuole sentire ragioni anzi le detta! Ortensio e Gremio, pretendenti alla mano di Bianca, comiche figure di simpatici innamorati; poi Licenzio, il ricco innamorato, che è disposto a qualsiasi cosa per ottenere l’amore della sua bella Bianca, e il suo servo, Tranio, che escogita astute trame per aiutare il suo padrone; e ancora lo spassoso Grumio, fedele servo di Petruccio, del quale riprende spesso i comportamenti rudi! E questo è solo l’inizio! Sicuramente una delle più divertenti commedie di William Shakespeare, rappresentata per la prima volta alla fine del cinquecento, non ha perso nel corso dei secoli la sua freschezza e vivacità. Una commedia che da sempre è stata una briosa dimostrazione di forza, un gioco perfetto, un ritmo travolgente, una carica esplosiva pronta ad essere innescata! E chi potrà mai domare una matta, se non un altro matto come lei?
Un finale controverso, che fa discutere, che apre infinite possibilità. Ma alla fine, sarà vero amore?
In scena al teatro San Paolo dal 18 ottobre al 13 novembre. (via Ostiense 190, tel. 06/59606102 info e prenotazioni dalle 11 alle 13, dalle 18 alle 21, dal martedì al sabato, domenica dalle 16 alle 19) .
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17. lunedì riposo. Biglietti intero € 18, ridotto €14. Speciale tutti a teatro € 12 (dal martedì al giovedì).
La stagione prosegue con Le train de Youkali di Annalisa Biancofiore, interpretata da Nicola D’Eramo, Cristina Noci, Annalisa Biancofiore, al pianoforte Stefano De Meo, regia di Riccardo Cavallo.
Un treno e due artisti, Kurt Gerron e Charlotte Salomon, un viaggio verso la loro ultima meta: l’immaginaria Youkali, che si rivelerà essere invece il campo di Auschwitz. Su un binario parallelo Lotte Lenya insegue la sua isola utopica, fuggendo in America assieme al marito, il musicista Kurt Weill. Un lungo viaggio di ricordi, apparizioni, paure e incontri raccontati attraverso i brani più belli e significativi di Weill, tratti dalle opere che lo hanno reso celebre quali “The rise and fall of the city of Mahagonny”, Marie Galante”, ", "One touch of venus" e "L’opera da tre soldi". (26 novembre al 18 dicembre).
Celebre commedia di Eduardo De Filippo e Armando Curcio verrà rappresentata dal 17 al 22 gennaio La fortuna con la effe maiuscola, adattamento e regia di Mario Antinolfi, con Mario Antinolfi, Lucia Pigliasco, Filippo Valastro, Stefano Lopez, Beppe Farina, Rossella Visconti, Mariolina Pisciotta, Luca Cardillo, Davide Bellofiore, Lianna Lipani. Giovanni Ruppolo è un povero scrivano sposato con Cristina, con la quale ha allevato l’orfano Erricuccio, che non perde l’occaisone per mettersi nei guai. Un classico del teatro italiano scritto nel 1942, col suo stile raffinato ed elegante, ma sempre estremamente amaro nel definire alcuni aspetti dell’animo umano.
Torna dopo il successo della passata stagione il capolavoro di Oscar Wilde, dal 7 al 26 febbraio L’importanza di chiamarsi Ernesto, adattamento e regia di Ester Cantoni, con Lucia Ricalzone, Giuseppe Renzo, Patrizia Grossi, Daniele Biagini, Ester Cantoni, Giorgio Barlotti, Cristina Golotta.
La pièce è un capolavoro dell’arte del teatro, messa in scena con gusto e ironia, con un occhio alla tradizione ed uno alla contemporaneità del testo. La scelta registica di ambientare la commedia nell’Inghilterra degli anni ’60, ha lo scopo principale di conciliare due diverse epoche di una stessa cultura, in modo da tracciarne le somiglianze e da sottolinearne le diversità. E’ uno spettacolo giovane e frizzante, sapientemente condito dalle musiche dei Beatles, che rievocano al pubblico immagini di un periodo carico di novità di cambiamenti, di innovazioni...
Dal 6 all’11 marzo in scena Una volta nella vita di Gianni Clementi con Marco Cavallaro, Lenni Lippi, Fabrizio Gaetani, Ignazio Raso e Antonio Conte, per la regia di Felice Della Corte. Cosa hanno in comune un piccolo fallito rapinatore romano, un bancario logorroico falso marxista, un mago siciliano da quattro soldi e una bella ragazza dal viso angelico? Nulla se non un piccolo dettaglio: sono tutti Morti!!! Si, siamo in un obitorio e quattro cadaveri sono sotto le lenzuola, tutti si svegliano e vogliono scappare da quel posto, convinti di non essere quello che sono. Si ride della morte, della vita che fu e si trova anche il tempo di commuoversi. Ritmi serrati, battute dirompenti, momenti di vera poesia per una delle commedie più originali degli ultimi anni.
Per la prima volta in teatro, dal 10 al 29 aprile andrà in scena La ragione e il sentimento, per la regia di Ester Cantoni.
Questa commedia liberamente ispirata al celebre romanzo di Jane Austen “Ragione e sentimento”, capolavoro della letteratura romantica, ci farà rivivere con ironia, incanto e freschezza, le atmosfere tipiche dell’800 inglese, attraverso le vicende delle sorelle Dashwood: Elinor e Marianne, la prima incline a vivere la vita in modo razionale, la seconda votata ad una impulsività e passionalità travolgenti. Una storia che affronta un tema universale:l’amore.
Si concluderà la stagione con lo spettacolo La carovana di Shakespeare le Muse da William Shakespeare, dal 15 maggio al 3 giugno, per la regia di Ester Cantoni.
