TE PER UNA NOTTE al Teatro de' Servi di Roma
Dall’1 al 27 aprile 2008
ATA TEATRO presenta
TE, PER UNA NOTTE
(ovvero) UNA SERATA IN DIRETTA TV
di CINZIA BERNI e CIRO SCALERA
Con
GIANMARIA BISSACCO, MARCO DE BARTOLOMEIS, ANNALISA DE SIMONE, ELISABETTA DE VITO, MASSIMILIANO MARCHI, STEFANO MEGLIO, CIRO SCALERA
CON L’AMICHEVOLE PARTECIPAZIONE IN VIDEO DI LUCA GIURATO
SCENE E COSTUMI CICIMABE’ - MUSICHE ENZO DE ROSA - CIRO SCALERA
AIUTO REGIA ELISABETTA DE VITO - ASSISTENTE ALLA REGIA FLAVIA ROSA
Regia CIRO SCALERA
La diretta incombe. I finalisti non arrivano. Urgono soluzioni...ho bisogno di te!
“Te, per una notte” rende la partecipazione dello spettatore necessaria. Senza di lui lo spettacolo non potrebbe procedere.
Nello studio televisivo allestito sulla scena, i protagonisti di TE, PER UNA NOTTE vivono la nervosa attesa di una diretta, mentre l'intero pubblico seduto in platea viene istruito per l’occasione dalla direttrice di produzione della trasmissione. Si sta per assistere alla puntata finale, con premiazione, di un concorso radiofonico per voci nuove e fantasisti. Luca Giurato dal suo programma si collega, tramite lo schermo che troneggia in scena, scandendo l’inesorabile avvicinarsi dell’orario di partenza. Ma due dei tre finalisti, coinvolti in un paradossale incidente, non riescono ad arrivare in tempo e allora l’unico modo per andare in onda è sostituirli. Parte la caccia al possibile sostituto e si scatena un putiferio in cui il pubblico viene attivamente coinvolto! Ma per gli interpreti non c’è solo una diretta da portare avanti, ci sono anche tante storie personali e coinvolgenti che si intrecciano e si evolvono, attraverso una scrittura teatrale umoristica e veloce, toccando temi universali come l’amicizia, il sesso, l’amore e la famiglia. Alla fine della diretta, il vincitore, il re di questa notte, sarà stabilito con l’applausometro e confermato o ribaltato dal tele voto di Luca Giurato.
PERSONAGGI E INTERPRETI
COMESTO’ (Ciro Scalera) Vanitoso e burbero conduttore. Innamorato di Carla.
ANGELICA (Annalisa de Simone) Figlia di Comestò, giovane candida e grintosa dalla magnifica voce. “Promessa sposa” di Cacco, ma innamorata di Beato.
CARLA (Elisabetta de Vito) Direttrice di studio energica, apparentemente arrivista e superficiale. Sorella di Cacco.
PERLA (Massimiliano Marchi) Femminello napoletano. Sarta tutto fare sfruttata da Comestò e innamorata di Rocky.
CACCO (Stefano Meglio) Fratello e despota di Carla. Tenore improponibile ma ammanicato.. Borioso, arrogante e disonesto. Un caprone, con la sua simpatia.
BEATO (Marco de Bartolomeis) Giovane dalla faccia pulita. Talentuoso autore e cantante. Un puro a disagio in un ambiente di pescecani, ma forte dei suoi principi. Innamorato di Angelica.
ROCKY (Gianmaria Bissacco) Tecnico cameraman. Icona sexy. Macho bello e impossibile. Ma non è tutto qui...
Nei giorni di martedì e mercoledì portando al botteghino del teatro uno spartito musicale, si avrà diritto ad un biglietto ridotto di platea e galleria.
