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Mercuzio: dal 2002 il punto di riferimento per chi ama il teatro, per chi lo fa e per chi lo segue. Recensioni, interviste, comunicati, sempre presente a Milano, Roma e in Toscana.

TE PER UNA NOTTE al Teatro de' Servi di Roma

TEATRO DE’ SERVI

Dall’1 al 27 aprile 2008

ATA TEATRO presenta

TE, PER UNA NOTTE

(ovvero) UNA SERATA IN DIRETTA TV

di CINZIA BERNI e CIRO SCALERA

Con

GIANMARIA BISSACCO, MARCO DE BARTOLOMEIS, ANNALISA DE SIMONE, ELISABETTA DE VITO, MASSIMILIANO MARCHI, STEFANO MEGLIO, CIRO SCALERA

CON L’AMICHEVOLE PARTECIPAZIONE IN VIDEO DI LUCA GIURATO

SCENE E COSTUMI CICIMABE’ - MUSICHE ENZO DE ROSA - CIRO SCALERA

AIUTO REGIA ELISABETTA DE VITO - ASSISTENTE ALLA REGIA FLAVIA ROSA

Regia CIRO SCALERA

 

La diretta incombe. I finalisti non arrivano. Urgono soluzioni...ho bisogno di te!

Te, per una notte” rende la partecipazione dello spettatore necessaria. Senza di lui lo spettacolo non potrebbe procedere.

Nello studio televisivo allestito sulla scena, i protagonisti di TE, PER UNA NOTTE vivono la nervosa attesa di una diretta, mentre l'intero pubblico seduto in platea viene istruito per l’occasione dalla direttrice di produzione della trasmissione. Si sta per assistere alla puntata finale, con premiazione, di un concorso radiofonico per voci nuove e fantasisti. Luca Giurato dal suo programma si collega, tramite lo schermo che troneggia in scena, scandendo l’inesorabile avvicinarsi dell’orario di partenza. Ma due dei tre finalisti, coinvolti in un paradossale incidente, non riescono ad arrivare in tempo e allora l’unico modo per andare in onda è sostituirli. Parte la caccia al possibile sostituto e si scatena un putiferio in cui il pubblico viene attivamente coinvolto! Ma per gli interpreti non c’è solo una diretta da portare avanti, ci sono anche tante storie personali e coinvolgenti che si intrecciano e si evolvono, attraverso una scrittura teatrale umoristica e veloce, toccando temi universali come l’amicizia, il sesso, l’amore e la famiglia. Alla fine della diretta, il vincitore, il re di questa notte, sarà stabilito con l’applausometro e confermato o ribaltato dal tele voto di Luca Giurato.

 

PERSONAGGI E INTERPRETI

COMESTO’ (Ciro Scalera) Vanitoso e burbero conduttore. Innamorato di Carla.

ANGELICA (Annalisa de Simone) Figlia di Comestò, giovane candida e grintosa dalla magnifica voce. “Promessa sposa” di Cacco, ma innamorata di Beato.

CARLA (Elisabetta de Vito) Direttrice di studio energica, apparentemente arrivista e superficiale. Sorella di Cacco.

PERLA (Massimiliano Marchi) Femminello napoletano. Sarta tutto fare sfruttata da Comestò e innamorata di Rocky.

CACCO (Stefano Meglio) Fratello e despota di Carla. Tenore improponibile ma ammanicato.. Borioso, arrogante e disonesto. Un caprone, con la sua simpatia.

BEATO (Marco de Bartolomeis) Giovane dalla faccia pulita. Talentuoso autore e cantante. Un puro a disagio in un ambiente di pescecani, ma forte dei suoi principi. Innamorato di Angelica.

ROCKY (Gianmaria Bissacco) Tecnico cameraman. Icona sexy. Macho bello e impossibile. Ma non è tutto qui...

Nei giorni di martedì e mercoledì portando al botteghino del teatro uno spartito musicale, si avrà diritto ad un biglietto ridotto di platea e galleria.