Dopo la prima parte, dedicata alle Ombre, ossia agli attori, il secondo capitolo de la Carovana di Shakespeare, approfondisce un altro tema sicuramente molto affascinante: Le Muse, ovvero le figure femminili, più o meno note, nel panorama della drammaturgia shakespeariana. Una prova attoriale per le attrici che con tutto il loro amore per il teatro, evocate e richiamate dalla memoria del tempo del Poeta, ci faranno innamorare, sorridere, sognare divertire, commuovere, attraverso personaggi incantevoli, come Giulietta, Caterina, Cleopatra, Ofelia, Titania e tante altre ancora: madri, figlie regine, mogli e innamorate, figure in cui ogni donna può immediatamente rispecchiarsi.
Via Ostiense 190 tel. 06/59606102
info@teatrosanpaolo.it
www.teatrosanpaolo.it
Ufficio stampa: Valeria Buffoni
Tel.347/4871566- 06/60654876 valebuf@yahoo.it
Nuove storie in sala Bausch dell'Elfo Puccini, si apre con Puglia in scena a Milano
Teatro Pubblico Pugliese nell'ambito nell’ambito del progetto Internazionalizzazione della Scena
[PO FESR Puglia 2007-13 Asse IV].
Il meglio del teatro dalla Puglia è in arrivo a Milano (e nel gennaio 2012 sarà a Roma), grazie a un progetto della Regione Puglia e del Teatro Pubblico Pugliese (siglato, in burocratese, Po Fesr 2007-13).
Il progetto sta spingendo la produzione teatrale e musicale al di fuori dei confini regionali e nazionali, sostenendo i tour e promuovendo la presenza di artisti stranieri in Puglia. Tra gli interventi più incisivi: la rete di residenze «Teatri Abitati», i circuiti regionali «Puglia Sounds», per lo sviluppo della musica e Dansystem per la danza contemporanea. Ora, nell’ambito di questo stesso contributo, nasce l’operazione «Puglia in scena», una vetrina oltre i confini regionali per aiutare la circuitazione delle migliori produzioni di casa.
Quattro le compagnie che vedremo nella sala Bausch dell'Elfo Puccini di Milano: Factory Compagnia Transadriatica in un Sogno shakespeariano che unisce le due sponde dell'Adriatico, con attori italiani e provenienti dai Balcani; Fibbre Parallele, gruppo emergente tra i più apprezzati della scena nazionale; Teatro Scalo, da un piccolo spazio dell'hinterland barese e i capofila dei gruppi indipendenti pugliesi Cantieri Teatrali Koreja.
Quattro anche le compagnie che saranno in scena al Piccolo Eliseo di Roma (Cerchio di Gesso, Teatro Kismet OperA, Teatro Minimo e Teatro dei Borgia).
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
di William Shakespeare
adattamento e regia Tonio De Nitto luci Davide Arsenio costumi Stefania Miscuglio, scene Francesca Carallo con Angela De Gaetano, Chiara De Pascalis, Enrico Di Giambattista, Nikola Krneta, Milivoje Lakic, Ana Mulanovic, Luca Pastore, Andrea Simonetti, Fabio Tinella produzione Factory Compagnia Transadriatica, Terrammare Teatro, Teatri Abitati
Questo coloratissimo Sogno è come un grande cartoon, fatto di strane apparizioni, creature indefinibili, siparietti musicali e improbabili attori alle prese con una tragicomica commedia, tra pene amorose e scherzi del destino. Le atmosfere da soap opera, tra musiche da beat italiano, con vecchi successi anni ‘60, ci immergono con intelligenza e disinvoltura nel classico teatro shakespeariano. Una versione in technicolor, estrosa e bizzarra, in cui bravi e giovani interpreti, di diverse nazionalità, mescolano la lingua italiana a quelle di ascendenza slava, dando luogo a un esperanto che rafforza la contrapposizione stilistica del verso nobile con la prosa volgare, presente nel testo originale. Settanta minuti di ilarità e di divertimento assicurato.
Questo allestimento con 9 interpreti provenienti da diversi paesi (Italia, Serbia, Croazia, Montenegro e Albania) è nato all’interno di un progetto speciale di cooperazione delle Regioni Puglia e Abruzzo con i paesi dei Balcani nell’ambito del programma NPPA Interreg IIII Cards Phare Factory.
25 - 30 ottobre
HAVE I NONE(non ne ho)
di Edward Bond
regia di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo traduzione Ilaria Staino con Licia Lanera, Maria Luisa Longo, Riccardo Spagnulo scene e luci Vincent Longuemare oggetti di scena Modesta Pece produzione Fibre Parallele/TREND – Nuove frontiere della scena britannica/ResExtensa
Nel 2077, in un futuro distopico molto più prossimo di quanto si è portati a credere, scoppiano improvvise le epidemie di suicidi. ÈÌ un mondo dove vita e morte si confondono, vivere è spegnersi lentamente, morire è un atto di estrema vitalità . Le autorità hanno messo al bando le foto, i legami familiari e il passato. Sarah e James, poliziotto che va in giro a ripulire la città, vivono in una casa con pochi arredi, quando arriva inaspettata la visita di un uomo che sostiene di essere il fratello di Sarah. Nasce una lite grottesca, dove le poche cose presenti in casa diventano oggetto di un’assurda ed estrema contesa.
Fibre Parallele ci parlano del presente attraverso il futuro in questo spettacolo onirico e inquietante che mischia i sapori mediterranei dei loro precedenti spettacoli - come il dialetto pugliese - a quelli nordici di un autore solo apparentemente lontano. In una manciata di anni e con appena quattro spettacoli questa compagnia ha saputo attrarre l’attenzione di critica e pubblico fino a guadagnarsi il premio Hystrio-Castel dei Mondi 2011, dedicato ai gruppi emergenti.
