anteprima Telefilm Festival quinta edizione - cinema Apollo - Milano
Anteprima sulla 5a edizione del Telefilm Festival
SETTIMANA INTERNAZIONALE DELL'ARTE E DELLO SPETTACOLO - UNITRE
UNIVERSITÀ DELLE TRE ETÀ E
DELLA TERZA ETÀ - UNITRE MILANO
Unitre Teatro e la Compagnia di Proteo
presentano la
Settimana Internazionale
dell’Arte e dello Spettacolo
Progetto Gershom
(Io sono Solo in una Terra Straniera)
dalle identità negate al riconoscersi identici nella diversità
tra il 25 Aprile e il 1 Maggio 2007
Momenti di spettacolo,spazi espositivi, performances ad intrusione
dalle ore 15 alle ore 24
Unitre Teatro – Sala Ariberto
via Daniele Crespi, 9 Milano
(MM2 S. Agostino Tram 2; 14 Bus 94) per info: http://compagniadiproteo.space.live.com/
tel. 3803915978
Giovedi 26 Aprile: I canti Gospel: “Magic Night” Del Free Gospel Band
Venerdi 27 Aprile:Gruppo Mamaafrica /Modou Gueye e ed il progetto di sviluppo rurale in Senegal “Defaral sa boppe”
Sabato 28 Aprile:Francesco Mazza Argòmm Teatro “ Moti Shkon –I canti della diaspora albanese”./Proiezione video “Voci dal carcere” a cura della Cooperativa ESTIA, con commenti di Michelina Capato Sartore, Interventi musicali Francesco Mazza - Sara Dell’Onze (Pittura performance Londra)-Silvia Paolini (Scultura installations Londra)-Michelle Palmer (Scultrice Londra)-Cristina Rosich Peri (Sculture, installations Londra)-Mary Yacoob “progetti”-Marley Tomic-Beard & Thomas Dolittle (sculture New York)-David Palazon (film documentary)-Roger Lopes (photography)-Amed Ba African collection
IL PROGETTO GERSHOM
Il titolo dell’evento ha un’origine antica e lontana sia filologicamente che antropologicamente.
Tradotto letteralmente dall’antico ebraico può essere inteso come: “Io sono solo in una terra straniera”. È noto che le lingue arcaiche possedevano la magia di criptare e palesare significati e messaggi di impervia profondità, concetti che sottendevano la centralità dell’uomo nel suo rapporto col mondo, valori che i maestri francofortesi hanno recuperato ponendo di nuovo “l’uomo come fine e non come mezzo”.
Pur arrivando da tanto lontano, riteniamo, il messaggio si riveste oggi di una inquietante attualità, se poi allarghiamo il concetto di straniero alla valenza esistenziale camusiana di étranger, ecco che ogni diversità, soffocata dall’arroganza culturale di un sistema violentemente omologante, diviene un urlo, una preghiera, una rivolta.
Vogliamo ridare voce o, forse più correttamente, aiutare a conquistarla, a tutti coloro i quali sono portatori di “un altro punto di vista”. Che siano altro per il colore della pelle, per un credo religioso, per un amore artistico, per una fede filosofica, per un vissuto personale, per una condizione fisica, non importa, che il loro altro divenga ricchezza e monito, che divenga radice per una cultura più libera, che sappia suggere linfa dove si sclerotizzava il coraggio all’alterità.
La città di Milano, da sempre capace di metabolizzare rispettosamente le più diverse culture, potrebbe, in questa occasione, divenire un ottimo palcoscenico per accogliere e presentare artisti, intellettuali, ricercatori e/o meglio e più coraggiosamente Uomini e Donne che hanno qualcosa da dire, qualcosa in cui credono, qualcosa che troppo spesso diviene silenzio.
Nel corso di una manciata di giorni (tra il 25 aprile ed il 1 maggio) presso un teatro storico della città (Teatro Unitre Sala Ariberto) e negli spazi espositivi dell’Università delle Tre Età (adiacenti al teatro) proprio nel cuore di Milano (tra Piazza Duomo e la Darsena), verranno presentati eventi, performance, opere, spettacoli realizzati grazie al lavoro ed alla creatività di gruppi e singoli operatori espressione di diverse culture (Senegal, Albania, Gran Bretagna,Usa etc.), diverse scuole (teatro, musica, danza, pittura, scultura, avanguardie e …), diverse esperienze (disabili, carcere).
L'uomo è per natura un essere che vive in comunità (Aristotele)
perciò ha bisogno di condividere i sogni, i progetti........
di sperimentare forme e strutture diverse, di sapere,
di acquisire informazioni, di capire e di conoscere........
la conoscenza avvicina le culture e la paura del diverso e per il diverso, si allontana...........