 

Teatro de’ Servi - Via del Mortaro, 22 (Via del Tritone) Info 06.6795130 - www.teatroservi.it

Prezzi: Platea Intero € 19 - Ridotto € 16 / Galleria Intero € 16 –Ridotto € 14

Spettacoli dal martedì al sabato ore 21 – domenica 17.30 – lunedì riposo

 

TE, PER UNA NOTTE sostituisce lo spettacolo SERPE IN SENO

rimandato alla prossima stagione a causa di un grave lutto

 

Ufficio Stampa Fabi - Ghinfanti
www.fabighinfanti.it

I 39 SCALINI al Sala Umberto di Roma

SALA UMBERTO

Martedì 1 aprile

PIER LUIGI MISASI per GRANDE PROFILO srl

presenta

direttamente da Londra, in contemporanea con Broadway,
 il più grande successo comico della stagione.

dal genio creativo della regista inglese Maria Aitken

vincitore del Lorence Olivier Award come migliore commedia


I 39 SCALINI

 

The 39 steps


di JOHN BUCHAN’S


adattamento di PATRICK BARLOW per quattro attori

 

 

con

FRANCO OPPINI  NINI SALERNO

BARBARA TERRINONI e URBANO BARBERINI

  

Regia

MARIA AITKEN

per la versione italiana

scena LUDOVICO RIARIO SFORZA

costumi TONY GONZALES

disegno Luci STEFANO PIRANDELLO

produzione esecutiva LINA GISONNA per GRANDE PROFILO

Tratto dall’avvincente giallo di John Buchan’s “I 39 SCALINI” è impresso nella memoria collettiva grazie al memorabile film di Alfred Hitchocock del 1935 .

Oggi tramutato in esilarante commedia teatrale, “I 39 SCALINI” continua la sua sensazionale  tenuta a Londra nel West End. Niente è stato tagliato da questa divertentissima e spettacolare versione teatrale del più affascinante  thriller britannico . Le scene leggendarie includono: la caccia sul Flying Scotsman, la fuga sul Forth Bridge, il primo scontro  teatrale tra bi-plani mai messa in scena prima, con un finale al cardiopalma  al London Palladium. Con quattro attori che interpretano un minimo di 39 ruoli in 100 minuti di  divertimento ingegnoso, ” I 39 SCALINI “ si rivela il tour de force teatrale più sorprendente ed esilarante  dell’anno. Un famoso thriller di John Buchan, alla base di un ancor più famoso film di Alfred Hitchcock del 1935; una storia di spionaggio, piena di avventure, inseguimenti spettacolari e colpi di scena, un eroe, svariate eroine e minimo 150 personaggi di contorno… adesso tutto questo è una commedia divertentissima di John Barlow per un attore, una bella (che interpreta tutte le maliarde), e due attori-clown che fanno tutti gli altri personaggi.

Presentata prima in provincia, poi al festival di Edimburgo, poi off-London, e finalmente al Criterion theatre di Londra, questa commedia continua a divertire il pubblico, mietendo meritati successi.

La storia? Londra. Durante uno spettacolo teatrale in cui si esibisce Mister Memoria, Richard Hannay, un giovane canadese, incontra una donna che dice di chiamarsi Annabella Smith - nome chiaramente falso, e che gli chiede di ospitarla a casa sua. La donna è seguita, e con un espediente (scatenando il panico nella sala con un falso allarme) riesce ad uscire dal teatro, confondendosi tra la calca. La donna confessa a Richard di essere una spia, ma la notte stessa verrà assassinata con un coltello piantato nella schiena da alcuni individui penetrati nella casa. Annabella fa in tempo a mostrare una cartina della Scozia con indicata una località. Prima di morire parla anche dei "39 scalini", una congrega di pericolose e spietate spie, con a capo il professor Jordan (Godfrey Tearle), un pericoloso personaggio senza molti scrupoli.