1 - 6 novembre
MUCCIA - Una tenera commedia sulla precarietà del lavorotesto e regia Michele Bia con Franco Ferrante produzione Teatroscalo
Muccia, un’esortazione dialettale al silenzio, racconta attraverso una serie di istantanee intrise di umorismo e atmosfere grottesche, la storia di un ragazzo del sud, il classico bonaccione, alle prese con il lavoro precario, che decide un po' per comodità, un po' per mentalità, di rimanere nella propria terra d’origine, a casa con mamma e papà fino a tarda età. Tutti in paese fanno le valigie e partono per Milano, dove c'è vita, sogni, libertà, nuovi orizzonti. Anche sua sorella decide di andare al Nord, lasciando madre e fratello da soli. Con i pochi soldi che Muccia guadagna si compra la felicità quotidiana: un pezzo di focaccia e un momento d’amore con una prostituta, fino al momento in cui inizia a prendere coscienza di verità delicate e malinconiche. Finale inaspettato.
Ma lo spettacolo di Michele Bia e Franco Ferrante - che coraggiosamente gestiscono da anni un piccolo spazio nell'hinterland barese, il Teatroscalo - riesce a dirci, sullo spaesamento e sul dolore di un mondo che vede tutto trasformarsi e niente rimane come prima, molto di più di quanto possa svelare una denuncia gridata e volta a tragedia.
Tutto nella messa in scena è essenziale e calibrato, dal testo organizzato in rapide pennellate di colori tenui - interbiditi a volte da segni allarmanti - alla regia semplice ma assai mossa. E poi l'interprete Franco Ferrante, molto bravo a portarsi sull'orlo dell'eccesso e immediatamente ritirarsi, annullando la distanza che lo separe dal suo dolcemente sprovveduto personaggio, non privo di una certa mostrosità.
Nicola Viesti, Hystrio
8 - 13 novembre
IANCU, un paese vuol dire.uno spettacolo di Koreja regia Salvatore Tramacere progetto Fabrizio Saccomanno testo Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno con Fabrizio Saccomanno scene Lucio Diana produzione Cantieri Teatrali Koreja
Una domenica d’agosto del 1976, il bandito Mesina, fuggito dal carcere di Lecce è stato scoperto mentre si nasconde nelle campagne del paese. Inizia così una furibonda caccia all'uomo che coinvolge le forze dell'ordine e tutti gli abitanti, bambini compresi. Ed è proprio attraverso gli occhi di un bambino di otto anni che viene ricostruito uno strano e deformato affresco degli anni Settanta, del profondo Sud, degli scontri politici, dei primi scioperi generali, di un'infanzia e degli inganni e illusioni che la circondano. Un mondo di figure mitiche, contadini, preti, nonni, libellule, giornaletti e una gran voglia di diventare grandi, chissà poi perché. Una saga divertente, che racconta la storia di un’Italia scomparsa e un po’ dimenticata.
Info: Elfo Puccini, sala Bausch, corso Buenos Aires 33 - Milano
LE CINQUE ROSE DI JENNIFER
AL TEATRO DELL’ OROLOGIO
Dal 19 ottobre al 6 novembre 2011
Di ANNIBALE RUCCELLO
regia di AGOSTINO MARFELLA
Con Leandro Amato e Fabio Pasquini
scene e costumi Carlo De Marino
voci della radio Gioia De Marchis Giannini e Enzo Avolio
Dopo il grande successo riscosso nelle precedenti due edizioni, torna in scena a Roma per il terzo anno, uno dei testi più belli di Annibale Ruccello. Sarà in scena al Teatro dell’Orologio – Sala Grande, dal 19 ottobre al 6 novembre, Le cinque rose di Jennifer, con Leandro Amato e Fabio Pasquini, per la regia di Agostino Marfella. Un omaggio ad Annibale Ruccello; unico suo spettacolo sulla piazza romana, nell’anno del 25° anniversario della morte del grande commediografo, attore e regista di Castellammare di Stabia. Punta di diamante della drammaturgia moderna italiana, Ruccello risulta essere tra i più interessanti autori della scuola napoletana. Lo spettacolo, in una particolare scrittura scenica, vuole essere un tributo al Teatro del grande autore partenopeo. Anni '70. La piéce, ambientata nel quartiere dei travestiti della periferia di Napoli, racconta, con ritmo incalzante e grande “suspence”, il mondo dei travestiti. Ruccello narra il dramma della solitudine, raccontando le storie di vita di Jennifer (Leandro Amato) ed Anna (Fabio Pasquini), due travestiti di matrice genettiana. "Jennifer" è un travestito malinconico, sensibile e romantico che vive in un monolocale a Napoli. Terrorizzato dal serial killer che sta mietendo vittime nel suo quartiere, non esce più di casa da molto tempo. Non esce più, inoltre, perché sta aspettando una telefonata da Franco, l'ingegnere di Genova con cui ha intrapreso una relazione tempo prima …con quella chiamata, saprebbe che è ritornato da Milano. Purtroppo è ben difficile capire quando (e se) Franco chiamerà: il telefono di Jennifer, per un disguido telefonico, sembra infatti intercettare tutte le chiamate del quartiere. Proprio per questo motivo a casa sua arriva "Anna", un altro travestito che vive nel suo quartiere. I due parlano: Jennifer le racconta della sua famiglia e di Franco, Anna delle disgrazie che ha avuto nella sua vita e del rapporto speciale che ha con la sua gattina, Rosinella. Una telefonata arriva, ma Jennifer liquida l'interlocutore senza troppi problemi... salvo poi chiedersi se quella chiamata in realtà fosse per Anna, che frustrata, se ne va. L'attesa continua. L'uomo comincia a perdere la speranza. All'improvviso, ritorna Anna, disperata: il maniaco ha ucciso la sua adorata Rosinella…Ma l’attesa di Jennifer continua, aspettando una telefonata che potrebbe non arrivare più…
“ Ritengo che Le cinque rose di Jennifer, testo cult di Annibale Ruccello (1980), con il tempo e le diverse edizioni, abbia acquisito uno spessore stilistico che gli ha conferito il valore di un piccolo classico del teatro contemporaneo. La piéce, ambientata in un quartiere degradato della periferia di Napoli, racconta, con ritmo incalzante e grande “suspence”, il mondo dei travestiti. L’autore, narrando le storie di vita di Jennifer e Anna, esprime il dramma amaro della solitudine. Aleggia nella vicenda un’atmosfera da thrilling psicologico, che tiene gli spettatori con il fiato sospeso, fino all’ultima battuta… Si muovono, attraverso essa, i due protagonisti, povere anime perdute, confinate in un ghetto metaforico, tesi alla ricerca disperata di una propria dimensione; pronti a riappropriarsi del pudore e della dignità violati e derubati dai finti valori “borghesi”; e disposti a tutto, pur di elemosinare un po’ di affetto, fosse anche solo qualche parola attraverso il filo di un telefono. L’opera contiene una squarciante sensazione poetica di squallore e di frustrazione, nel cui contenuto il tragico si fa grottesco. Il palcoscenico grida i pensieri di Jennifer, ossessivi e maniacali, mentre la sua maschera recita il suo ultimo delirio d’amore per Franco, il maschio che probabilmente non esiste.
