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Mercuzio festeggia dieci anni: 4 febbraio 2002-4 febbraio 2012, il primo blog italiano dedicato interamente al teatro e cinema, i teatri di Roma e di Milano.

L'AVARO ELFO PUCCINI

Sala Shakespeare | 21/30 gennaio

 

 

 

L’Avaro

 

 

di Molière

 

 

traduzione Cesare Garboli

ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari

regia Marco Martinelli


con Loredana Antonelli, Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Laura Dondoli, Luca Fagioli,

Roberto Magnani, Michela Marangoni, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Alice Protto, Massimiliano Rassu, Laura Redaelli


spazio Edoardo Sanchi

luci Francesco Catacchio e Enrico Isola

musiche originali Davide Sacco

costumi Paola Giorni

produzione Ravenna Teatro in collaborazione con AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali) e Emilia Romagna Teatro Fondazione



La più celebre delle commedie di Moliere nella graffiante versione di una delle compagnie più premiate del teatro italiano, il Teatro delle Albe che ha fatto della reinvenzione dell’antico, tra tradizione e visionarietà, uno dei segni distintivi del proprio lavoro.  

“Non si entra in Molière senza conseguenze”, ha scritto Cesare Garboli, il più grande traduttore ed esegeta italiano dell’autore, che Martinelli asseconda in tutti e cinque gli atti. La lezione di Molière è più che mai attuale, con quella netta capacità di penetrare il male in tutte le sue forme, sociali e psichiche, facendo ricorso alle armi della satira e della comicità, diretta eredità della farsa antica e della commedia dell’arte. Il drammaturgo francese regalava nuova vita a personaggi teatrali della tradizione che nelle sue mani rinascevano come veri e propri emblemi: fra questi proprio L’Avaro è uno dei più noti.

Nell’allestimento delle Albe, debuttato nell’aprile 2010,  la particolarità sta anche nel fatto che qui Arpagone – antico avaro che si va trasformando in un moderno finanziere – è Ermanna Montanari, che interpreta questo fantasma come un risibile angelo sterminatore e, insieme alla sapiente regia di Marco Martinelli imprime al gioco scenico un ritmo vitale e travolgente.



DALLA RASSEGNA STAMPA


«Si, è inaspettato l'Arpagone dell'Avaro di Molière secondo il Teatro delle Albe. E non tanto perché a interpretarlo è una donna. Soprattutto se si tratta di Ermanna Montanari, un'attrice che prima o poi ci aspettiamo di vedere in Amleto nel ruolo del titolo. È inaspettato perché, usando la magnifica traduzione di Cesare Garboli, tutta giocata sui chiaroscuri della modernità, Marco Martinelli e i suoi attori ci hanno proposto un Avaro che ha le stigmate del nostro confuso e contradditorio presente. 



(…)

Chiusa nel suo abito nero - giacca e pantaloni - la Montanari non ci propone un avaro a una dimensione, ma un Arpagone costruito su diversi segmenti di suggestioni: ingenuo, beffardo, crudele, svampito, padre padrone». 
    Maria Grazia Gregori, Delteatro.it


«Che quello di Molière sia un mondo per nulla sorridente, ma in realtà dominato da umori cupi, feroci, lo si sapeva da tempo. Ma Marco Martinelli, in questo suo Avaro non si limita a evidenziare gli aspetti "neri" del testo: lo raggela, lo disarticola, lo fa esplodere in una serie di spezzoni allusivi che si espandono in tante direzioni diverse - dal rapporto fra denaro e potere all'invadenza dei mezzi di comunicazione di massa - restando tuttavia come interrogativi aperti, suggestioni sospese. (…) Ciò che è certo è che in questo Avaro il teatro è finito, superato da tempo: ne restano solo frammentari ricordi che emergono dal buio di una cultura degradata. Il palco è occupato da pezzi di scenografia sistemati a caso, i personaggi indossano costumi della stessa stoffa delle fodere dei divani, e vengono spostati come oggetti dagli inservienti. Tutti i bravi attori adottano una recitazione meccanica, svuotata: e infatti l'epilogo è affidato al regista stesso, che chiude la vicenda arrivando dalla platea, dalla realtà, dalla vita di ogni giorno».

Renato Palazzi, Il Sole 24 ore


«E' nero che più nero non si può L'avaro di Molière secondo il Teatro delle Albe. La regia di Marco Martinelli gioca sul grottesco: l'avidità perde i connotati anestetizzati della caricatura per diventare malattia metafisica e affezione sociale molto attuale, passione gretta e quasi spirituale, egoismo, idolatria assoluta del denaro, fede cieca in essa come prolungamento di sé, come altro sé. L'interesse, il particulare, è sempre quello che domina, in ogni situazione. (…) Tutto è spigoloso in questa commedia, anche la risata, basata sui un meccanismo caro a Martinelli, quello della ripetizione, ossessiva, che muta gli esseri umani in pupazzi, una volta avviati incapaci di fermarsi, ripetitivi, inadatti a imparare dall'esperienza. Con una nota più tagliente del solito, impietosa: nulla e nessuno si salva. (…) Tra gli attori da segnalare l'energia compressa in una vacuità devastante dei giovani in generale (…). Su tutti Ermanna Montanari, rattenuta nella voce, nei gesti, affilata nella crudele avarizia, un coltello che vuole incidere una ferita, almeno piccola, nella crudele, paurosa impaurita avidità che ci aspetta fuori dalla porta del teatro: dove chi paga la retta degli asili fa scioperi perché un ignoto benefattore ha colmato i debiti dei bambini più poveri che un'amministrazione voleva espellere per insolvenza».

          Massimo Marino, Controscene





 


Elfo Puccini / sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33 – Feriali 21.30, domenica ore 16.30 Durata 2 h – RIPOSO LUNEDÌ 24 e GIOVEDÌ 27 - Prezzi 30/15 euro - Informazioni e prenotazioni: 02.00660606   www.elfo.org biglietteria@elfo.org  
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