Richard si sente in pericolo di vita, e decide di raggiungere la Scozia quando la polizia inglese, subito dopo la scoperta del cadavere nella sua abitazione, comincia a dargli una caccia spietata. Comincerà una lunga fuga, costellata da molti tradimenti, ed in compagnia di Pamela, un'avvenente bionda, precedentemente incontrata. La fuga porterà Richard a cavarsela brillantemente in un convegno politico, in una casa abitata da un vecchio piuttosto avido e manesco, nella brughiera scozzese, in un albergo gestito da una simpatica donna e addirittura nella casa del nemico.

Abbiamo tutte le tematiche del thriller, tematiche che saranno utilizzate spesso da Hitchcock nella sua lunghissima carriera: lo spionaggio, l'innocente accusato di un delitto che non ha commesso, la fuga, ed il protagonista che viene completamente scagionato alla fine. Naturalmente il finale è lieto, e facilmente intuibile.

REPLICHE FINO AL 27 APRILE

Maggiori informazioni sullo spettacolo inglese sono disponibili sui siti   www.pierluigimisasi.com       www.love39steps.com

Ufficio Stampa:

where2go production s.r.l.

Giuseppe Bambagini 392.6857700 - 338.6346350

Ursula Seelenbacher  335.5228274

SALA UMBERTO

Via della Mercede, 50

Roma - tel. 066794753

www.salaumberto.com

Ufficio Stampa  - Sala Umberto

SVS

Viola Sbragia

Silvia Signorelli

BASTA di Remondi e Caporossi al Teatro Eduardo De Filippo - Roma

Dal 28 al 31 Marzo 2008 h. 21.00

Teatro Eduardo De Filippo

“BASTA”

un po’ di silenzio


ispirato al racconto “Assez” di Samuel Beckett

spettacolo esito del Laboratorio condotto da

Claudio Remondi e Riccardo Caporossi

Assistente collaboratore: Vincenzo Preziosa

con

Carmela Abanese

Silvia Angioni

Andrea Cardinali

Elena D’Angelo

Alessia D’Anna

Paola Di Mitri

Vlandimir Doda

Giulia Panciotti

Laura Mancini

Barbara Minczewa

Vincenzo Occhionero

Lorenzo Sprecacenere

Simon Tagliaferro

Agustina Toia

(ingresso gratuito - per prenotazioni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 Tel. 06/49914470)

Teatro Eduardo De Filippo
IDISU
Via del Ministero Affari Esteri 5 – 6

Roma

SVET al Teatro Vittoria di Roma

 

TEATRO VITTORIA

DAL 26 MARZO AL 6 APRILE

 

 

TEATRO STABILE DI GENOVA

 

 

SVET

 

la luce splende nelle tenebre

 

di Lev Tolstoj

 

traduzione di Danilo Macrì

 

 

con

 

Vittorio Franceschi

 

Matteo Alfonso, Alice Arcuri, Fiammetta Bellone,

 

Massimo Cagnina, Fabrizio Careddu,  Gianluca Gobbi,

 

Maurizio Lastrico, Barbara Moselli, Orietta Notari,

 

Stefania Pascali, Pier Luigi Pasino, Fiorenza Pieri,

 

Vito Saccinto, Federico Vanni

 

 

Regia

Marco Sciaccaluga

 

Scene Jean-Marc Stehlé             Costumi Catherine Rankl

 

Musiche originali Federico Vanni

 

 