Nel mettere in scena lo spettacolo ho sottolineato la ritualità del testo con atmosfere antinaturalistiche, ispirandomi, oltre a Genet, alla tradizione nordica dei Kammerspiel, (principalmente a Strindberg e ad Ibsen nella scena finale). La storia assume quindi i contorni di un lucido delirio, in cui la solitudine può trasformarsi, degradandosi, nello svilimento dei miti e dei modelli. Deflagrazione dei linguaggi della comunicazione, che sfocia in una lacerante ed intensa recita, nel vano tentativo di ritrovare una propria identità. L’effetto che ne risulta è quello di un grande cerimoniale scandito dall’attesa ossessiva dell’amore”. Agostino Marfella
TEATRO DELL’OROLOGIO - SALA GRANDE
Via de’ Filippini, 17/a
Orario spettacoli: dal martedì al sabato alle 21,15 - la domenica alle 17,30
Ufficio Stampa Maya Amenduni
DUE VOLTE NATALE Dal 18 al 30 ottobre 2011 al Teatro Testaccio
Con il patrocinio di
La Compagnia Cantèra teatrale
presenta
“DUE VOLTE NATALE”
In scena la fantasia e l’ironia di Marco Falaguasta
Interpreta la compagnia “La Cantèra Teatrale”, vera fucina di giovani talenti cresciuti e svezzati dall’attore romano. A dirigerli è lo stesso Falaguasta, autore della commedia, che ha ispirato e promosso la formazione di questa compagnia da parte di alcuni suoi ex-allievi (S.Diana-S.Cartechini-G.Maccioni-F.Moscatelli). Il risultato è una formazione giovane e frizzante, di sicura prospettiva, considerando le ampie collaborazioni con la sorella maggiore BonaLaPrima.
“Due Volte Natale”
Di Marco Falaguasta
Regia Marco Falaguasta
Chiara Canitano, Stefania Cartechini, Fabiana Corazza, Stefano Diana,
Matteo Lombardi, Gustavo Maccioni, Flavio Moscatelli, Davide Santarpia.
E´ la commedia del mistero, della divertente paura che accompagna gli spettatori e i protagonisti durante tutto il corso dell´azione.Zio Baldo, personaggio quantomeno stravagante, invita i suoi nipoti Bibbo e Cristiano (interpretati da Stefano Diana e Flavio Moscatelli) a trascorrere qualche giorno nella sua caratteristica e accogliente baita dispersa nelle montagne di un posto non ben definito. I due ragazzi, nonostante da anni avessero perso ogni forma di contatto con il simpatico parente, accolgono l´invito. Non fosse altro per recuperare un po´ di quell´affetto familiare del quale hanno sempre sentito la mancanza. Giunti sul posto vengono accolti dai simpatici e curiosi componenti della famiglia dello Zio. Ma una domanda assale subito Bibbo e Cristiano. Perché tutti quegli addobbi natalizi, perché quell´insolita atmosfera di festa, quando il calendario dice, senza possibilità di smentita, che siamo nel mese di marzo?!
Questa è solo la prima delle mille domande che i due fratelli si porranno durante il soggiorno all´interno della baita dello zio, l´ultima sarà: "Perché abbiamo accettato l´invito?"
“Due Volte Natale è la classica commedia dove la fantasia svolge un ruolo di primo piano! I suoi personaggi sono solo suggeriti dalla realtà, per poi essere calati nella storia attraverso il filtro dell’immaginazione e delle enormi potenzialità creative che il teatro fornisce. E’ la commedia dell'attesa, per tutto il corso dell'azione i protagonisti insieme agli spettatori tentano di dare una risposta a tutti questi perché. Le risposte arriveranno tutte insieme nel finale, all´esito di un susseguirsi di colpi di scena, battute fulminanti, sarcasmo e un´attenta analisi delle piccolezze umane, di quanto ancora ci spaventi ciò che è diverso da noi e da quella che riteniamo la normalità! Ancora una volta non ho saputo resistere alla tentazione di rendere paradossali le nostre piccole e grandi ipocrisie, tanto da riderne sopra”. (Marco Falaguasta)
TEATRO TESTACCIO – Via Romolo Gessi 8
INFO E PRENOTAZIONI: 06.5755482 â
Compagnia “La Cantèra Teatrale”
di
Stefano Diana – Stefania Cartechini – Gustavo Maccioni – Flavio Moscatelli
Direttore artistico Marco Falaguasta
Cantèra è una parola spagnola che indica un luogo speciale. La “cava” o cantina dove il vino migliora la sua qualità per raggiungere l´eccellenza, ma anche il “vivaio” dei grandi club di calcio catalani (e non solo) dove nascono i talenti del futuro. Quando abbiamo fondato La Cantèra Teatrale abbiamo voluto investire su noi stessi e affrontare una sfida importante con il vantaggio di essere diretti dai migliori maestri. Un progetto giovane e dinamico, dove c’è impegno, passione, determinazione, disponibilità, entusiasmo. Senza questi valori nessun obiettivo può essere raggiunto. Questa è la filosofia de La Cantèra Teatrale, dove muovono i primi passi i nuovi talenti del teatro comico romano.
