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Mercuzio festeggia dieci anni: 4 febbraio 2002-4 febbraio 2012, il primo blog italiano dedicato interamente al teatro e cinema, i teatri di Roma e di Milano.

REAL MADRID ROMA 1-2 al Teatro dell'Angelo (recensione)

Il superfluo e la grandezza. Così  Giuseppe Manfridi, regista tra i più noti, seminali e trasversali del teatro italiano, ribattezza la Roma e il Real Madrid. Da una parte una squadra avara di grandi successi, dall’altra una blasonata, leggendaria, in cui tutto, dalla casacca allo stadio ha qualcosa di epico ed omerico. A farle incontrare il caso (delle urne). Ma questo caso, fa notare Manfridi, si trasforma in fato, in sfida e ossessione. Azzardato il paragone tra Achab e la balena? Probabilmente, ma è lo sguardo di un tifoso a parlare. Si, perché questo monologo, che dura quanto una partita di calcio, è prima di tutto l’omaggio di un tifoso alla propria passione e poi la declinazione del calcio come metafora del quotidiano, della caduta, della vendetta, della vittoria, dell’invidia. Manfridi si sposta tra l’alto e il basso, in un abbrivio ricercato, ma non sofisticato: quando l’umanità del tifoso sgretola il racconto si ride senza indugio. Il racconto appunto: Manfridi parte dalla sua personale esperienza, che si incastra con quella dell’undici settembre 2001, prima partita dello scontro tra il superfluo e la grandezza. Giorno fatidico per l’umanità. La prima parte è incandescente, alle prese con il caos globale, vediamo Manfridi alla ricerca disperata di un televisore per guardare l’esordio della Roma, in champion’s leauge. Basterebbe questo per costruire un ritratto cinico, mostruoso e perfettamente italiano. Se Woody Allen fa tutto per le donne, Manfridi lo fa per la Roma. E gli riesce benissimo tratteggiare questo personaggio, un po’ disgraziato, un po’eroico, alle prese con la propria passione. Un po’ meno gli riesce sviluppare il testo per un’ora e mezza. Senza perdersi necessariamente nell’aneddotica, né in tecnicismi , lo spettacolo si riavvolge un po’ su se stesso; lo spazio-teatro sembra stare un po’ stretto a questo flusso di coscienza, forse più adatto alla pagina stampata. L’incursione di un altro personaggio (interpretato per l’occasione da Claudio Boccaccini) oltre a rendere più palpabile la vita interiore di un tifoso e dimostrare che si può fare metateatro senza troppi fronzoli intellettualistici, è una boccata d’aria, un break necessario, che meglio prepara al gran finale.  In cui ci viene ricordato che spesso la bellezza, forse la più sublime, è proprio quella disinteressata, quella del superfluo. Se il Real Madrid è la rappresentazione della Grandezza, la Roma lo è di questa Bellezza, che si dà a priori, incautamente, sconsideratamente. Una bellezza che fa impazzire, e che fa dannare.

                                                            MARCO FAGNOCCHI  M.FAGNO@LIVE.IT

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