Scritto a più riprese tra il 1894 e il 1902, e rimasto incompleto nel quinto atto, SVET La luce splende nelle tenebre non era mai stato sino ad oggi rappresentato in Italia (e sui maggiori palcoscenici europei), e testimonia ad alto livello il talento artistico e i fermenti ideologico-culturali del grande romanziere russo. Percorso da una forte tensione autobiografica, il dramma si costruisce intorno al personaggio di Nikolaj Ivanovic Saryncev, un ricco possidente che, preso da improvvisi scrupoli religiosi, decide di applicare alla lettera il Vangelo, giungendo sino a partecipare la sua ricchezza con tutto il popolo a lui vicino. Il progetto etico-religioso di Saryncev incontra l’incomprensione della moglie e la dichiarata ostilità del figlio maggiore e degli altri parenti. Ben presto anche i suoi seguaci, spaventati dalle conseguenze sociali delle idee di Saryncev, lo abbandonano o, applicando alla lettera i suoi principi, ne subiscono le tragiche conseguenze. Accade così che il giovane prete che aveva abbracciato con entusiasmo la predicazione di Saryncev preferisca tornare nelle braccia della Chiesa ortodossa e che il fidanzato della figlia, il principe Boris, venga arrestato per aver rifiutato di prestare il servizio militare per amore di tutti gli esseri umani.

 

Sempre più insofferente delle convenzioni sociali e dei comportamenti giudicati immorali della sua famiglia, Saryncev progetta anche di fuggire di casa, contribuendo così alla creazione delle premesse della sua completa rovina.

Di Svet la critica nazionale ha scritto “la scelta del testo e la sua realizzazione sono lo specchio più veritiero del rapporto fra uno Stabile e la sua città”, “mi sono trovato totalmente preso dallo spettacolo sentendomi parte della tensione del pubblico”, “un grande spettacolo interpretato benissimo da Orietta Notari e Vittorio Franceschi”.

Svet (alla lettera “luce”) venne pubblicato postumo nel 1912, a Berlino, con il titolo provvisorio di I Svet vo tme svetit che cita un verso del Vangelo di Giovanni (E la luce splende nelle tenebre). Lev Nikolaevic Tolstoj (1828 - 1910) condensa in Svet i principali motivi che ossessionarono gli ultimi anni della sua vita: la concezione evangelica dell'esistenza, l'anticlericalismo, il rifiuto della guerra e della violenza, il tema della non resistenza al male. Emerge così in primo piano il dramma morale, vissuto sulla propria pelle dal protagonista, dell'impossibilità di far coincidere la teoria con la pratica quotidiana: dramma che travagliò anche la vecchiaia di Tolstoj, rendendo difficile i suoi rapporti in famiglia, sino alla disperata fuga da casa e alla sua squallida morte nella stazione di Astopovo.

 

 

UFFICIO STAMPA Compagnia

Cristina Rastelli

Assistente Giordana Misul    

Tel: 026598022

Cel: 336344192

 

 

TEATRO VITTORIA

P.za S. Maria Liberatrice, 10

00153 Roma

Tel. 065740170

www.teatrovittoria.it

 

Mi VOGLIO VESTIRE DI ROSSO al Teatro Euclide di Roma

MI VOGLIO VESTIRE DI ROSSO

di Vito Boffoli


con


Gianluca Boffoli, Pepi,
Alessandra Caruso, Francesca Brunetti,
Renzo Imbroinise, Marco Mancini, Elena Bozza

coreografie di Fabio Massimo Casavecchia

musiche di Gianluca Boffoli
scene di Vittorio Fedeli

regia di Vito Boffoli

Un commediografo e le cinque donne che in un modo o nell’altro fanno parte della sua vita, un commercialista e una storia di tasse, l’eterno conflitto uomo-donna. Questi gli ingredienti della commedia di Vito Boffoli, a grande richiesta prorogato fino al 15 marzo, al Teatro Euclide.

Mi Voglio vestire di Rosso è uno spettacolo piacevole ed ironico che fa riflettere sulla vacuità dei luoghi comuni che legano spesso l’uomo e la donna ai loro ruoli. Una gran voglia di libertà è il riscatto finale delle donne che, vestite di rosso a simboleggiare l’uscita dagli schemi, abbandonano gli uomini a loro stessi per partire alla volta di una nuova vita, là dove quegli schemi non hanno più ragione d’essere.