SERPE IN SENO - recensione
http://www.teatroservi.it/spettacoli_stagione2011-12_serpeinseno.php
SERPE IN SENO è un’occasione per ricordare il suo autore Cesare Belsito scomparso prematuramente pochi anni fa. Portato in scena con la regia di Nadia Baldi è una rappresentazione che ci ricorda molto le classiche commedie napoletane, quelle che sfiorano i limiti dell’assurdo, del grottesco, fino ad essere paradossali.
Alessandra Ricci ha ideato scenografia povera: quattro sedie che, all’occorrenza con un telo tirato, diventano tavolo e lampade che calano dal soffitto. Sullo sfondo nero di una scena scarna solo loro: gli attori. La verve partenopea è parte del talento dei due attori principali, Franca Abategiovanni e Gianni Cannavacciuolo. I due, rispettivamente nei ruoli di Sisina e Salvatore, sono vittime di un equivoco a scopo danaroso che diventerà causa di rottura di un solido rapporto fraterno. Un’inaspettata vincita al lotto di Salvatore su numeri che la defunta mamma aveva suggerito in sogno a Sisina, è il seme dal quale nasce una crudele contesa e un desiderio di vendetta nei confronti dell’avaro Salvatore. La vincita è un elemento destabilizzante che mette in crisi il rapporto di questo ristretto nucleo familiare, minando anche il rapporto con gli amici:
Davide Paciolla nel ruolo di Sergio e Fabio Maffei o Giulio Cancelli in quello di Stefano. Un ambientazione surreale per un tema tanto reale come quello del denaro. Bravi gli attori che con i lori movimenti sincronizzati e attraverso la mimica facciale, sono riusciti a trasportare lo spettatore in una dimensione quasi onirica, grazie anche alle musiche di Paolo Vivaldi, impalpabile con l’effetto di amplificare e di rendere ancora più grotteschi i sentimenti spesso crudeli che possono nascere tra “parenti serpenti”.
Uno scontro tragicomico che crea divertimento e fa ridere, ma di un riso che nasce dalla consapevolezza della caducità dei rapporti umani, anche dei più fraterni legami di sangue.
(recensione di JESSICA ZECCHINATO pubblicata anche su www.corrieredelweb.it)
BANG... ancora un giallo a fumetti!?! -recensione
Sono cinque i protagonisti di “Bang!...ancora un giallo a fumetti!?!” in scena al Teatro Cometa Off di Roma dal 4 al 23 ottobre 2011. Lo spettacolo, per la regia di Lorenzo De Feo, proietta lo spettatore tra le tavole colorate di un fumetto.Lo studio dell'investigatore Rintraccio (Giuseppe Zeno) si riempie di luci blu e rosse che si posano leggere sulle espressioni interrogative del gruppo.Inky (Claudia Salvatore) ha perso il suo disegnatore proprio poco prima che venisse colorata ed ora percorre il perimetro dell’ufficio in modo nervoso preoccupato. Le voci sono interrotte da una musica incalzante (di Luis Bacalov, Loriana Lana e Francesco Crispo) che introduce di volta in volta nuovi punti interrogativi. Nessuno è al di sopra di ogni sospetto e il dito viene puntato persino contro la stessa Ombra (Alessio Barone) del fumetto.L’ambiguità di Clero (Antonio Lupi), sorella dell’investigatore ed improbabile suora, ruba prepotentemente la scena alla protagonista riuscendo in breve a catalizzare l’attenzione del gruppo su di sé.Sarà l’ispettore Cartastraccia (Riccardo Monitillo) a cercare di sciogliere ogni dubbio sulla scomparsa del disegnatore proprio mentre la voce fuori campo (Antonio Fulfaro) introduce un nuovo caso da risolvere.È forse ancora il frutto della penna del creativo ad aver dato vita ad una nuova avventura? Scendono le luci sull’ingarbugliata storia di carta: Clero intraprende un breve siparietto in stile burlesque contribuendo ad accrescere la curiosità dei presenti e confondendo sempre più le ipotesi di Cartastraccia. Le parole si rincorrono e si scontrano tra schizzi di inchiostro e ritagli colorati. La confusione si fa sempre più incalzante e lentamente Inky dimentica la tristezza dovuta al fatto di non esser stata colorata. “Chissà se mi avrebbe completata” si chiede, pensando al suo disegnatore scomparso. Ma presto la sua bocca rossa, unico elemento vivace del suo corpo, tornerà a sorridere ed a sognare.I
Lo spettacolo è stato patrocinato dalla Regione Lazio, dal XVII Municipio di Roma Capitale e dall’Associazione Fonòpoli, ed ha ottenuto i premi “Prova Teatro- Rassegna Teatro Comico” e “Drammaturgia Oggi”.
Millelire e Elios13 presentano
musiche Luis Bacalov e Loriana Lana e di Francesco Crispo
"BANG! …ancora un giallo a fumetti!?!" è un'accattivante sovrapposizione di due mondi e di due linguaggi: un incontro-scontro, in chiave umoristico-drammatica con un tocco di giallo, tra fumetti ed esseri umani, e infatti il pubblico che vuole incontrare è quello amante sia del teatro comico, sia del fumetto d'autore.
Inky, una bella fumetta, un disegno non ancora completato seguito dalla sua ombra, denuncia la scomparsa del suo disegnatore; interpella il singolare investigatore Rintraccio per risolvere il caso. Irrompono in scena l'ispettore Cartastraccia, fumetto anche lui, che accusa i presenti e gli assenti di aver commesso delitti nella storia – incompleta – del disegnatore scomparso. Entra poi in scena Clero: fratello acquisito di Rintraccio, è anche una suora. Lei (lui) porterà avanti il gioco perché è l'unica a conoscere la verità. Super nullo, rivela le balorde intenzioni del Disegnatore scomparso: ….è inaccettabile per un autore che la sua opera gli sopravviva!
