FIORE DI CACTUS al teatro GHIONE di Roma
Dal 27 Ottobre al 8 Novembre 2009
Teatro Ghione
Via delle Fornaci 37
Tel. 066372294
Orario botteghino: dal martedì al sabato 10,30 –13,00 e 16,00 –20,00
Nautilus Pictures
presenta
Eleonora Giorgi Andrea Garinei
in
"FIORE DI CACTUS"
di Pierre Barillet & Jean-Pierre Grèdy
tradotto da Gerardo Guerrieri
con
Giorgia Trasselli Guglielmo Guidi
Fabrizio A. Barbone
Federica Montanelli
e con
Donatella Pompadour
regia
Guglielmo Ferro
Il "debutto" teatrale di Eleonora Giorgi è all'insegna del vaudeville, del teatro brillante, con una scelta audace: il riadattamento del testo di Pierre Barillet e Jean-Pierre Gredy, rappresentato innumerevoli volte in tutto il mondo, la versione più celebre rimane il film di Gene Saks con Walter Matthau, Ingrid Bergman e Goldie Hawn. Se la messinscena sottolinea la collocazione temporale anni' 60, tra dischi di James Brown e twist scatenati, dialoghi e situazioni rimangono godibili, per nulla datati. L'improvvisa sostituzione di Franco Castellano con l'ottimo Andrea Garinei, che pare conoscere il ruolo a menadito come fosse sempre stato il suo, non ha nuociuto al risultato dello spettacolo che si muove con sicurezza. una macchina bene oliata ed avviata. Garinei Jr, che dal padre e dallo zio ha preso la simpatia, l'arguzia e vagamente la voce, si muove con perizia nel costruire un personaggio inizialmente prevedibile, ma poi ricco di sfumature e contraddizioni, Eleonora Giorgi volutamente e giustamente si allontana dall'interpretazione più interiorizzata e astratta della Bergman nel film, per dare al suo personaggio una coloritura più naturalista e concreta. Donatella Pompadour nel ruolo della giovane amante, pericolosamente in bilico tra ingenuità e malizia, perfidia e generosità, paura e amore, è bravissima. Notevoli anche i comprimari, Giorgia Trasselli, Guglielmo Guidi, Fabriizio Barbone, Federica Montanelli che con le poche battute a loro disposizione rischiano di rubare la scena ai protagonisti. Uno spettacolo molto gradevole, una serata spensierata come lo erano gli ahimé lontani anni '60. (Andrea Daz)
Quando un regista si avvicina a un testo come "Fiore di cactus" viene colto come da una sorta di sindrome di Stendhal, perché entra nelle pieghe di un testo che avvolge in un meccanismo semplice ma perfetto che non finisce mai di affascinare. Si racconta una società, quella dei magnifici anni '60, che ha avuto come punto di riferimento Frank Capra e che spensierata vive lo svolgersi sereno di storie e sentimenti senza dolore. È la generazione di chi viveva nella speranza di un mondo sempre più felice e che poi verrà tradita dalla storia che portò invece un periodo molto difficile e complicato. Cedo che per questo motivo il testo di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy sia un testo che apra a un terzo millennio di voglia di vivere, dove la complicatezza non sarà un valore aggiunto e la difficoltà non sarà intelletto, ma dove la semplicità recupererà tutto il suo valore. La semplicità di Marco Aurelio, sinonimo di purezza e mezzo di conoscenza verso il cammino della felicità. In questo progetto i due protagonisti sono i perfetti alfieri di quest'avventura: la prima è la donna e l'attrice che tutti gli italiani conservano nel loro immaginario, il secondo rappresenta la classe di un uomo che unisce lo charme alla fantasia. Il momento che viviamo così pieno di preoccupazioni e di paure ha bisogno di un po' di speranza nel futuro, un futuro di cose semplici, di cose…un futuro pieno di fiori di cactus (Guglielmo Ferro)
E' lo spettacolo che ha conosciuto tre anni di repliche a New York, a Broadway, dove è stato interpretato da Lauren Bacall; tre anni di repliche a Parigi ed una serie di rappresentazioni celebri in tutto il mondo. L'Italia ha visto due celebri edizioni: una alla fine degli anni '70 con VALERIA VALERI ed ALBERTO LUPO ed un'altra, realizzata dalla nostra produzione, nella stagione teatrale 1981/82, con VALERIA VALERI, PAOLO FERRARI ed ENZO GARINEI; spettacolo, che, nella sua perfezione, ha costituito la summa degli spettacoli del genere leggero. Anche il cinema si accorse di questo lavoro teatrale, affidandolo all'interpretazione di INGRID BERGMAN, WALTER MATTHAU, JACK WESTON e GOLDIE HAWN (che per l'interpretazione di Antonia Marechal le valse il Premio Oscar come miglior attrice) con la regia di GENE SACKS. Ma che cos'è questo "FIORE DI CACTUS" che già si preannuncia come l'evento teatrale dell'anno? E' uno spettacolo che appartiene a quel genere che comunemente viene definito "boulevardier" e che altre coppie francesi famose come De Fleur e Cavaillet, Labiche e Martrì avevano già proposto in Francia e nel mondo articolando sapientemente le trovate e gli effetti comici, irrorando di dialoghi brillanti e saporiti gli intrecci, con una garbata quanto frizzante costruzione di tipi, con accadimenti anche pretestuosi ma divertenti. La ricetta ritorna, dunque, con "FIORE DI CACTUS" e la fortunata coppia di interpreti protagonisti che sicuramente divertiranno, approfittando di trovate e congegni messi a loro disposizione dai due autori francesi che, come una coppia tennistica, si completano, cercando di non sprecare la palla-game dopo una lunga e serrata serie di colpi felici. J.J. Gautier ha scritto sull'autorevole quotidiano Le Figaro: "FIORE DI CACTUS" è un eccellente vaudeville meravigliosamente confezionato, allegramente avvincente, con situazioni floride e con scene pregne di risorse comiche, intessute da pretesti per ridere e per applaudire.
La traduzione ed adattamento dello spettacolo, come detto, è di GERARDO GUERRIERI. La produzione intende ricordare questa colonna del XX° secolo con una pubblicazione, che accompagnerà lo spettacolo, per riportare a galla, dall'oblio, questa figura di intellettuale puro che tanto ha dato alla cultura italiana con i suoi studi, la sua umanità, la sua discrezione, il suo talento. Questo grande esemplare di "uomo", semplice ed umile, ha collaborato con Luchino Visconti sia al cinema, in qualità di Aiuto Regista, sia in teatro in qualità di drammaturgo, traduttore e adattatore; ha creato, insieme a Paolo Grassi ( alterâego di Giorgio Strehler), la collana di Einaudi che ha pubblicato la stragrande maggioranza della drammaturgia mondiale con, in molti casi, sue traduzioni ed adattamenti ancora oggi inarrivabili. Il nostro tempo ha rimosso dalla memoria collettiva questo gigante; questa sua traduzione esemplare parla di lui più di tante parole.
(Natale Barbone)
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