Affiatati e brillanti gli interpreti che non deludono. Eleganti, specie nella danza sudamericana, le coreografie di Fabio Massimo Casavecchia. La regia soffre a tratti qualche piccola caduta di ritmo ma lo spettacolo è nel complesso, piacevole, ben interpretato e, a ragione, apprezzato dal pubblico.

La Compagnia Teatrogruppo nata nei primi anni Ottanta rappresenta i suoi lavori, per lo più nati dalla penna del suo direttore artistico e regista Vito Boffoli, al Teatro Euclide dove opera con continuità dal 1990; partecipa a festival e rassegne in Italia riscuotendo sempre un buon successo di pubblico e di critica.

(Ilda Ippoliti)

TEATRO EUCLIDE

Piazza Euclide 34/a

00197 Roma – Tel 068082511

info@teatroeuclide.it

www.teatroeuclide.it

DNA - Dramma verticale n.1

TEATRO ARGOT
dal 11 al 16 MARZO
“ D    N    A”
DRAMMA VERTICALE N °1
di e con
Anna Duska Bisconti
Scene e costumi Marina Caporaletti

DNA è uno spettacolo breve, leggero nella visione, ma denso di significati.

Anna Duska Bisconti, autrice del testo e unica attrice in scena, alterna le vicissitudini quotidiane tra madri e figlie.

La grazia dell'interpretazione si mescola a un testo che induce a riflettere su quanto certi comportamenti materni possano influire sulla crescita di una bambina. Non è, tuttavia, angoscia. E' solo suggerimento di intenti. E' musica, è domande e risposte, è il suono di un violino, è insegnamento, è dialogo:"...ti rendo le stelle della speranza affinché siano da guida ad altri..."

Allestimento minimal e suggestivo: un pannello illuminato e un grosso groviglio di spine realizzato da Marina Caporaletti con opere di Elena Nonnis, alla quale va il doveroso apprezzamento per la originalità degli elementi usati e delle forme scelta.

(Daniela Moretti) 

Teatro Argot
Via Natale del Grande, 27
tel. 06.5898111
orario spettacoli ore 21.00 domenica ore 19.00

 

VIAGGIO ATTRAVERSO BRANCATI - Recital di Anna Proclemer

Roma, TEATRO QUIRINO
martedì 18 marzo 2008, ore 20.45
VIAGGIO ATTRAVERSO BRANCATI
recital di e con Anna Proclemer
con la partecipazione straordinaria di Antonia Brancati
Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili
A coronamento delle celebrazioni per il centenario della nascita di Vitaliano Brancati (Pachino, 24 luglio 1907), Anna Proclemer ed Antonia Brancati hanno dedicato – all’uomo all’intellettuale, al compagno, al marito e al padre – questo Viaggio attraverso Brancati. Un percorso letterario in scena al Teatro Quirino per esplorare, ancora una volta ma con passaggi inediti, quell’universo di appartenenze, contesti ed espressività che caratterizzano l’opera di questo importante autore.
Un recital di letture brancatiane per offrire una suggestiva testimonianza del talento letterario di Vitaliano Brancati e delle sua prosa “espressione di un liberalismo d’ordine sentimentale e culturale, prima che morale e politico” e per questo sempre attuale; grazie all’eccezionale interpretazione della signora Proclemer, sposa di Brancati e complice di intelletto e sentimento, quella prosa limpida e universale diviene tumultuosa e personalissima. Eccezionalmente in scena accanto alla madre, Antonia Brancati, figlia dello scrittore e scrittrice anch’ella, interviene nella lettura di alcuni brani in duetto con l’attrice.
Il clima culturale dell’epoca, ricostruito attraverso alcuni fatti di cronaca ma anche alcune tra le migliori pagine dei romanzi più noti (Remo Girone legge il Bell’Antonio su Radio Rai 3, tutte le mattine del mese di marzo nella rubrica “Ad Alta voce”), insieme ai racconti più significativi rimangono sempre gli strumenti per approfondire alcuni dei topoi letterari che la stessa critica riconosce come caratteristici dello stile brancatiano - dal gallismo, alla figura della donna, la critica all’ideologismo. Passi inediti e momenti più intimi invece, tornano nella lettura di lettere e corrispondenze di vita privata tra i coniugi.
Vitaliano Brancati conobbe per la prima volta Anna Proclemer nel 1941, e se ne innamorò: una giovanissima ma già promettente attrice trentina, che al teatro Guf di Roma, recitava una parte nel suo “Le trombe di Eustachio”. A lei Vitaliano Brancati dedicò il racconto “La ragazza e la cimice”, per lei scrisse “La Governante”, con lei iniziava un sodalizio affettivo ed intellettuale durato per anni. Vissero insieme a Roma ed entrambi diventarono personalità dello spettacolo e della cultura italiana fino ad oggi.
 