IL BRIGANTE al teatro TIRSO DE MOLINA di Roma
Pietro Romano e Sabrina Crocco
LA VERSIONE DI BARNEY al Teatro Belli di Roma
Teatro Belli presenta
ANTONIO SALINES ne
LA VERSIONE
di Massimo Vincenzi
dal romanzo omonimo di
Mordecai Richler
regia di Carlo Emilio Lerici
Antonio Salines festeggia i 40 anni del Teatro Belli tornando sul “suo” palcoscenico per interpretare Barney Panofsky, uno dei personaggi più amati e più odiati della letteratura contemporanea creato dalla penna del canadese Mordecai Richler (1931-2001) che con questo romanzo del 1997 ha ottenuto un successo mondiale culminato nel 2010 con una altrettanto amata/odiata trasposizione cinematografica interpretata da Paul Giamatti.
Questo nuovo progetto di Massimo Vincenzi e Carlo Emilio Lerici, autore e regista dello spettacolo, si avvale delle creazioni video di Enzo Aronica, nelle quali scorrono le immagini dei luoghi e dei personaggi della vita di Barney: le tre mogli, l'amico Boogie, il padre, interpretati da Virgilio Zernitz, Francesca Bianco, Fabrizio Bordignon, Gabriella Casali e Monica Belardinelli.
Lo spettacolo sarà in scena dal 14 al 23 ottobre.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato alle ore 21,00
domenica alle ore 17,30
Teatro Belli
Piazza Sant'Apollonia, 11a (ang. S. Maria in Trastevere)
info@teatrobelli.it – www.teatrobelli.it
dal 14 al 23 ottobre
e con la partecipazione in video di
Virgilio Zernitz – Izzy Panofsky
Monica Belardinelli – La seconda signora Panofsky
Fabrizio Bordignon - Boogie
Gabriella Casali – Miriam, la terza signora Panofsky
Elisabetta Ventura – Clara, la prima signora Panofsky
regia video di Enzo Aronica
Barney Panofsky (produttore televisivo di successo) è un ricco ebreo canadese figlio di un poliziotto che, passati i sessant'anni, decide - apparentemente controvoglia - di scrivere una autobiografia. Il motivo che spinge Barney a scriverla è dare la sua "versione" dei fatti che hanno portato alla morte del suo amico "Boogie", e liberarsi così dall'accusa di omicidio mossagli dallo scrittore Terry McIver, compagno di Barney al tempo del suo lungo soggiorno a Parigi.
Nel corso della stesura delle sue memorie tuttavia i ricordi di Barney diventano via via confusi. Barney è malato di Alzheimer. E così gli episodi del suo passato si intrecciano indissolubilmente con gli avvenimenti del suo presente. E lo spettacolo, così come il romanzo, risulta essere una serie di flashback disordinati: i racconti delle giornate del "vecchio" Barney (acciaccato, abbandonato dalla moglie ed alcolista irrecuperabile), si mescolano alla girandola dei ricordi d'una vita ricca di avvenimenti e incontri straordinari. Sino al finale, dopo che la malattia ha fatto il suo tragico corso, nel quale finalmente sarà resa “giustizia” al protagonista.
DON GIOVANNI al Piccolo Teatro Strehler
Aleksandr Morfov, classe 1960, diplomato in Teatro delle Marionette e in Cinema, pluripremiato in patria e all'estero, è fra i registi che negli anni '90 hanno rivoluzionato il teatro bulgaro, grazie a rivisitazioni di classici in chiave post-moderna.
Il suo Don Giovanni è un possente collage di suggestioni poetiche, da una libera rilettura dell'originale di Molière. Il testo del drammaturgo francese è plasmato e fuso a frasi musicali dell'omonima opera di Mozart, ma anche a elementi della pièce di Tirso de Molina.
Non solo: Morfov combina il suo gusto per l'epica a immagini, luci ed effetti speciali rubati al cinema, con la struggente espressività dell'opera lirica.
Il "mito" di Don Giovanni viene demolito e il protagonista si trasforma in un "eretico" contemporaneo, che rifiuta il limite e aspira alla libertà totale.
Spettacolo in russo con sovratitoli in italiano
Perché vederlo
Per scoprire una diversa "lettura" del mito di Don Giovanni: da eterno seduttore a playboy capriccioso, tendente alla nevrastenia. Perché il regista ama contaminare i "classici" della prosa con il cinema, l'opera lirica e la musica rock creando spettacoli postmoderni di incredibile fascino.


SORELLE D’ITALIA avanspettacolo fondamentalista
Al Teatro Manzoni dall’11 al 30 ottobre
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Via Manzoni 42 - 20121 MilanoTel. -
Fax 02 76005471Internet www.teatromanzoni.it E-mail info@teatromanzoni.it
drammaturgia originale di Roberto Buffagni
direzione musicale e pianoforte Alessandro Nidi
contrabbasso e batteria Giuliano Nidi
vibrafono e percussioni Sebastiano Nidi
interpretato da
ISA DANIELI e VERONICA PIVETTI
per la regia di CRISTINA PEZZOLI
Scene Rosanna Monti, costumi Giuliana Colzi, disegno luci Massimo Consoli.
Recite sino a domenica 30 ottobre (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30).
You Night’d Artistz
presenta
Isa Danieli e Veronica Pivetti
in
Sorelle d’Italia
avanspettacolo fondamentalista
drammaturgia originale di Roberto Buffagni
direzione musicale e pianoforte Alessandro Nidi
contrabbasso e batteria Giuliano Nidi
vibrafono e percussioni Sebastiano Nidi
scene Rosanna Monti
costumi Giuliana Colzi
disegno luci Massimo Consoli
regia di Cristina Pezzoli
Uno spettacolo pensato e realizzato per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia
con il contributo del Comune di Porto Venere.
Che cosa succederà, a noi fratelli e sorelle d’Italia, in questi misteriosi cinquant’anni? Come ci arriveremo, al secondo Centenario dell’Unità d’Italia? O meglio: ci arriveremo, noi Nord e noi Sud, a compiere insieme duecento anni italiani?