Teatro de’ Servi - Via del Mortaro, 22 (Via del Tritone) Info 06.6795130 - www.teatroservi.it
Prezzi: Platea Intero € 19 - Ridotto € 16 / Galleria Intero € 16 –Ridotto € 14
Spettacoli dal martedì al sabato ore 21 – domenica 17.30 – lunedì riposo
TE, PER UNA NOTTE sostituisce lo spettacolo SERPE IN SENO
rimandato alla prossima stagione a causa di un grave lutto
Ufficio Stampa Fabi - Ghinfanti
www.fabighinfanti.it
I 39 SCALINI al Sala Umberto di Roma
SALA UMBERTO
Martedì 1 aprile
PIER LUIGI MISASI per GRANDE PROFILO srl
presenta
direttamente da Londra, in contemporanea con Broadway,
il più grande successo comico della stagione.
dal genio creativo della regista inglese Maria Aitken
vincitore del Lorence Olivier Award come migliore commedia
I 39 SCALINI
The 39 steps
di JOHN BUCHAN’S
adattamento di PATRICK BARLOW per quattro attori
con
FRANCO OPPINI NINI SALERNO
BARBARA TERRINONI e URBANO BARBERINI
Regia
MARIA AITKEN
per la versione italiana
scena LUDOVICO RIARIO SFORZA
costumi TONY GONZALES
disegno Luci STEFANO PIRANDELLO
produzione esecutiva LINA GISONNA per GRANDE PROFILO
Tratto dall’avvincente giallo di John Buchan’s “I 39 SCALINI” è impresso nella memoria collettiva grazie al memorabile film di Alfred Hitchocock del 1935 .
Oggi tramutato in esilarante commedia teatrale, “I 39 SCALINI” continua la sua sensazionale tenuta a Londra nel West End. Niente è stato tagliato da questa divertentissima e spettacolare versione teatrale del più affascinante thriller britannico . Le scene leggendarie includono: la caccia sul Flying Scotsman, la fuga sul Forth Bridge, il primo scontro teatrale tra bi-plani mai messa in scena prima, con un finale al cardiopalma al London Palladium. Con quattro attori che interpretano un minimo di 39 ruoli in 100 minuti di divertimento ingegnoso, ” I 39 SCALINI “ si rivela il tour de force teatrale più sorprendente ed esilarante dell’anno. Un famoso thriller di John Buchan, alla base di un ancor più famoso film di Alfred Hitchcock del 1935; una storia di spionaggio, piena di avventure, inseguimenti spettacolari e colpi di scena, un eroe, svariate eroine e minimo 150 personaggi di contorno… adesso tutto questo è una commedia divertentissima di John Barlow per un attore, una bella (che interpreta tutte le maliarde), e due attori-clown che fanno tutti gli altri personaggi.
Presentata prima in provincia, poi al festival di Edimburgo, poi off-London, e finalmente al Criterion theatre di Londra, questa commedia continua a divertire il pubblico, mietendo meritati successi.
La storia? Londra. Durante uno spettacolo teatrale in cui si esibisce Mister Memoria, Richard Hannay, un giovane canadese, incontra una donna che dice di chiamarsi Annabella Smith - nome chiaramente falso, e che gli chiede di ospitarla a casa sua. La donna è seguita, e con un espediente (scatenando il panico nella sala con un falso allarme) riesce ad uscire dal teatro, confondendosi tra la calca. La donna confessa a Richard di essere una spia, ma la notte stessa verrà assassinata con un coltello piantato nella schiena da alcuni individui penetrati nella casa. Annabella fa in tempo a mostrare una cartina della Scozia con indicata una località. Prima di morire parla anche dei "39 scalini", una congrega di pericolose e spietate spie, con a capo il professor Jordan (Godfrey Tearle), un pericoloso personaggio senza molti scrupoli.
Richard si sente in pericolo di vita, e decide di raggiungere la Scozia quando la polizia inglese, subito dopo la scoperta del cadavere nella sua abitazione, comincia a dargli una caccia spietata. Comincerà una lunga fuga, costellata da molti tradimenti, ed in compagnia di Pamela, un'avvenente bionda, precedentemente incontrata. La fuga porterà Richard a cavarsela brillantemente in un convegno politico, in una casa abitata da un vecchio piuttosto avido e manesco, nella brughiera scozzese, in un albergo gestito da una simpatica donna e addirittura nella casa del nemico.