 
TEATRO QUIRINO
Via delle Vergini, 7
Roma - Tel. tel. 06/6794585

COME AMMAZZARE LA MOGLIE E PERCHE'... al Teatro de' Servi di Roma

Non ne potete più delle fissazioni di vostra moglie o delle assurde manie di vostro marito?
Insomma, siete stufi del vostro consorte? Fatelo fuori allegramente come suggerisce la divertente commedia "Come ammazzare la moglie e perché, come ammazzare il marito senza tanti perché", tratta da uno scritto di Antonio Amurri in scena al Teatro De’ Servi.
Ironica visione del matrimonio e dei suoi risvolti fallimentari questa pièce ci spinge a ridere di situazioni in cui è difficile non riconoscersi e in cui si evidenziano i fondamentali elementi che differenziano i due sessi, indiscutibilmente provenienti da due pianeti diversi.
Ben fatta la regia di Roberto D'Alessandro, esilaranti i siparietti e le caratterizzazioni dei personaggi dai diversi dialetti, interpretati dai bravi e coinvolgenti Maria Lauria, Carola Silvestrelli, Pino Cormani e dallo stesso D’Alessandro che, affiatatissimi, sanno regalare al pubblico uno spettacolo estremamente piacevole, dai ritmi serrati e dalle battute irresistibili. Consigliatissimo!

In scena fino al 30 marzo.

Continuano inoltr le la simpatiche iniziative del Teatro de' Servi: presentando al botteghino, nei giorni di martedì e mercoledì, una foto del proprio matrimonio o della propria coppia si può usufruire di uno sconto sul biglietto.

(Ilda Ippoliti)

 

Teatro De’ Servi
Via del Mortaro, 22(ang, Via del Tritone)
Roma – Tel. 06.6795130
info@teatroservi.it
www.teatroservi.it

 

TRILOGIA DELLA VENDETTA - Teatro Out-Off di Milano

Dal 5 al 20 marzo Prima nazionale

[...]

IL DUBBIO - Teatro MANZONI di Milano

AL TEATRO MANZONI

dal 4 marzo al 6 aprile 2008

 

Orari: feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30

chiusura per le festività pasquali dal 20 al 26 marzo

 

 

Hurlyburly produzioni – Alien produzioni

presentano

 

IL DUBBIO

di

JOHN PATRICK SHANLEY

(Premio Pulitzer 2005)

traduzione FLAVIA TOLNAY

adattamento MARGARET MAZZANTINI

 

con

STEFANO ACCORSI

( Padre Flynn)

LUCILLA MORLACCHI

( Suor Aloysia)

NADIA KIBOUT

(Signora Muller)

ALICE BACHI

(Suor James)

 

scene di

Antonella Conte

costumi di

Isabella Rizza

disegno luci di

Raffaele Perin (A.I.L.D.)