Isa Danieli e Veronica Pivetti, accompagnate dal vivo dal maestro Alessandro Nidi, nella migliore tradizione fantaprofetica dell’avanspettacolo, danno vita alla fantastoria d’Italia dal 2011 al 2061, con un'ipotesi futuribile e tragicomica sull'Italia di domani.
In un match travolgente e senza esclusione di colpi - anche bassi - Veronica la Milanese e Isa la Napoletana boxeranno tra loro, rovesciando e mescolando stereotipi e luoghi comuni, pregiudizi e verità sull'inconciliabile diversità delle reciproche appartenenze, fino ad arrivare a inaspettate sorprendenti contaminazioni musicali ed emotive.
Dalle canzoni classiche più note (Nostalgia de Milan, 'O surdato 'nnamurato, O mia bèla Madunina, Santa Lucia luntana) al raffinato graffiante cabaret dei Gufi, da Modugno alla macchietta, da Munastero 'e S.Chiara a Luci S. Siro, fino ad arrivare a una versione milanese della notissima Napul’ è di Pino Daniele e ad una napoletana di Vincenzina di Enzo Jannacci, le due contendenti si confrontano e si scontrano fino ad una imprevista separazione...
Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale al Porto Venere Arcipelago Teatro nel luglio 2010, è stato presentato nella prestigiosa rassegna Taormina Arte 2010 ed ha toccato diverse città italiane nella stagione 2010/2011.
SE SEI TU IL PRINCIPE AZZURRO... QUESTO AZZURRO NON MI PIACE... al teatro Libero
progetto e regia di Paola Giacometti
Una passerella dei più diversi spasimanti. Una giovane, camaleontica innamorata che per loro si trasforma. Una commedia colorata su una somiglianza che non esiste. Un’importante prova d’attore per soli due interpreti.
“La bella assurdità di questo spettacolo è troppo perfetta per questo mondo e troppo sottile per occhi umani”, così direbbe Nietzsche di questo show di simil cabaret, divertente e colorato. In un ironico ed accattivante monologo, Amanda fa una carrellata ritmata e frenetica degli uomini della sua vita: entrano dunque in scena – tutti rigorosamente interpretati dal medesimo attore – il prevedibile e inquadrato fidanzatino Alberto, il palestrato Annibale, l’intellettuale Norberto e il discotecaro Roger, il distinto miliardario Giangiacomo e il rozzo contadino Beppe, fino al colpo di scena finale che, lungi dal chiudere il racconto, ne apre un nuovo capitolo.
Amanda, come spesso fanno gli innamorati, cerca di adeguarsi il più possibile al partner, cancellando così, in modo esagerato, ogni differenza e annientando la sua personalità. Assistiamo così alle sue trasformazioni, che si susseguono in un estenuante camaleontico inganno per se stessa e per gli altri, dando vita alla commedia di una somiglianza che non esiste.
Il processo amoroso, quando uno dei due ama meno dell’altro, è piuttosto semplice perché quest’ultimo si lascia amare e non ha bisogno di fingere. Ma quando entrambi sono completamente invaghiti l’uno dell’altro, allora non c’è commedia più impenetrabile e scompigliata.
dal 14 al 24 ottobre 2011
Compagnia Teatrouvaille
SE SEI TU IL PRINCIPE AZZURRO …
QUESTO AZZURRO NON MI PIACE …
progetto e regia di Paola Giacometti
ORARIO SPETTACOLI
Lunedì – Sabato: ore 21.00
Domenica: ore 16.00
ORARIO BIGLIETTERIA
Lunedì – Venerdì: 15.00 – 19.00
Domenica: 14.30 – 16.15
Biglietteria serale nei giorni di spettacolo: 19.00 – 21.15
PRENOTAZIONI:
È possibile prenotare nelle seguenti modalità:
- via e-mail scrivendo a biglietteria@teatrolibero.it
- online collegandosi al sito www.teatrolibero.it
-chiamando allo 02-8323126
Al Teatro Carcano dal 12 ottobre SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
E’uno dei testi più conosciuti della storia del teatro di tutti i tempi, una eterna e universale macchina drammaturgica che per centinaia di anni è stata continuamente reinterpretata in ogni terra e in ogni tempo. Una favola cinica e spietata tra sogno e realtà, verità e menzogna, messa in scena da un’ottima compagnia tutta di giovani guidata da Andrea Battistini.
Il Sogno si snoda su tre piani ben distinti, tutti nel profondo compenetrati e interagenti tra loro. Siamo in un tempo, nel “luogo” dove si sviscera tra il sangue e il sorriso l’amore. Siamo nell’inconscio del conflitto “coniugale” potente e devastante tra il re degli elfi e la regina delle fate. Siamo nel teatro “adolescenziale” della conoscenza dell’amore e del suo contrario, dell’istinto che emerge e travolge le regole sociali, siamo nell’amore dolce e poetico – magari un po’ buffo – raccontato da una squinternata compagnia di filodrammatici; siamo tra le pareti di una camera da letto, tra le mura di una città, tra gli alberi di un bosco nello spazio infinito dell’universo. I sentimenti si rincorrono, si affrontano, si allontanano e aderiscono riflettendosi tra i vari personaggi della storia.