Abbiamo tutte le tematiche del thriller, tematiche che saranno utilizzate spesso da Hitchcock nella sua lunghissima carriera: lo spionaggio, l'innocente accusato di un delitto che non ha commesso, la fuga, ed il protagonista che viene completamente scagionato alla fine. Naturalmente il finale è lieto, e facilmente intuibile.
REPLICHE FINO AL 27 APRILEMaggiori informazioni sullo spettacolo inglese sono disponibili sui siti www.pierluigimisasi.com www.love39steps.com
Ufficio Stampa:
where2go production s.r.l.
Giuseppe Bambagini 392.6857700 - 338.6346350
Ursula Seelenbacher 335.5228274
SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50
Roma - tel. 066794753
Ufficio Stampa - Sala Umberto
SVS
Viola Sbragia
Silvia Signorelli
BASTA di Remondi e Caporossi al Teatro Eduardo De Filippo - Roma
Dal 28 al 31 Marzo 2008 h. 21.00
Teatro Eduardo De Filippo
“BASTA”
un po’ di silenzio
ispirato al racconto “Assez” di Samuel Beckett
spettacolo esito del Laboratorio condotto da
Claudio Remondi e Riccardo Caporossi
Assistente collaboratore: Vincenzo Preziosa
con
Carmela Abanese
Silvia Angioni
Andrea Cardinali
Elena D’Angelo
Alessia D’Anna
Paola Di Mitri
Vlandimir Doda
Giulia Panciotti
Laura Mancini
Barbara Minczewa
Vincenzo Occhionero
Lorenzo Sprecacenere
Simon Tagliaferro
Agustina Toia
(ingresso gratuito - per prenotazioni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00 Tel. 06/49914470)
Teatro Eduardo De Filippo
IDISU
Via del Ministero Affari Esteri 5 – 6
Roma
SVET al Teatro Vittoria di Roma
TEATRO VITTORIA
DAL 26 MARZO AL 6 APRILE
TEATRO STABILE DI GENOVA
SVET
la luce splende nelle tenebre
di Lev Tolstoj
traduzione di Danilo Macrì
con
Vittorio Franceschi
Matteo Alfonso, Alice Arcuri, Fiammetta Bellone,
Massimo Cagnina, Fabrizio Careddu, Gianluca Gobbi,
Maurizio Lastrico, Barbara Moselli, Orietta Notari,
Stefania Pascali, Pier Luigi Pasino, Fiorenza Pieri,
Vito Saccinto, Federico Vanni
Regia
Marco Sciaccaluga
Scene Jean-Marc Stehlé Costumi Catherine Rankl
Musiche originali Federico Vanni
Scritto a più riprese tra il 1894 e il 1902, e rimasto incompleto nel quinto atto, SVET La luce splende nelle tenebre non era mai stato sino ad oggi rappresentato in Italia (e sui maggiori palcoscenici europei), e testimonia ad alto livello il talento artistico e i fermenti ideologico-culturali del grande romanziere russo. Percorso da una forte tensione autobiografica, il dramma si costruisce intorno al personaggio di Nikolaj Ivanovic Saryncev, un ricco possidente che, preso da improvvisi scrupoli religiosi, decide di applicare alla lettera il Vangelo, giungendo sino a partecipare la sua ricchezza con tutto il popolo a lui vicino. Il progetto etico-religioso di Saryncev incontra l’incomprensione della moglie e la dichiarata ostilità del figlio maggiore e degli altri parenti. Ben presto anche i suoi seguaci, spaventati dalle conseguenze sociali delle idee di Saryncev, lo abbandonano o, applicando alla lettera i suoi principi, ne subiscono le tragiche conseguenze. Accade così che il giovane prete che aveva abbracciato con entusiasmo la predicazione di Saryncev preferisca tornare nelle braccia della Chiesa ortodossa e che il fidanzato della figlia, il principe Boris, venga arrestato per aver rifiutato di prestare il servizio militare per amore di tutti gli esseri umani.