 

 

regia di

SERGIO CASTELLITTO

 

 

 

 

SINOSSI
1964 Parrocchia nel Bronx. Padre Flynn (Stefano Accorsi), prete cattolico, tiene un sermone domenicale ai suoi fedeli. Egli è giovane, appassionato, finalmente sembra qualcuno vicino alle anime dei suoi parrocchiani, li capisce, è parte della grande famiglia. Ma tanta "modernità" si scontrerà con forza con la Direttrice della Scuola Parrocchiale, Suor Aloisia (Lucilla Morlacchi), la quale sospetta il prete di aver abusato sessualmente di un allievo, guarda caso l'unico ragazzino di colore. Lo accuserà e ne chiederà l'allontanamento. Testimone involontario, ed anche  a malincuore, poiché ammira padre Flynn (un nome di famiglia operaia irlandese) sarà la giovane insegnante Suor James (Alice Bachi), che ha colto il ragazzino Muller all'uscita di un incontro con il prete, con l'alito che sa di alcool. Suor James svolge il suo lavoro con gli allievi con abnegazione e passione, qualità non condivisa dalla "dura" Direttrice, che la invita ad essere più attenta alla sua salute morale e a quella dei suoi allievi.

Il conflitto-scontro fra questi personaggi-titani porterà lo spettatore a sperimentare "il dubbio", a credere ora all'innocenza, ora alla colpevolezza del prete, difeso addirittura dalla madre del ragazzo (Nadia Kibout), che, in ogni caso senza voler approfondire la natura del rapporto con suo figlio, apprezza l’"interesse" di un prete bianco per suo figlio nero.

Conflitto, ipocrisia, colpi bassi, un testo costruito con appassionata suspance, quasi fosse un'inchiesta.

 

 

John Patrick Shanley comincia a scrivere “Il dubbio” nel 2002 (pubblicato nel 2004), un anno dopo la tragedia delle Torri Gemelle, (11 settembre 2001) e ambienta la storia in una scuola parrocchiale del Bronx nel 1964, un anno dopo la morte di J.F.Kennedy, (22 novembre 1963). Il nesso drammaturgico e psicologico dell’autore e del cittadino Shanley mi sembra interessante. E’ un America, (leggi umanità), che ha perduto padri e certezze. Un popolo, una comunità che cammina sul bordo di una paurosa assenza. E’ questo il senso più profondo di questo testo lucidissimo eppure denso di pietà costruito su una drammaturgia classica eppure attualissima grazie al “pretesto” della storia: una vecchia religiosa sospetta un giovane prete che insegna nella scuola dove lei è direttrice, di aver molestato l’unico ragazzino di colore (leggi “negro”) dell’istituto. Pedofilia, fede, verità, dubbio, purezza, paura, resurrezione. Queste sono le parole, questi sono i temi che compongono la straordinaria suspence emotiva del testo. Un testo dove non ci sono suore e preti ma uomini che fanno i preti e donne che fanno le suore. Dietro quell’abito bianco e nero che è insieme scudo e gabbia, si agitano esseri umani che cercano una via di uscita dalla trappola dei loro desideri e dei loro sospetti. Ogni scena, ogni dialogo è un autentico combattimento. Le armi sono l’intelligenza, la capacità, poco cristiana per altro, di manipolare l’avversario, di “stenderlo” o usarlo al servizio del proprio teorema. Vittime e carnefici in questa storia si scambiano i ruoli continuamente, perché le parole, le accuse, sono di ferro incandescente e lasciano segni sulla psiche di quel prete, di quelle suore. Eppure, come dicevo, la pietà, le improvvise dolcezze dello spirito, il desiderio, (autentico come la menzogna), di verità, di sentirsi accanto a Dio. Perché oltre il muro, incarnato in una rosa o magari in un pallone da basket c’è Dio, quel dito puntato come un giudizio e quelle formiche nere là sotto che brulicano, sperano, lavorano per la salvezza. “Che cosa facciamo quando non ci sentiamo sicuri?” questa è la prima battuta che Padre Flynn, il giovane prete protagonista dice ai fedeli durante il sermone della domenica. Si, che cosa facciamo quando tutto vacilla, quando la strada è perduta, l’illusione demolita? Che cosa facciamo, non l’11, ma il 12 settembre…