Sul palco vuoto centinaia di corde cadono dall’alto delimitando uno spazio cubico e polimorfo: sono liane …alberi … sbarre … catene … colonne … lacrime, sono la corte di Teseo ed Ippolita, ma anche il bosco di Atene. Due voci si rincorrono come le due ombre che danzano il rito di nozze che dà l’abbrivio allo spettacolo. Poi uno squarcio di luce. Primo colpo di scena. L’incanto si rompe: irrompono Teseo, sua figlia Ermia che ama Lisandro, il promesso sposo Demetrio che la ama non riamato, il reietto Lisandro, che non ha i favori del padre di Ermia, e, in disparte, la disperata Elena, che ama Demetrio, non riamata. Un editto crudele condanna Ermia ai voleri del padre, la commedia viene ferita dalle leggi dell’uomo che piegano i voleri naturali dei quattro adolescenti, l’inconscio prende il sopravvento. Nel bosco della coscienza si dipanano le vicende d’amore che vedono i quattro adolescenti scoprire il desiderio, l’invidia, il rifiuto, la passione, la violenza, l’odio. Shakespeare prepara progressivamente il proprio terreno dall’esatto rovescio, aderisce al titolo entrando dalla porta del sogno nel mondo degli umani e niente, come un sogno, può essere tutto e il suo contrario: Teseo e Ippolita diventano Oberon e Titania, il re degli elfi e la regina delle fate, anche loro si disputano un amore ma gli effetti delle energie che sprigionano assumono l’aspetto di apocalittiche catastrofi. Il genio di Shakespeare irrompe, le parole diventano musica, due nuovi strumenti a contrappunto cominciano a spostare l’evento narrato nel territorio della commedia crudele, fantastica, surreale, il maldestro Puck decide le sorti dei quattro ragazzi muovendoli con i colpi beffardi delle sue malefatte, mentre dal cielo due fate agitano con il loro volo danzato lo spazio e le direzioni. Nel tempo di una notte i giovani si trasformano in una nuova forma armonica: la vita adulta. Secondo colpo d scena: nella sala irrompono quattro diversamente abili, attori per caso, improbabili protagonisti di un esperimento di teatro-terapia. Lo spazio scenico li accoglie, si amplifica a dismisura il gioco, il teatro nel teatro si allarga anche alla platea, coinvolge gli spettatori da vicino, li travolge in una girandola di gags poetiche e divertenti. Mentre i piani continuano a mescolarsi, i quattro clown prendono possesso della scena e dei cuori degli spettatori, raccontano anche loro la storia di un amore assoluto, forse l’unico a cui lo spettatore assiste. (Andrea Battistini)
Al Teatro Carcano di Milano
da mercoledì 12 a domenica 23 ottobre 2011
di William Shakespeare
Viviana Altieri, Francesca Agostini, Pietro Mossa, Davide Pedrini, Andrea Sorrentino, Elias Zoccoli
Disegno luci Carlo Pediani
Uno spettacolo di Andrea Battistini
Produzione Mariano Anagni in collaborazione con Teatro di Castalia
Durata 2 ore (no intervallo)
Orari da martedì a sabato ore 20,30 – domenica ore 15,30
Per informazioni e prenotazioni 02/55181377 – 02/55181362
Per scuole e gruppi organizzati 02/5466367 – 02/55187234
Prevendite on-line www.vivaticket.it; www.ticketone.it; www.happyticket.it
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Al Teatro Carcano, solo fino al 17 ottobre, è in vendita l’ABBONAMENTO ANTI-CRISI:
€ 75,00 per i primi cinque spettacoli in cartellone
OTTOBRE D’AUTORE AL TEATRO STUDIO UNO di Roma
La stagione 2011-2012 del Teatro Studio Uno curata dall’ass. cult. LA CATTIVA STRADA si apre con un mese dedicato al teatro d’autore. Tre spettacoli tratti dalle opere di tre scrittori di fama mondiale quali Fernando Pessoa, Elsa Morante e Stefano Benni.
Dall’11 al 16 ottobre, “Lette rubate-cercando Fernando Pessoa là dove non è mai stato” di e con Tony Allota, un viaggio nelle vite degli altri attraverso le lettere e le canzoni scritte sui fogli o impresse nella memoria emotiva del protagonista che grazie alle corrispondenze di celebri personalità e di un anonima ragazza degli anni Sessanta, ritrova il senso delle parole dettate dal cuore. Il poeta Fernando Pessoa, possibile autore del misterioso rebus, ci guida attraverso le sue lettere d'amore. Nel rispetto della sua esistenza, all'ombra dei suoi eteronimi, le sue parole saranno mischiate con quelle di altri, lontani e sconosciuti fra loro e raccontato attraverso le corrispondenze per ritrovare insieme il respiro ampio e profondo delle lettere scritte di pugno.
Dall’20 al 23 ottobre,“Elsa” di e con Chiara Condrò ed Elisa Turco Liveri spettacolo che attraverso lo sguardo di una scrittrice magistrale, Elsa Morante, descrive Roma e L’Italia della seconda guerra mondiale. Una storia dai contenuti difficili che utilizza un linguaggio semplice, corale, e colorito da espressioni dialettali. Una drammaturgia a più voci, dai toni a tratti ironici a tratti impegnati e drammatici in cui i personaggi e le atmosfere prendono vita in maniera repentina, balzando fuori dal testo in un effetto "pop up".
Dal 25 al 30 ottobre, in scena “Le Mannare” di Federico Grippo, pièce liberamente ispirata a “Le Beatrici” di Stefano Benni, in cui tre donne mostrano un caleidoscopio di universi femminili di solitudini, attese, stanze chiuse, dove scegliere davvero se stesse è impossibile, talvolta vietato. Tre giovani donne. Tre sedie che danzano. Tre tasche da cui fuoriescono mondi contrastanti. Cinquanta minuti in cui il filo del discorso, passa di mano in mano tessendo storie di femminilità diverse. Uno spettacolo circolare che approda ad una “non-fine” riavvolgendosi su se stesso come una cassetta in un mangianastri. Qualcosa è cambiato? Forse le stanze si sono aperte. Forse è solo un’illusione. Sarà lo spettatore a scegliere quando si alzerà dalla poltrona e, carico di immagini e parole, tornerà verso casa.
TEATRO STUDIO UNO
Via Carlo della Rocca, 6, zona Torpignattara.
Biglietto unico €10 tessera associativa gratuita.
Info e prenotazione (consigliata):
3494356219- 3283546847-3298027943
Associazione Culturale La Cattiva Strada
Via dei Genieri, 119 - 00143 - Roma - Italia
www.lacattivastrada.org