Dalle identità negate al riconoscersi identici nella diversità
Le diverse realtà, le diverse età, le diverse culture a confronto per condividere sogni e progetti, per sperimentare forme e strutture diverse di conoscenza…una settimana all’insegna della diversità che uniscono
Momenti di spettacolo – spazi espositivi - performance ad intrusione
dal 26 al 30 aprile 2007 ore 15.00 – 24.00
Biglietto unico per spettacolo e visita spazi espositivi : ¤ 5,00
Con la partecipazione di:
Musica e danza:
- I canti Gospel: “Magic Night” Del Free Gospel Band
- Gruppo Mamaafrica
- Francesco Mazza con Moti Shkon produzione Argòmm Teatro(Icanti della diaspora albanese)
Teatro e cabaret:
- Modou Gueye e ed il progetto di sviluppo rurale in Senegal “Defaral sa boppe”
- Compagnia teatrale E.S.T.I.A. (Voci dal carcere )
Calendario eventi:
* Conferenza stampa per presentazione evento e iniziativa a sostegno progetto sviluppo rurale in Senegal “defaral sa boppe”
* Concerto “Magic Night” dei Free Gospel Band
* Presentazione iniziativa a sostegno progetto sviluppo rurale in Senegal “Defaral sa boppe”
* Brani dallo spettacolo “Modougueyeracconta” di Modou Gueye e spettacolo Gruppo Mamafrica
*proiezione video “Voci dal carcere” a cura della Cooperativa ESTIA, con commenti di Michelina Capato Sartore, Interventi musicali Francesco Mazza Argòmm Teatro “ Moti Shkon –I canti della diaspora albanese”
Spazi espositivi e performance ad intrusione dal 28.04 al 30.04:
- Sara Dell’Onze (Pittura performance Londra)
- Silvia Paolini (Scultura installations Londra)
- Michelle Palmer (Scultrice Londra)
- Cristina Rosich Peri (Sculture, installations Londra)
- Mary Yacoob “progetti”
- Marley Tomic-Beard & Thomas Dolittle (sculture New York)
- David Palazon (film documentary)
- Roger Lopes (photography)
- Amed Ba African collection
- Stand casa editrice ExCogita Milano.
Interventi di Ferruccio Masci: lettura di brani, racconti, poesie.
Unitre Teatro – Sala Ariberto - via Daniele Crespi 9 - Milano
MM2 S. Agostino Tram 2; 14 Bus 94
"CANZONI SENZA FESTIVAL" con RENATO DIBI'
Lunedì, 23 Aprile 2007 - ore 21.00
Teatro Nuovo Milano
RENATO DIBI’
Al pianoforte Fredy Mancini
“ CANZONI SENZA FESTIVAL “
è il nuovo Spettacolo di Renato Dibì, elegante cantautore-poeta, da tempo considerato il migliore interprete italiano della grande tradizione dei Chansonniers.
Un Recital di canzoni scritte da Fiorenzo Carpi, Dario Fo, Endrigo, e per la “Chanson” da Jacques Brel, Leo Ferrè, Brassens, Aznavour, Barbara, Prevert, Becaud, Lama, Reggiani; canzoni che pur non avendo mai patecipato a nessun “Festival” sono le radici fondamentali della più nobile canzone d’autore e che hanno influenzato i nostri più attenti e sensibili cantautori e traduttori come Herbert Pagani, Gaber, De Andrè, Paoli, Lauzi e lo stesso Dibì.
Uno splendido programma estraneo alle leggi di mercato e che ancora una volta si avvale della musicalità e del prezioso talento pianistico di Fredy Mancini.
RENATO DIBI’ E LA CANZONE FRANCESE, oggi, può anche sembrarci remota: una straordinaria avventura a cavallo fra testi letterari e invenzione musicale, una canzone fissata nel tempo, legata ad un’epoca felice dalla quale ancora trarre momenti di estrema emotività. La conosciamo, l’amiamo anche, per qualche verso ne siamo devoti centellinatori. Ci confonde, ci entusiasma, quel modo di raccontare l’amore, graffiandolo di ironia, ci prende quel suo modo di gridare la protesta, la rabbia, quel suo parlar cantando che l’accomuna alla grande poesia, ma poi finiamo per trascurarla, presi come siamo dalla banalità di una routine che non sa scalfire le nostre coscienze. Certo la sua grande stagione è passata: la Piaf, Barbara, Brassens, Brel, Ferré, ombre alle quali riferirsi con nostalgica tenerezza. Ma poi capita, ma si, ancora oggi, di assistere ad un recital della Greco e allora, eccola sbocciare di nuovo, questa canzone straordinaria, rifiorire all’improvviso, quasi fosse nuova, fresca nelle sue stupende invenzioni, nella sua tesa drammaturgia.