 

Sergio Castellitto

 

RENATO DIBI' QUESTA SERA AL TEATRO NUOVO DI MILANO

Teatro Nuovo – 3 marzo 2008 - ore 21.00 www.teatronuovo.it Presenta “ CHANsonnier ” Renato dibi’ & al pianoforte Fredy mancini Renato Dibì, elegante cantautore-poeta, è ormai da tempo considerato il migliore interprete italiano della grande tradizione dei Chansonniers; ha cominciato da giovanissimo la sua carriera nei cabaret milanesi. Era una vocazione alla quale non poteva sottrarsi. Cantava accompagnandosi con la chitarra e scriveva canzoni che anche cantanti affermati assumevano in repertorio, ma la svolta della sua vita artistica la deve all’incontro con la grande canzone francese: Leo Ferré, Jacques Brel, Georges Brassens, Barbara, Juliette Greco, con il loro modo di scrivere canzoni e con la vivacità irridente del loro modo di interpretarle, lo hanno convinto che quella era la strada da percorrere. E’ da tempo considerato l’unico Chansonnier capace di dare alla canzone francese anche una veste, per così dire, italiana. Le sue, più che traduzioni dei testi francesi, sono autentiche versioni poetiche, sono il risultato di letture meditate e di diretta conoscenza degli autori e della loro storia. (Vittorio Franchini.) LA CANZONE FRANCESE: Certo la sua grande stagione è passata: Edith Piaf, Barbara,Vian , Montand, Aznavour, Brassens, Ferré , Brel, ombre alle quali riferirsi con nostalgica tenerezza., ma quante volte ne frequentiamo sentimenti e territori, chiusi come sono in una sorta di aura mitologica, entrati i poeti in un mondo troppo alto per il nostro povero quotidiano? Poi avviene il miracolo: qualcuno, all’improvviso, sa raccogliere il messaggio, sa ripercorrerne le strade, sa come riportarla alla luce, questa canzone, facendocela, ad un tratto, tornare familiare, presente, irrinunciabile. Si chiama Renato Dibì questo “qualcuno” con la sua passione, la sua vocalità, la sua capacità di essere poeta, nel tradurre e interpretare in italiano, le splendide parole degli Chansonnier, i loro sentimenti, le loro avventure, il loro trasgredire, quel loro linguaggio che fonde gergo e letteratura; perché Dibì, una volta assimilata, inghiottita la canzone francese, può ora riproporla come propria. Dibì non interpreta i grandi, li rilancia con un metodo che è poi quello stesso di Ferré e degli altri: appropriarsi delle parole dei poeti per costringere i distratti a riscoprirli, ad amarli. Dibì trae dall’ombra ciò che era luce e lo fa senza nulla perdere dello spirito della tradizione. Uno splendido programma estraneo alle leggi di mercato e che ancora una volta si avvale del prezioso talento pianistico di Fredy Mancini. DIBI’, RAFFINATO E SOTTILE INTERPRETE, OLTRE CHE AUTORE INTERESSANTE PER QUEL SUO MODO DI STARE SUL PALCOSCENICO E’ OGGI UNO DEI POCHI CHANSONNIER ITALIANI AD AVER GUADAGNATO LE RIBALTE INTERNAZIONALI. LE SUE PARTECIPAZIONI A IMPORTANTI FESTIVALS EUROPEI ACCANTO A JIULIETTE GRECO’, GILBERT BECAUD, SONO LA CONFERMA DELLA SUA GRANDEZZA D’INTERPRETE. HA INCISO DISCHI ANCHE CON MILVA, BRUNO LAUZI E IVANA MONTI