UN MATRIMONIO ALL'ITALIANA - recensione
Roberto D’Alessandro affronta temi attuali come l’immigrazione, ma con una nota comica come non si era mai vista. Uno spettacolo che mette in luce sia i pregiudizi contro le donne dei paesi dell’Est che i luoghi comuni di una famiglia del sud Italia.
Un salotto è stato trasferito sul palco del Teatro De’ Servi. Mobili decennali avvolti nel cellofan per non consumarli. Questa è la scenografia che Clara Surro ha pensato di allestire sul palcoscenico. Tutto per accentuare al meglio la taccagneria di Durante, interpretato da un bravissimo Roberto D’Alessandro. Una canzone degli anni ’30 di sottofondo. Si apre il sipario e sulla scena c’è un vero e proprio “processo” contro Durante. Il capofamiglia di un nucleo familiare Borghese che ribadisce in continuazione ai suoi parenti, «questa è casa mia e qui comando io», diventando quasi un tormentone che dopo la morte della “buon’anima di Lucia”, la sua amatissima moglie, decide di risposarsi affidandosi a un’agenzia matrimoniale. Pavla, messa in scena da una convincente Angelica Novac, una polacca biondo platino classe ’84 e quindi molto più giovane di Durante. Questa scelta non va giù a nessuno. A partire da Filomena, detta Mena, interpretata da una esilarante Sandra Caruso, la sorella “baffuta” di Durante che non tollera proprio la presenza della ragazza in casa. Giuseppe, detto Geppino, messo in scena da un divertente Andrea Carpiceci, l’unico figlio di Durante dalla parlata romanesca che già solo guardando la foto della ragazza esordisce dicendo, «questa è una gran figlia di Putin», gettando la sala in una risata generale, ma che non ci metterà molto a perdere la testa per la nuova “mamma”. E infine Ciro Cantalamessa, interpretato da un bravissimo Enzo Casertano, lo zio di Geppino e cognato di Durante. Un uomo dagli strani comportamenti ormai in pensione e calvo, che toglie e mette la parrucca in continuazione.
L’azione scenica ha inizio pochi mesi dopo il matrimonio. Un susseguirsi di botta e risposta fanno capire che alla fine quella più cristallina di tutti è proprio Pavla che almeno non stenta a far intendere che è lì solo per i soldi. Quando invece dentro casa, il taccagno Durante, deve guardarsi bene le spalle dai suoi parenti che vorrebbero rubargli tutti i suoi risparmi che tiene ben nascosti dal cellofan. Riusciranno i malcapitati parenti a trovarli?
Così tra un vestito da 6000 €, una bolletta troppo salata e un conto infinito in pescheria, Durante e la sua bizzarra famiglia affrontano in modo divertente e leggero il problema dell’immigrazione annesso a questi matrimoni all’italiana consumati per convenienza.
Uno spettacolo da non perdere ricco di colpi di scena e situazioni comiche.
(DEBORA BELMONTE)
“Un matrimonio all’italiana”. Scritto e diretto da Roberto D’Alessandro e con Sandra Caruso, Enzo Casertano, Angelica Novac e Andrea Carpiceci. Assistente alla regia Paolo Orlandelli e scene e costumi di Clara Surro. In scena dal 10 al 29 maggio al Teatro De’ Servi (Via del Mortaro, 22 – Roma).


