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Mercuzio festeggia dieci anni: 4 febbraio 2002-4 febbraio 2012, il primo blog italiano dedicato interamente al teatro e cinema, i teatri di Roma e di Milano.

NOTTI BIANCHE dei Teatri Possibili (recensione)

 

Teatro Litta

Compagnia Teatri Possibili


Notti Bianche

da Fëdor Dostoevskij



Bianca come solo bianca possiamo immaginarci una notte a San Pietroburgo, ricoperta da un tappeto luminoso di neve; tersa come solo tersa possiamo immaginare una notte battuta da un freddo vento nordico; puntellata di stelle come agli occhi dei sognatori deve apparire la magia del mondo che si rivela tra le intense pagine di Dostoevskij. Così è l’incantata scenografia che Francesca Marsella si immagina per questa trasposizione teatrale del celebre racconto di uno tra i più ammirati autori della letteratura russa.

Le stelle sono ovunque, ammiccanti lampadine che fanno da cornice a una stanza completamente bianca, dove prendono forma i sogni dei protagonisti, anch’essi ammantati di bianco e anch’essi luminosi come due stelle.

L’atmosfera è sì soffusa e impersonale, ma la storia è quella che i lettori conoscono, quella di due anime solitarie che s’incontrano e riconoscono iniziando una danza amorosa che li porterà quasi a decidere di passare tutta la vita insieme, se non fosse per il sogno di lei di incontrare un vecchio amore, speranza che alla fine si concretizza, e se non fosse per il destino di lui, che alla fine si riconferma nel suo ruolo di sognatore solitario.


L’esperta mano di Corrado D’Elia orchestra sensibilmente il lavoro dei due attori, Stefano Annoni e Désirée Giorgetti. La sua esperienza del palco si può riconoscere in particolare nell’attenzione data alle parole, alla ponderazione delle espressioni vocali e ritmiche, alle tempistiche.

Giunge allo spettatore, delicatamente ma incisivamente, il messaggio universale dell’autore, spogliato di ogni elemento geografico o storico. E così ognuno si può riconoscere o può ritrovare esperienze comuni di cui spesso avrà già sentito parlare. La solitudine, la speranza in un sogno che sembra irrealizzabile, compresa l’attesa di un personaggio fantastico, un deus ex machina, che non può non ricordare le istanze esistenzialiste di un Godot beckettiano. Il desiderio d’amare e di essere amati.


Quando però la scenografia e l’impianto drammaturgico prevedono un’essenzialità che rimanda ad un universo archetipico che non può ammettere tempeste emotive, se non interiorizzate e appena accennate, è necessario affidare all’interpretazione degli attori tutta la responsabilità di sostenere da soli la vasta gamma di esigenze del pubblico.

Seppure però per molti versi è piacevole vedere i due protagonisti giocare e vivere in genere le loro esperienze come se fossero bambini, con la stessa innocenza, con gli stessi entusiasmi e allegrie, questo gioco non si sposa bene con l’impianto tematico del lavoro.

La protagonista sembra una Nora di Casa di bambola che non giunge mai all’epifania sulla superficialità della propria vita; mentre il protagonista sembra quasi sull’orlo di un baratro che si può chiamare Peer Gynt, dall’omonimo dramma.

Perché in effetti una Nora e un Peer Gynt sarebbero stati i protagonisti perfetti.


Giudizio: **

(Alessandro Baito)








Compagnia Teatri Possibili


Notti Bianche

da Fëdor Dostoevskij
Regia di Corrado d'Elia
Assistente alla regia Luca Ligato

con Stefano Annoni e Dèsirèe Giorgetti

Scene Francesca Marsella
Costumi Stefania Di Martino
Luci Alessandro Tinelli
Foto di scena Angelo Redaelli

Dalle pagine immortali del grande scrittore russo, uno spettacolo intenso, poetico, dedicato a chi è ancora capace di sognare...

Con le parole di uno dei più celebri racconti giovanili di F. Dostoevskij raccontiamo come inizia e finisce una particolare storia d'amore.

Un impiegato, un "sognatore", durante una delle sue passeggiate notturne, incontra una donna, Nasten'ka. Lei vive quella che appare come la fine di un amore disperato.
Apre il suo cuore all'uomo che incontra in un dialogo che dura quattro notti, durante le quali gradualmente appare il sogno di una vita insieme.
I due, incontratisi casualmente, sembrano "riconoscersi".

Il sogno si spegne improvvisamente con il ritorno nella vita della donna del suo amante.

Corrado d'Elia fa rivivere il testo decontestualizzandolo. Immerge i protagonisti in uno spazio bianco, immacolato, in cui il tempo si sospende.
Il domani diventa l'attesa del sogno stesso.

La scenografia è delicata, magica, fatta di luci che trasformano i contorni del reale al di fuori del tempo.
Era una notte meravigliosa. Una di quelle notti che possono esistere solo quando siamo giovani. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che a guardarlo veniva da chiedersi....è mai possibile che vi sia sotto questo cielo gente così piena di collera e rabbia?"
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