Capita, insomma, come con la grande poesia: ci fanno battere il cuore i versi di un Verlaine o di un Rimboud, ma anche di un Quasimodo, di un Montale, ma quante volte ne frequentiamo sentimenti e territori, chiusi come sono in una sorta di aura mitologica, entrati i poeti in un mondo troppo alto per il nostro povero quotidiano?.
Poi avviene il miracolo: qualcuno, all’improvviso, sa raccogliere il messaggio, sa ripercorrerne le strade, sa come riportarla alla luce, questa canzone, facendocela, ad un tratto, tornare familiare, presente, irrinunciabile.
Si chiama Renato Dibì questo “qualcuno” con la sua passione, la sua vocalità, la sua capacità di essere poeta nello scrivere, tradurre e di iterpretare in italiano, le splendide parole degli chansonnier, i loro sentimenti, le loro avventure, il loro trasgredire, quel loro linguaggio che fonde gergo e letteratura, quel loro viscerale identificarsi coi “ poeti maledetti ”.
Come ha già fatto con altre canzoni, il cerchio virtuoso della sua arte, ovvero restituire la vita a quel mondo che ama, attraverso una sorta di resurrezione, perché Dibì, una volta assimilata, inghiottita, masticata la canzone francese, può ora riproporla come propria: Dibì non interpreta i grandi, li rilancia con un metodo che è poi quello stesso di Ferré e degli altri: appropriarsi delle parole dei poeti per costringere i distratti a riscoprirli, ad amarli. Dibì trae dall’ombra ciò che era luce, riporta nei cuori sentimenti che forse pensavamo non esistessero più e lo fa senza nulla perdere dello spirito della tradizione. un insieme, di nostalgia e di vitalità, percorso da quella sarcastica concezione fatale della vita che mischia simbolismo e surrealismo, dannazione e follia, tutte cose che pongono il cantore poeta sulla cima di quella piramide che porta all’altro, al mondo dell’immaginazione, del desiderio, della rivolta.
The illusionist
The illusionist
Un film di Neil Burger.
Con Edward Norton, Paul Giamatti, Jessica Biel, Rufus Sewell.
Fotografia di Dick Pope.
Musiche di Philip Glass
Genere Fantastico. Durata 110 minuti circa.
Uscita nelle sale: 06/04/2007
Al termine della proiezione, sono uscito dalla sala molto soddisfatto e con l’interesse di leggere il racconto di Steven Millhauser, da cui il film è tratto: e per una volta, questo desiderio non nasceva dalla necessità di capire qualche passaggio non troppo chiaro nel film, ma solo da quell’esigenza di comprensione completa della storia che spesso mi prende quando vedo un bel lavoro di cui ancora non ho letto il libro ispiratore.
La definizione “fantastico” nel genere non deve trarre in inganno: in realtà si tratta di un film di ambientazione storica (la Vienna a cavallo fra il XIX e il XX secolo), dominano il sentimento e la magia. Eisenheim, un adolescente dotato di particolari poteri magici, si innamora (ricambiato) di Sophie, fanciulla della nobiltà austriaca, per la quale questa relazione è inaccettabile. La separazione, violenta, è inevitabile ed Eisenheim (Edward Norton) scompare dalla circolazione per quindici anni. Ricomparendo appunto a Vienna nelle vesti del più straordinario illusionista che mai si sia veduto su un palcoscenico. Naturalmente, il caso vuole che durante uno spettacolo, sia proprio Sophie (Jessica Biel) a prestarsi a fare da cavia ad una delle illusioni: l’amore passo a passo rinasce, ma Sophie è destinata a sposare l’erede al trono, il Principe Leopoldo (Rufus Sewell), che, affida all’Ispettore Generale Uhl (Paul Giamatti) della Polizia, il compito di stroncare la reputazione Eisenheim, sia per interrompere la relazione, sia per dimostrare la superiorità della ragione a quella della magia. Il resto è da vedere e non si può anticipare: alla fin fine è anche un po’ un giallo.
The Illusionist merita di essere visto per l’ottima interpretazione, soprattutto dei tre interpreti maschili; e merita di essere visto per l’eccellente ambientazione, sicuramente supportata dall'eccellente fotografia di Dick Pope. Una citazione particolare alle musiche di Philip Glass, che fin dall’inizio contribuiscono a creare un’ambientazione magica, quanto mai in sintonia con la storia. Molto buona anche la regia di Neil Burger: menzione particolare merita una interessante predilezione per il primo piano, che sembra portarti direttamente nella scena
Giudizio: ***
Ruggero Attèndoli
LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA
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