Sempre più insofferente delle convenzioni sociali e dei comportamenti giudicati immorali della sua famiglia, Saryncev progetta anche di fuggire di casa, contribuendo così alla creazione delle premesse della sua completa rovina.
Di Svet la critica nazionale ha scritto “la scelta del testo e la sua realizzazione sono lo specchio più veritiero del rapporto fra uno Stabile e la sua città”, “mi sono trovato totalmente preso dallo spettacolo sentendomi parte della tensione del pubblico”, “un grande spettacolo interpretato benissimo da Orietta Notari e Vittorio Franceschi”.
Svet (alla lettera “luce”) venne pubblicato postumo nel 1912, a Berlino, con il titolo provvisorio di I Svet vo tme svetit che cita un verso del Vangelo di Giovanni (E la luce splende nelle tenebre). Lev Nikolaevic Tolstoj (1828 - 1910) condensa in Svet i principali motivi che ossessionarono gli ultimi anni della sua vita: la concezione evangelica dell'esistenza, l'anticlericalismo, il rifiuto della guerra e della violenza, il tema della non resistenza al male. Emerge così in primo piano il dramma morale, vissuto sulla propria pelle dal protagonista, dell'impossibilità di far coincidere la teoria con la pratica quotidiana: dramma che travagliò anche la vecchiaia di Tolstoj, rendendo difficile i suoi rapporti in famiglia, sino alla disperata fuga da casa e alla sua squallida morte nella stazione di Astopovo.
UFFICIO STAMPA Compagnia
Cristina Rastelli
Assistente Giordana Misul
Tel: 026598022
Cel: 336344192
TEATRO VITTORIA
P.za S. Maria Liberatrice, 10
00153 Roma
Tel. 065740170
www.teatrovittoria.it
Mi VOGLIO VESTIRE DI ROSSO al Teatro Euclide di Roma
MI VOGLIO VESTIRE DI ROSSO
di Vito Boffoli
con
Gianluca Boffoli, Pepi,
Alessandra Caruso, Francesca Brunetti,
Renzo Imbroinise, Marco Mancini, Elena Bozza
coreografie di Fabio Massimo Casavecchia
musiche di Gianluca Boffoli
scene di Vittorio Fedeli
regia di Vito Boffoli
Un commediografo e le cinque donne che in un modo o nell’altro fanno parte della sua vita,
un commercialista e una storia di tasse, l’eterno conflitto uomo-donna. Questi gli ingredienti della commedia di Vito Boffoli, a grande richiesta prorogato fino al 15 marzo, al Teatro Euclide.
Mi Voglio vestire di Rosso è uno spettacolo piacevole ed ironico che fa riflettere sulla vacuità dei luoghi comuni che legano spesso l’uomo e la donna ai loro ruoli. Una gran voglia di libertà è il riscatto finale delle donne che, vestite di rosso a simboleggiare l’uscita dagli schemi, abbandonano gli uomini a loro stessi per partire alla volta di una nuova vita, là dove quegli schemi non hanno più ragione d’essere.
Affiatati e brillanti gli interpreti che non deludono. Eleganti, specie nella danza sudamericana, le coreografie di Fabio Massimo Casavecchia. La regia soffre a tratti qualche piccola caduta di ritmo ma lo spettacolo è nel complesso, piacevole, ben interpretato e, a ragione, apprezzato dal pubblico.
La Compagnia Teatrogruppo nata nei primi anni Ottanta rappresenta i suoi lavori, per lo più nati dalla penna del suo direttore artistico e regista Vito Boffoli, al Teatro Euclide dove opera con continuità dal 1990; partecipa a festival e rassegne in Italia riscuotendo sempre un buon successo di pubblico e di critica.
(Ilda Ippoliti)
TEATRO EUCLIDE
Piazza Euclide 34/a
00197 Roma – Tel 068082511
DNA - Dramma verticale n.1
DNA è uno spettacolo breve, leggero nella visione, ma denso di significati.
Anna Duska Bisconti, autrice del testo e unica attrice in scena, alterna le vicissitudini quotidiane tra madri e figlie.
La grazia dell'interpretazione si mescola a un testo che induce a riflettere su quanto certi comportamenti materni possano influire sulla crescita di una bambina. Non è, tuttavia, angoscia. E' solo suggerimento di intenti. E' musica, è domande e risposte, è il suono di un violino, è insegnamento, è dialogo:"...ti rendo le stelle della speranza affinché siano da guida ad altri..."
Allestimento minimal e suggestivo: un pannello illuminato e un grosso groviglio di spine realizzato da Marina Caporaletti con opere di Elena Nonnis, alla quale va il doveroso apprezzamento per la originalità degli elementi usati e delle forme scelta.
(Daniela Moretti)
Via Natale del Grande, 27
tel. 06.5898111
VIAGGIO ATTRAVERSO BRANCATI - Recital di Anna Proclemer
per esplorare, ancora una volta ma con passaggi inediti, quell’universo di appartenenze, contesti ed espressività che caratterizzano l’opera di questo importante autore.COME AMMAZZARE LA MOGLIE E PERCHE'... al Teatro de' Servi di Roma
Non ne potete più delle fissazioni di vostra moglie o delle assurde manie di vostro marito?
Insomma,
siete stufi del vostro consorte? Fatelo fuori allegramente come suggerisce la divertente commedia "Come ammazzare la moglie e perché, come ammazzare il marito senza tanti perché", tratta da uno scritto di Antonio Amurri in scena al Teatro De’ Servi.
Ironica visione del matrimonio e dei suoi risvolti fallimentari questa pièce ci spinge a ridere di situazioni in cui è difficile non riconoscersi e in cui si evidenziano i fondamentali elementi che differenziano i due sessi, indiscutibilmente provenienti da due pianeti diversi.
Ben fatta la regia di Roberto D'Alessandro, esilaranti i siparietti e le caratterizzazioni dei personaggi dai diversi dialetti, interpretati dai bravi e coinvolgenti Maria Lauria, Carola Silvestrelli, Pino Cormani e dallo stesso D’Alessandro che, affiatatissimi, sanno regalare al pubblico uno spettacolo estremamente piacevole, dai ritmi serrati e dalle battute irresistibili. Consigliatissimo!
In scena fino al 30 marzo.
Continuano inoltr le la simpatiche iniziative del Teatro de' Servi: presentando al botteghino, nei giorni di martedì e mercoledì, una foto del proprio matrimonio o della propria coppia si può usufruire di uno sconto sul biglietto.
(Ilda Ippoliti)
Teatro De’ Servi
Via del Mortaro, 22(ang, Via del Tritone)
Roma – Tel. 06.6795130
info@teatroservi.it
www.teatroservi.it
TRILOGIA DELLA VENDETTA - Teatro Out-Off di Milano
Dal 5 al 20 marzo Prima nazionale
[...]
IL DUBBIO - Teatro MANZONI di Milano
AL TEATRO MANZONI
dal 4 marzo al 6 aprile 2008
Orari: feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30
chiusura per le festività pasquali dal 20 al 26 marzo
Hurlyburly produzioni – Alien produzioni
presentano
IL DUBBIO
di
JOHN PATRICK SHANLEY
(Premio Pulitzer 2005)
traduzione FLAVIA TOLNAY
adattamento MARGARET MAZZANTINI
con
STEFANO ACCORSI
( Padre Flynn)
LUCILLA MORLACCHI
( Suor Aloysia)
NADIA KIBOUT
(Signora Muller)
ALICE BACHI
(Suor James)
scene di
Antonella Conte
costumi di
Isabella Rizza
disegno luci di
Raffaele Perin (A.I.L.D.)
regia di
SERGIO CASTELLITTO
SINOSSI
1964 Parrocchia nel Bronx. Padre Flynn (Stefano Accorsi), prete cattolico, tiene un sermone domenicale ai suoi fedeli. Egli è giovane, appassionato, finalmente sembra qualcuno vicino alle anime dei suoi parrocchiani, li capisce, è parte della grande famiglia. Ma tanta "modernità" si scontrerà con forza con la Direttrice della Scuola Parrocchiale, Suor Aloisia (Lucilla Morlacchi), la quale sospetta il prete di aver abusato sessualmente di un allievo, guarda caso l'unico ragazzino di colore. Lo accuserà e ne chiederà l'allontanamento. Testimone involontario, ed anche a malincuore, poiché ammira padre Flynn (un nome di famiglia operaia irlandese) sarà la giovane insegnante Suor James (Alice Bachi), che ha colto il ragazzino Muller all'uscita di un incontro con il prete, con l'alito che sa di alcool. Suor James svolge il suo lavoro con gli allievi con abnegazione e passione, qualità non condivisa dalla "dura" Direttrice, che la invita ad essere più attenta alla sua salute morale e a quella dei suoi allievi.
Il conflitto-scontro fra questi personaggi-titani porterà lo spettatore a sperimentare "il dubbio", a credere ora all'innocenza, ora alla colpevolezza del prete, difeso addirittura dalla madre del ragazzo (Nadia Kibout), che, in ogni caso senza voler approfondire la natura del rapporto con suo figlio, apprezza l’"interesse" di un prete bianco per suo figlio nero.
Conflitto, ipocrisia, colpi bassi, un testo costruito con appassionata suspance, quasi fosse un'inchiesta.
John Patrick Shanley comincia a scrivere “Il dubbio” nel 2002 (pubblicato nel 2004), un anno dopo la tragedia delle Torri Gemelle, (11 settembre 2001) e ambienta la storia in una scuola parrocchiale del Bronx nel 1964, un anno dopo la morte di J.F.Kennedy, (22 novembre 1963). Il nesso drammaturgico e psicologico dell’autore e del cittadino Shanley mi sembra interessante. E’ un America, (leggi umanità), che ha perduto padri e certezze. Un popolo, una comunità che cammina sul bordo di una paurosa assenza. E’ questo il senso più profondo di questo testo lucidissimo eppure denso di pietà costruito su una drammaturgia classica eppure attualissima grazie al “pretesto” della storia: una vecchia religiosa sospetta un giovane prete che insegna nella scuola dove lei è direttrice, di aver molestato l’unico ragazzino di colore (leggi “negro”) dell’istituto. Pedofilia, fede, verità, dubbio, purezza, paura, resurrezione. Queste sono le parole, questi sono i temi che compongono la straordinaria suspence emotiva del testo. Un testo dove non ci sono suore e preti ma uomini che fanno i preti e donne che fanno le suore. Dietro quell’abito bianco e nero che è insieme scudo e gabbia, si agitano esseri umani che cercano una via di uscita dalla trappola dei loro desideri e dei loro sospetti. Ogni scena, ogni dialogo è un autentico combattimento. Le armi sono l’intelligenza, la capacità, poco cristiana per altro, di manipolare l’avversario, di “stenderlo” o usarlo al servizio del proprio teorema. Vittime e carnefici in questa storia si scambiano i ruoli continuamente, perché le parole, le accuse, sono di ferro incandescente e lasciano segni sulla psiche di quel prete, di quelle suore. Eppure, come dicevo, la pietà, le improvvise dolcezze dello spirito, il desiderio, (autentico come la menzogna), di verità, di sentirsi accanto a Dio. Perché oltre il muro, incarnato in una rosa o magari in un pallone da basket c’è Dio, quel dito puntato come un giudizio e quelle formiche nere là sotto che brulicano, sperano, lavorano per la salvezza. “Che cosa facciamo quando non ci sentiamo sicuri?” questa è la prima battuta che Padre Flynn, il giovane prete protagonista dice ai fedeli durante il sermone della domenica. Si, che cosa facciamo quando tutto vacilla, quando la strada è perduta, l’illusione demolita? Che cosa facciamo, non l’11, ma il 12 settembre…
Sergio Castellitto


